La Ternana Calcio è davvero esposta al rischio default? E quale impatto avrà sulle determinazioni dei soci, la holding FlaCla della famiglia Rizzo, la sentenza del Tar che ha annullato la determina del dirigente comunale Piero Giorgini con cui il Comune di Terni ha individuato il titolo abilitativo per il progetto di valorizzazione dello stadio ‘Libero Liberati’ e della connessa struttura sanitaria privata?
La parola decisiva potrebbe arrivare lunedì 13 aprile, quando nella sede della società rossoverde si terrà l’assemblea dei soci. La convocazione dell’organismo di governance da parte dell’amministratore unico Fabio Forti, infatti, è arrivata su iniziativa del professionista ternano, con un preavviso di 15 giorni, e in concomitanza con la decisione dell’avvocato Manlio Morcella di lasciare l’incarico professionale a patrocinio degli interessi della famiglia Rizzo.
All’ordine del giorno ci sarebbe proprio l’esame della situazione contingente e in divenire. In particolar modo, la verifica della continuità aziendale susseguente all’emersione di particolari situazioni di crisi che impongono decisioni strategiche che coinvolgono il futuro della società.

Ma cosa è cambiato per portare a un appuntamento così decisivo per le sorti della società?
Abbiamo cercato di raccontare ai nostri lettori come il bilancio 2024/25 della Ternana e il budget previsionale per quest’anno, inserito come evoluzione prevedibile della gestione dai passati amministratori e azionisti (i fratelli D’Alessandro), fosse fortemente connesso all’avveramento delle previsioni economico-finanziarie legate al progetto Stadio-Clinica.
In particolare, a maggio 2025 Ternana costituisce Stadium Spa, con capitale 6 milioni di euro. Per liberare quel capitale non versa cash, ma conferisce in natura il ramo d’azienda commerciale per la realizzazione del nuovo stadio a Terni. Il ramo comprende: progetto stadio, business plan, rapporti, iter amministrativo e tutto il complesso organizzato di beni e rapporti funzionali allo stadio. Il perito (dott. Vincenzo Loi) valuta il ramo 7 milioni e mezzo circa. In bilancio Ternana iscrive la partecipazione in Stadium per 3,9 milioni di euro e nello stesso tempo contabilizza una plusvalenza da conferimento per circa 7,5 milioni di euro, che finisce tra gli “altri proventi” e spinge l’utile d’esercizio a oltre 1,2 milioni di euro invece che in perdita pesante. Quindi nel 2024/25 Ternana ha “monetizzato a bilancio” il progetto stadio, non la clinica, usando il conferimento del ramo d’azienda in Stadium per generare quella plusvalenza straordinaria che trasforma un esercizio strutturalmente in perdita in un esercizio in utile.
Diverso il discorso per l’esercizio in corso. Nel 2025/26 la plusvalenza “nuova” che viene messa in conto è quella sul progetto clinica, non più sullo stadio. Gli amministratori, infatti, dicono esplicitamente che per l’esercizio futuro stimano un utile di “poco più di 6 milioni” grazie a tre fattori: taglio stipendi calciatori, plusvalenze da calciomercato estivo 2025 e soprattutto la plusvalenza “da cessione ad un nuovo investitore per circa 14 milioni del cosiddetto progetto clinica”. La struttura dell’operazione è diversa da quella fatta liberando il capitale di Stadium: qui non c’è un conferimento a nuova società, ma la cessione del ramo d’azienda clinica (area, progetto, autorizzazioni, business plan) a Unicusano, sulla base del preliminare del primo marzo 2025 e degli anticipi già incassati (1,989 milioni).

Quali sono le novità allora? Innanzitutto non sta procedendo la cessione del ramo d’azienda preventivata. I Rizzo, in estate, avrebbero voluto sostituirsi a Unicusano e avevano rilevato il preliminare di acquisto da regolare entro il 16 dicembre 2025, ma poi hanno deciso di soprassedere. Poche settimane fa hanno ripreso le trattative con i potenziali acquirenti, ma le negoziazioni sono a una fase di stallo.
Dall’entourage del sindaco Bandecchi filtra la determinazione dell’amministrazione comunale a non fermarsi nell’iter autorizzativo del progetto Stadio-Clinica, trovando una strada in linea con il dettato della sentenza del Tar dell’Umbria. Accanto alla volontà di riattivare il procedimento, anche attraverso un’intesa preventiva con la Regione sull’autorizzazione edilizia, Palazzo Spada intende chiamare il promotore del project financing - la Ternana Calcio - alle sue responsabilità verso l’ente.
Dagli azionisti della Ternana non trapelano informazioni circa la strategia (o la tattica di breve periodo) per risolvere la situazione entro la delicata assemblea dei soci, in cui i proprietari delle quote della società dovranno confrontarsi con l’amministratore da loro nominato.

Quali sono quindi gli scenari che si configurano? I soci approvano ulteriori apporti di capitale, finanziamenti soci o accordi con i creditori (anche se poco è stato fatto in maniera strutturale in questi sei mesi), e la società va avanti in continuità.
Si può ricorrere a uno strumento di salvataggio della società, come la composizione negoziata della crisi, un piano di ristrutturazione del debito o il concordato in continuità aziendale (l’unico consentito dalle norme federali perché prevede la prosecuzione dell’attività sportiva). Una strada, quella della composizione negoziata, che era stata tentata dalla precedente amministratrice Pucci e che è stata ritirata proprio dopo la sua “sfiducia”.
In via del tutto teorica, i soci potrebbero anche aprire uno scenario conflittuale con l’amministratore, respingendo le sue proposte, esigendo un nuovo piano, o chiedendo il suo ricambio. E’ ovvio che questa opzione aprirebbe a contenziosi anche di fronte agli organi giudiziari.
Infine, resta lo scenario peggiore, quello della liquidazione giudiziale da avviare presso il tribunale fallimentare per tutelare i diritti dei creditori.
La Ternana arriva a questo appuntamento con uno stato di tensione economica e finanziaria che è ormai deflagrato. Al 30 giugno scorso c'erano 14,8 milioni di debiti, 8,5 dei quali a breve, presumibilmente cresciuti quest'anno, quando i Rizzo hanno chiuso i riubinetti. Pignoramenti, azioni esecutive, decreti ingiuntivi stanno attanagliando da settimane la società, come riferiscono le cronache sportive. Se da un punto di vista patrimoniale, un eventuale accordo per la cessione del ramo d’azienda della clinica e la ripresa dell’iter autorizzativo per il progetto dello Stadio, metterebbero al sicuro le plusvalenze programmate dal rischio svalutazioni, dal lato della cassa la situazione andrebbe subito presa di petto. Accordandosi con i creditori, iniettando capitale e mettendo al sicuro la società. Se poi la Ternana non interessa più, si può scegliere la strada della cessione. Ma questo può avvenire solo dopo aver blindato la sopravvivenza del club.
La città si aspetta un chiarimento su quale strada intenda intraprendere la proprietà della società rossoverde, che ormai si vede in città solo per iniziative di carattere sociale. Un fattore meritorio, economiabile e impeccabile, che però si accompagna a una indeterminatezza e a un distacco dalla tifoseria e dalle istituzioni che si sono fatti preoccupanti.