19 Jan, 2026 - 12:20

Crisi Moplefan a Terni, Bandecchi choc contro la Regione: "Vanno contro l'imprenditore perché ebreo"

Crisi Moplefan a Terni, Bandecchi choc contro la Regione: "Vanno contro l'imprenditore perché ebreo"

Un atto unanime del Consiglio comunale di Terni per la difesa dei livelli occupazionali e il salvataggio della Moplefan. Ma anche un durissimo atto di accusa del sindaco Stefano Bandecchi contro la Regione Umbria e l’assessore allo Sviluppo economico Francesco De Rebotti, chiamati in causa per l’atteggiamento che Palazzo Donini avrebbe tenuto nei tavoli ministeriali nei confronti di Michael Yanovsky, proprietario del gruppo polacco Visopack, che controlla l’azienda ternana.

Nel suo intervento in aula, il primo cittadino ha accusato la Regione e l’assessore di aver assunto un atteggiamento definito “anti-sionista” nei confronti dell'imprenditore di soluzioni legate a capitali israeliani, e di aver diffuso dubbi sulla provenienza dei fondi - circa 12 milioni di euro - utilizzati per il riavvio degli impianti. Accuse pesanti, pronunciate nel corso di un dibattito che avrebbe dovuto concentrarsi esclusivamente sulla tenuta occupazionale del sito industriale.

L’intervento di Bandecchi è stato preceduto dalla distribuzione ai consiglieri comunali di una convenzione tra UniCusano e la stessa Moplefan, relativa a stage formativi e corsi universitari da svolgere negli spazi aziendali. L’accordo, del valore di 150 mila euro, secondo quanto riferito dal sindaco, sarebbe servito a coprire il pagamento di stipendi e tredicesime dei lavoratori rimasti in forza.

Dalla crisi industriale al j’accuse contro Palazzo Donini: le parole del sindaco contro la Regione

La crisi della Moplefan si è così trasformata apertamente in un conflitto istituzionale. Al centro della bufera esplosa in aula, lo stesso Stefano Bandecchi, intervenuto durante la discussione di un atto di indirizzo presentato dal Partito Democratico sulla vertenza dell’azienda chimica.

La replica del sindaco non ha avuto i toni del resoconto amministrativo, ma quelli di una requisitoria articolata. Bandecchi ha sostenuto di essere stato testimone diretto di affermazioni rivolte dall’assessore De Rebotti contro il proprietario della Visopack nel corso di incontri istituzionali, anche alla presenza del Ministero.

“Ha detto con chiarezza più volte, davanti a tutti, anche davanti al Ministero, che i soldi arrivati a Terni, oltre 12 milioni di euro, sono di dubbia provenienza, adombrando la possibilità che si possa trattare di investimenti estranei ai circuiti legali”, ha affermato il sindaco.

Un’insinuazione che Bandecchi ha definito priva di qualsiasi riscontro ufficiale, “mai indicata da nessun istituto bancario, mai dalla Banca d’Italia”, ma che avrebbe prodotto effetti immediati e concreti. “Ha fatto partire un meccanismo talmente perverso che la finanziaria di Stato, inizialmente pronta a supportare il finanziamento, alla fine si è ritirata”, ha aggiunto, sostenendo che il clima di sfiducia avrebbe compromesso il percorso di salvataggio.

Il nodo del presunto pregiudizio e il ruolo dell’Università Cusano nel tampone finanziario

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Secondo il sindaco, alla base di questo atteggiamento ci sarebbe un pregiudizio ideologico. “Dietro questo atteggiamento c’è un pregiudizio anti-sionista, ha attaccato Bandecchi. “L’investimento fatto da un ebreo dell’Est Europa gli manda il sangue agli occhi. La Regione Umbria ha evidentemente piacere che la Moplefan chiuda”, ha proseguito, sostenendo di poter dimostrare tali affermazioni attraverso documenti relativi alle trattative.

Per fronteggiare l’emergenza sociale, il sindaco ha rivendicato un intervento diretto, anche sul piano finanziario, attraverso l’Università Cusano, di cui è amministratore. La convenzione illustrata in aula, ha spiegato, avrebbe consentito di mettere a disposizione 150 mila euro per garantire due mesi di retribuzioni ai lavoratori, in attesa di una soluzione strutturale alla crisi. Il sindaco ha concluso la sua invettiva con la richiesta di dimissioni per l'assessore regionale allo sviluppo economico, accusato di essere di ostacolo alla soluzione della crisi Moplefan.

L’unanimità del Consiglio comunale: un atto di indirizzo che diventa piano operativo vincolante

Accanto allo scontro politico, il Consiglio comunale di Terni ha però trovato una convergenza unanime sull’atto di indirizzo che impegna il sindaco e l’amministrazione a una serie di azioni puntuali. Il documento, presentato dal Partito Democratico, non si limita a una presa di posizione simbolica, ma delinea un percorso operativo stringente.

Il testo parte da una ricostruzione dettagliata della situazione: la richiesta di composizione negoziata presentata il 13 gennaio, il mancato pagamento delle mensilità di dicembre e della tredicesima a 110 lavoratori, il rischio concreto di blocco della cassa integrazione a seguito delle richieste di chiarimento avanzate dal Ministero del Lavoro.

Di fronte a questo quadro, l’assemblea cittadina ha stabilito che il Comune debba assumere un ruolo attivo di coordinamento. Gli impegni previsti spaziano dalla garanzia immediata degli ammortizzatori sociali al sollecito pagamento degli arretrati, dalla convocazione di un tavolo di crisi con Regione, sindacati e azienda, fino a una rendicontazione pubblica e costante sull’evoluzione della vertenza. Una roadmap istituzionale che, al di là delle polemiche, tenta di riportare la crisi Moplefan dentro un perimetro di responsabilità condivise e verificabili.

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Federico Zacaglioni
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