25 Mar, 2026 - 23:00

Stadio-Clinica a Terni: dalla tempesta perfetta della sentenza del TAR a una possibile via d'uscita

Stadio-Clinica a Terni: dalla tempesta perfetta della sentenza del TAR a una possibile via d'uscita

Giorni di riunioni e di ricerca di soluzioni. Giorni di abboccamenti e di toni che si aggiustano. Giorni di reazioni e di analisi delle conseguenze. Dopo la sentenza del TAR su Stadio-Clinica a Terni, con l'annullamento della “determina Giorgini” che dava il via libera alla costruzione della struttura sanitaria e alla riqualificazione dello stadio Liberati, proprio le conseguenze delle decisioni dei giudici amministrativi stanno creando dubbi, allarmi, analisi legali.

Il Comune ha fatto sapere - per bocca del sindaco Bandecchi e dell'assessore Anibaldi - di voler valutare il ricorso al Consiglio di Stato. E' chiaro, però, che la media nazionale per arrivare a un giudizio definitivo è di 12-18 mesi. Ma la strategia legale potrebbe passare anche per la richiesta di un rimedio cautelare alla suprema corte amministrativa, per cercare di ottenere una sospensione della sentenza in attesa del giudizio di merito. Tutte questioni che sono in mano ai legali e che sono oggetto di analisi. Come pure nelle stanze di Palazzo Spada - ma anche di Palazzo Donini a Perugia - si stanno verificando puntualmente i contenuti della sentenza redatta dall'estensore, la giudice Floriana Venera di Mauro, e sottoscritta dal presidente del TAR Umbria Pierfrancesco Ungari.

La febbrile ricerca di una exit strategy: la possibilità di aprire un nuovo procedimento autorizzativo

Semplificando al massimo, la sentenza dice due cose principali: “la clinica non è stata autorizzata in conferenza di servizi” e “il Comune non può sostituirsi alla Regione nella verifica di compatibilità sanitaria”.

La possibile exit strategy (che i legali stanno valutando) sarebbe quella di trovare una strada alternativa. Una possibile apertura sarebbe stata trovata al punto 15.3.2 della sentenza. Invece di continuare a forzare l'esito della conferenza decisoria del 2022, Comune e proponente (il proprietario del “ramo d'azienda clinica”) aprono un nuovo procedimento autorizzativo ordinario solo sulla clinica, usando il Regolamento regionale 9/2023. Si tratta della norma della Regione Umbria che disciplina come si autorizzano e si controllano le strutture e le attività sanitarie e sociosanitarie private (cliniche, case di cura, ecc.). Il Comune, ricevuta la richiesta di costruire una nuova clinica, si rivolge alla Regione per la “verifica di compatibilità del progetto con la programmazione regionale” che la sentenza indica come passaggio obbligato per autorizzare una struttura sanitaria.

Se la Regione, alla luce anche della “delibera Tesei” del 2023 sugli 80 posti letto privati a Terni, valuta che la clinica rientra nei fabbisogni, dà il via libera di compatibilità e il Comune può rilasciare l’autorizzazione alla costruzione. Se la Regione dice no, il diniego deve essere motivato sulla programmazione e non in uno scontro di competenze. In questo modo ciascun ente torna nel proprio ruolo, si rispetta la sentenza e si chiede alla Regione di pronunciarsi apertamente sulla domanda politica di fondo: se e come una clinica privata di quel tipo serve davvero al sistema sanitario umbro.

Il precedente della “Domus Gratiae” assentita anche senza programmazione regionale

Dopo la Regione anche il TAR boccia la clinica privata da 82 posti letto a Terni

C'è un precedente di questo percorso. A ricordarlo è stato nei giorni scorsi l'ex assessore regionale Fabio Paparelli, vicepresidente della giunta regionale con Catiuscia Marini. Si tratta di quello intrapreso e chiuso con un'autorizzazione (poi revocata nel 2023) dalla CIDAT di Terni di Maurizio Gambino, che intendeva realizzare una casa di cura-clinica privata da 82 posti a Terni (in assenza di una specifica destinazione o programmazione), nel complesso della Domus Gratiae.

Il progetto completò l'iter autorizzativo nel 2016, e fu poi riconfermato ai sensi del regolamento regionale del 2017. CIDAT, che avrebbe investito circa 20 milioni in dieci anni sulla struttura, sosteneva di aver fermato la costruzione a causa del COVID e aveva ripreso l'iter per le autorizzazioni comunali nel periodo successivo alla pandemia. Poi nel 2023 era arrivato il nuovo Regolamento regionale, secondo il quale i lavori per la realizzazione degli 80 posti letto sarebbero dovuti partire entro due anni dalla concessione dell’autorizzazione, facendo così decadere l'assenso per la struttura. Proprio il TAR dell'Umbria, al quale l'imprenditore ternano si era rivolto, aveva rigettato il ricorso contro la Regione, dando ragione alla Direzione Sanità e Welfare di Palazzo Donini.

Proietti: “La Regione non ha cancellato gli 80 posti previsti in programmazione”

La Regione ha portato a casa la conferma della sua interpretazione dell'esito della Conferenza dei Servizi del 2022“la clinica non ha avuto assenso alla sua realizzazione” e il progetto è stato approvato solo a condizione che fosse modificato espungendo la struttura sanitaria. E inoltre i giudici amministrativi hanno riconfermato che la verifica di compatibilità con la programmazione sanitaria è competenza esclusiva della Regione, e che il Comune non può in nessun caso sostituirvisi.

