A Terni uno scontro istituzionale senza precedenti scuote il confronto sulla fabbrica in crisi. Da Palazzo Spada partono accuse che atterrano sul tavolo della Regione. La replica di Perugia è netta, dura, e passa per gli avvocati.
La risposta, infatti, arriva a poche ore di distanza, ed è una replica di carattere legale. L’assessore regionale allo Sviluppo economico, Francesco De Rebotti, prende carta e penna e dirama un comunicato che è un vero e proprio atto d’accusa. Non si limita a smentire. Usa parole forti, definitive. Definisce le dichiarazioni di Bandecchi “fantomatiche e calunniose”. E annuncia di aver già dato “mandato ai propri legali di adottare ogni azione possibile a tutela della mia persona e del mio operato”.
È la misura di quanto il confronto, già teso per le sorti dei lavoratori, si sia inabissato in un territorio di conflitto personale e giudiziario. Il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, infatti, non aveva usato mezzi termini nel Consiglio comunale: la Regione Umbria, secondo lui, avrebbe “ostacolato con comportamenti e prese di posizione ambigue, dovute ad anti-sionismo” il rilancio della Moplefan. Ma non solo. La sua picconata, nell’Aula cittadina, era andata oltre la gestione della vertenza. Attribuendo all’assessorato allo Sviluppo economico posizioni e responsabilità sulla diffusione di dubbi circa la provenienza dei fondi per gli investimenti.

La controffensiva dell’esponente della Giunta regionale non si fa attendere. Francesco De Rebotti liquida l’intera vicenda come “l’ultimo atto di una commedia che sta degenerando”, definendo “penoso” quanto accaduto. Nel suo comunicato ufficiale, l’assessore lega la condotta del sindaco a un “imbarbarimento civile e politico” che, a suo dire, "danneggia la città di Terni e la sua tradizione di rispetto delle istituzioni e delle rispettive prerogative".
“Lo stratagemma di attribuire ad altri, in forme in questo caso violente e calunniose, responsabilità complesse, è pratica vecchia e solo propagandistica”, scrive De Rebotti, rigettando qualsiasi addebito. La sua difesa si basa sull’affermazione di un operato “svolto sempre in assoluta trasparenza, di concerto con tutte le istituzioni e le rappresentanze sindacali”. Il cuore della replica, però, è nell’annuncio dell’azione legale. Un passaggio che segna un prima e un dopo nello scontro, spostando il conflitto dalle aule politiche a quelle dei tribunali.
Mentre gli avvocati si preparano a lavorare, la Regione Umbria cerca di riportare l’attenzione sul merito della crisi aziendale, ribadendo il suo “forte impegno a collaborare con la proprietà e con gli altri livelli istituzionali per garantire un futuro alla Moplefan e ai suoi addetti”. Un tentativo di normalizzazione che suona, però, come un lontano eco di fronte al boato dello scontro appena apertosi. Il futuro dei lavoratori resta in bilico, mentre quello del dialogo istituzionale sembra, almeno per ora, definitivamente compromesso.

Secondo la nota della Regione, il punto di non ritorno era stato superato durante il dibattito in Consiglio comunale a Terni. Bandecchi, nel ricostruire le intricate vicende che riguardano la Moplefan – storica azienda del polo chimico ternano – aveva puntato il dito contro Palazzo Donini.
Il quadro che aveva dipinto è quello di un’istituzione non solo assente nel sostenere adeguatamente l’azienda, ma addirittura di intralcio. Secondo il primo cittadino, atteggiamenti ambigui da Perugia avrebbero minato il percorso di rilancio, creando ulteriori difficoltà in una situazione già complessa per i dipendenti e allontanando Invitalia dalla possiilità di garantire i finanziamenti per il rilancio produttivo del sito ternano della Moplefan.
L'azienda appartiene al manager polacco Michael Yankovski, titolare della Visopack, che dopo un investimento iniziale di 12 milioni di euro, ha incontrato difficoltà di mercato e di attuazione dei piani industriali. Bandecchi ha sostenuto in consiglio comunale che dalla Regione siano state diffuse insinuazioni sulla legittimità dei capitali investiti per far ripartire la produzione. Accuse che la Regione e l'assessore De Rebotti rigettano, tanto da minaciare il ricorso alle vie legali.
Nel frattempo la proprietà dell'azienda ha presentato una domanda di accesso alla procedura di composizione negoziata della crisi d'impresa, per tutelare il proprio patrimonio e attivare le misure di protezione degli attivi, scongiurando il rischio di pignoramenti.