Non si è raggiunto l'accordo tra Stadium Spa, la società veicolo di totale proprietà della Ternana Calcio, e l'Università Niccolò Cusano per l'acquisizione, da parte di quest'ultima, del “ramo d'azienda clinica” ricompreso tra gli asset sotto il controllo della società veicolo costituita dal club rossoverde come proponente del project financing per Stadio-Clinica.
Avevamo anticipato ieri sera che per la mattinata odierna era fissato il closing negli uffici dello studio Clericò di Terni. Ma le parti non hanno raggiunto l'accordo sul testo definitivo del contratto di compravendita. Secondo quanto è riuscito ad apprendere Tag24 Umbria, a dividere i legali della famiglia Rizzo da quelli dell'ateneo telematico, più che il corrispettivo previsto per chiudere l'operazione (i famosi 14 milioni di euro, 2 dei quali già versati dall'acquirente alla Ternana in estate, ndr), sono state le condizioni sospensive necessarie a “congelare” alcuni effetti del contratto fino a quando non si verifica un evento futuro e incerto da cui dipende l’equilibrio della transazione.
Ad annunciare la possibile conclusione della trattativa era stato proprio il sindaco di Terni e patron di Unicusano, Stefano Bandecchi, intervenuto in mattinata all'inaugurazione del Festival del giornalismo e dell'editoria emergente (Fege) al Palasì di Terni.

Il contratto preliminare tra Ternana (allora non era ancora stata costituita la Stadium) e Unicusano era stato sottoscritto a marzo 2025. La cessione del “ramo d'azienda clinica” (nonostante molti illustri osservatori continuino ad asserire che il piano economico-finanziario del progetto stadio-clinica si regga sul convenzionamento della struttura sanitaria, ndr) è il presupposto essenziale per l'equilibrio del PEF. Proprio il Piano Economico e Finanziario è stato infatti aggiornato nel 2025 e non è più quello uscito dalla Conferenza dei Servizi del 2022, oggetto anche dell'analisi da parte della recente sentenza del Tar dell'Umbria. L'equilibrio economico-finanziario dell'operazione, infatti, si sostiene sulla possibilità di concretizzare un plusvalore di 14 milioni di euro dalla vendita del progetto (indipendentemente dal suo futuro accreditamento al servizio sanitario regionale). L'efficacia di questa cessione da parte della Ternana era condizionata alla stipula della Convenzione per lo stadio, che non viene messo in discussione neppure dalla sentenza del Tar. Il ricavato di questa vendita viene versato in 10 rate annuali e costituisce di fatto il “core” del capitale proprio di Stadium, permettendo di ridurre drasticamente il debito necessario (circa 27 milioni) e di rendere il progetto bancabile.

Abbiamo spiegato ieri come l'avverarsi della cessione del ramo d'azienda da parte della Ternana sia indispensabile per garantire la tenuta del bilancio della società rossoverde. Da un lato consentirebbe di non svalutare il capitale di 6 milioni di euro di Stadium e, dall'altro, farebbe avverare una plusvalenza da cessione ad un nuovo investitore per circa euro 14 milioni del “progetto clinica” capace di sostenere l'equilibrio contabile della società di via della Bardesca.
Bandecchi e l'Università Niccolò Cusano, all'ingresso dei Rizzo in Ternana, avevano dato disponibilità di cedere il preliminare di acquisto al gruppo sanitario romano. Ma a dicembre 2025 la cessione non si era concretizzata e l'ateneo telematico era tornato pienamente titolare del preliminare di acquisto, che oggi vorrebbe concretizzare. Ciò darebbe anche una decisiva boccata d'ossigeno patrimoniale alle esangui casse del club. In una fase in cui la tensione finanziaria sta producendo effetti paradossali: dal pressing dei fornitori e dei creditori alla difficoltà di pagare persino le bollette, dalle mancate manutenzioni allo stadio (con tanto di giocatori costretti a farsi la doccia a casa) fino agli aspetti più gravi come il mancato pagamento dei dipendenti non tesserati, che sarebbero ormai pronti a chiedere il sostegno delle istituzioni per far emergere una situazione ormai insostenibile.