Intervenendo all'inaugurazione del reparto di ortopedia, la presidente Stefania Proietti ha ribadito di aver chiesto più volte al Comune di ritirare la determina poi annullata dal TAR“Avremmo potuto procedere con un iter che non avesse vulnus amministrativi” - ha spiegato - “tendiamo la mano al Comune di Terni: non abbiamo cancellato gli 80 posti in programmazione”.

Insomma, leggendo tra le righe, l'exit strategy potrebbe essere fattibile. Anche perché con lucidità e toni pacati, la presidente Stefania Proietti ha però fatto notare che i toni entusiastici utilizzati da alcuni esponenti o da alcuni partiti della sua coalizione, sono fuori luogo. Non ci sono “vincitori o vinti” - ha detto - “ma c'è solo da prendere atto degli errori amministrativi compiuti”.

La Ternana alle prese con problemi vecchi e nuovi e la trattativa per la cessione della clinica

La Ternana Calcio si trova di fronte alla tempesta perfetta, come dicevamo. In un solo momento quello che era stato il presupposto per l'arrivo in via della Bardesca della famiglia Rizzo, vale a dire la possibilità di unire la perla della clinica di Terni alla collana di strutture sanitarie del Gruppo Nuova Villa Claudia, è venuto meno. Ma non è il solo problema per il club rossoverde.

La società di scopo Stadium, alimentata patrimonialmente grazie alla valorizzazione del progetto e dei titoli autorizzativi di Stadio-Clinica, se le cose non cambieranno imporrà una maxi-svalutazione del valore della partecipazione. Il capitale sociale di 6 milioni, potrebbe valere zero in futuro (l'eventuale svalutazione maturerà in occasione del bilancio 2025-26), con pesanti ripercussioni patrimoniali sul club calcistico.

A questo si unisce l'incerto destino della programmata “rilevazione della plusvalenza da cessione per circa euro 14 milioni del cosiddetto progetto clinica”. Si tratta del valore - di cui avevamo scritto già a novembre 2025 sulla base del budget di previsione contenuto nel precedente bilancio di esercizio - che Stadium Spa dovrebbe introitare vendendo a un investitore il progetto e i titoli autorizzativi della struttura sanitaria. Ad impegnarsi ad acquisirla con la sottoscrizione di un contratto preliminare era stata l'Università Nicolò Cusano con Ternana Women, che aveva anticipato in estate circa 2 milioni alla società rossoverde a titolo di anticipazione e caparra. Successivamente all'ingresso in campo dei Rizzo, però, l'università privata e Stefano Bandecchi in veste di imprenditore avevano fatto un passo indietro, mettendo a disposizione del gruppo sanitario la possibilità di subentrare nel contratto di acquisizione. L'operazione - che si sarebbe dovuta concludere a dicembre scorso - non è però andata in porto e ora proprio l'ateneo privato sarebbe sul punto di acquisire il ramo d'azienda sanitario dalla Stadium. Per giovedì 26 marzo era stato pre-allertato un prestigioso studio notarile ternano per la sottoscrizione del closing (seppure subordinato all'averamento di determinate condizioni risolutive), ma le interlocuzioni tra le parti sono ancora in corso e l'appuntamento è in dubbio.

Sono in corso verifiche legali anche sulla convenzione per l'utilizzo dello stadio Liberati approvata dal consiglio comunale e sottoscritta in estate dal Comune e dal direttore generale Mangiarano per la società rossoverde. Lo stadio Liberati - che avrebbe dovuto essere riqualificato per stralci fino alla costruzione del nuovo impianto da 18mila posti che doveva essere finanziato dai proventi derivanti dalla cessione del ramo d'azienda della clinica e dal ricorso alla leva finanziaria - perderà la certificazione di agibilità statica nel settembre 2026. E quindi occorrerà velocemente correre ai ripari affidando un incarico a uno specialista che rinnovi l'attestazione.

La situazione di tensione finanziaria del club rossoverde e la scadenza del 16 aprile

Infine, c'è la questione dell'esposizione debitoria della società, che nel prossimo bilancio potrebbe in parte essere compensata proprio dalla plusvalenza derivante dalla cessione della clinica. Questo, però, presuppone che l'operazione vada in porto e che sia riportato sui binari della normalità (perlomeno sul piano del business) il rapporto tra i Rizzo e il gruppo di Stefano Bandecchi. Un rapporto logorato da mesi di tensioni, da un progressivo distacco e da una freddezza reciproca che si è fatta diffidenza. L'amministratore unico Fabio Forti, che ha incontrato anche alcuni imprenditori ternani ai quali è probabilmente stato chiesto un aiuto e un supporto economico, ha sostenuto in Prefettura - in occasione dell'incontro sugli steward - che la società potesse operare nel presupposto della continuità aziendale. Elemento confermato anche dal ritiro della procedura di composizione negoziata della crisi che era stata avviata dalla precedente amministratrice Tiziana Pucci. E' chiaro però che la tensione finanziaria del club, atteso il prossimo 16 aprile da una nuova scadenza federale legata a emolumenti dei calciatori, contributi previdenziali e obblighi verso la Lega di C, sia ormai divenuta problematica da gestire.

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Federico Zacaglioni
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