Insomma, guardando il bicchiere mezzo pieno, si sarebbe riaperto un canale di dialogo - seppure teso e tutto da consolidare - tra Stefano Bandecchi e gli azionisti della Ternana. Ma rovesciando la situazione, le distanze maturate nella trattativa dell'ufficio notarile in corso Tacito, fanno temere che questo fragile equilibrio possa spezzarsi da un momento all'altro per l'inconciliabilità delle rispettive aspettative.
Intanto, stavolta in veste di sindaco di Terni, Stefano Bandecchi è passato al contrattacco dopo la recente sentenza del tribunale amministrativo, respingendo fermamente l'ipotesi di una bocciatura definitiva del progetto per il nuovo stadio e la clinica. Il primo cittadino si è rivolto direttamente alla presidente della Regione per chiarire il suo punto di vista sulla portata del pronunciamento dei giudici amministrativi: “La Proietti deve leggere meglio questa sentenza che dice, tanto per cominciare, che la conferenza dei servizi resta valida, è valida ed è inannullabile”.
Secondo l'interpretazione dell'amministrazione comunale, i giudici non hanno affatto respinto l'iter, ma hanno semplicemente riferito il giudizio a una interpretazione dei fatti “storici” e non di merito, basandosi su dati relativi all'architettura del progetto uscito dalla Conferenza dei Servizi del 2022.
“Il Tar secondo noi - dice Bandecchi - ha congelato una situazione contraddittoria dicendo agli enti coinvolti: vedete voi come risolvere”, ha incalzato Bandecchi, ribadendo la correttezza del lavoro finora svolto dagli uffici. “Io non ho mai visto finire e nessuno ha mai visto finire una conferenza di servizi con un fraintendimento e una doppia conclusione”, ha puntualizzato con forza, ricordando che la procedura si è “chiusa in maniera positiva”.
Il nodo centrale della controversia risiede, dunque, nelle modalità per rilasciare il permesso a costruire, che non ha tenuto conto della necessità di ottenere le preventive autorizzazioni sanitarie da parte della Regione.
“Il Tar si è limitato alla fotografia dell'epoca analizzando la conferenza dei servizi e ha detto non c'erano i posti letto”, ha spiegato Bandecchi. “Se il tribunale fosse entrato nel merito, avrebbe registrato che nel 2023 i posti letto sono arrivati grazie alle delibere della giunta precedente. Se c'è da fare l'autorizzazione alla costruzione in maniera diversa, la faremo in maniera diversa. Non vedo drammi, anzi molte possibilità”.
Forte di questa argomentazione, il primo cittadino annuncia un'immediata offensiva su un doppio binario istituzionale e legale per sbloccare definitivamente l'opera. Sul fronte amministrativo preannuncia un atto formale e perentorio: “Oggi faremo partire già una lettera che dice alla Regione: attenzione ci sono 120 posti letto, teneteli fermi perché sono destinati alla clinica di Terni”. Sul fronte giudiziario la promessa di non arrendersi è altrettanto netta: “Faremo sicuramente ricorso al Consiglio di Stato nei tempi opportuni e intanto apriremo un dibattito con la Regione”, confermando la volontà di procedere a tutti i costi.
Anche in questo caso avevamo spiegato ieri le possibili vie di uscita. Quando ci sarà un proponente pienamente titolato a proporre la costruzione della clinica e il Comune riceverà l'istanza per ottenere il permesso a costruire, allora Palazzo Spada si rivolgerà alla Regione per ottenere il via libera al rilascio dei titoli abilitativi in base alla programmazione regionale del 2023. Altra strada è quella di richiedere una riapertura della Conferenza dei servizi, integrando le novità emerse dal 2022 a oggi. A cominciare da un PEF che non si regge più sull'accreditamento “prenotato” prima ancora della costruzione, ma sulla cessione del ramo d'azienda clinica e sugli altri flussi come naming rights, parcheggi a pagamento, sub-concessione alla Ternana e affitto di aree commerciali e ristorazione.