Un silenzio carico di attesa, rotto solo dalle voci dei delegati, accoglie le segreterie sindacali entrate nello stabilimento. Al polo chimico di Terni, c'è l'assemblea convocata da Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil con tutte le lavoratrici e i lavoratori della Moplefan ha il sapore di un ultimatum. Sulla cattedra, non ci sono prospettive di rilancio, ma l'amara conta dei ritardi: gli stipendi di dicembre non pagati, la tredicesima bloccata, e una nuova, gelida doccia arrivata dal Ministero del Lavoro che minaccia di congelare anche la cassa integrazione. Stefano Ribelli, Simone Sassone e Doriana Gramaccioni, a nome dei tre sindacati, non trattano più la crisi come un'emergenza amministrativa, ma come un conflitto sociale. Il loro messaggio, netto, risuona per l'aula: “Il tempo delle attese e della fiducia senza seguito ormai è scaduto”.

La rabbia che serpeggia tra i banchi dell'assemblea ha due indirizzi precisi. Il primo è l'azienda, che non ha ancora corrisposto la mensilità di dicembre e la tredicesima, nonostante gli solleciti sindacali. Una mancanza che tocca direttamente la vita delle famiglie e che, da sola, basterebbe a decretare lo stato d'allerta.
Il secondo fronte, più insidioso, è quello istituzionale. Giovedì 15 gennaio, il Ministero del Lavoro ha inviato una richiesta di chiarimenti sulla vecchia procedura di cassa integrazione in vigore da novembre 2023. Una mossa tecnico-burocratica che, nella realtà concreta, rischia di bloccare tutto. “Questo inevitabilmente rallenta e potrebbe compromettere l’approvazione della proroga dell’ammortizzatore sociale a partire dal 1° dicembre 2025”, spiegano i sindacati nel comunicato congiunto. Il rischio è di lasciare il personale in un limbo senza reddito, sospeso tra le difficoltà aziendali e una macchina statale che, invece di sbloccare le situazioni, le intrappola.
A completare un quadro già fosco, c'è la comunicazione della stessa Moplefan del 13 gennaio, che ha informato i sindacati della richiesta di accesso alla procedura di composizione negoziata, ulteriore segnale di una crisi profonda che cerca una via d'uscita legale. Ma per chi aspetta la paga, le procedure non bastano.
Il tono dei leader sindacali è di una chiarezza disarmante, perché racconta una storia di promesse non mantenute. Stefano Ribelli (Filctem Cgil), Simone Sassone (Femca Cisl) e Doriana Gramaccioni (Uiltec Uil) ricostruiscono le ultime trattative, dove l'appello delle parti era alla pazienza. “Nell'ultimo incontro al Ministero, mentre noi continuavamo a sottolineare l’acuirsi delle difficoltà per le Lavoratrici e i Lavoratori e la criticità della tenuta aziendale, ci era stato chiesto di 'avere fiducia nel progetto'”, ricordano. Quella stessa fiducia oggi sembra tradita. “Adesso quel progetto sta crollando e a pagare sono le lavoratrici ed i lavoratori”, dichiarano, trasformando la preoccupazione in un atto di accusa.
La parola che scandisce il documento e l'assemblea è una, scritta in maiuscolo: “Certezze”. Non è una richiesta, ma un grido d'allarme. Non si tratta più di gestire una crisi, ma di evitare il collasso del reddito di decine di famiglie in una delle realtà industriali storiche di Terni.
L'assemblea al polo chimico non è stata solo un momento di confronto, ma il lancio di una strategia di pressione con tempi serratissimi. I sindacati chiariscono che non intendono attendere passivamente il prossimo tavolo tecnico, fissato per il 28 gennaio. Quella data, ora, sembra lontanissima.
L'appello è quindi un atto politico preciso. Le segretarie e i segretari di Filctem, Femca e Uiltec, insieme alla platea dei lavoratori, chiedono “alle Istituzioni locali” di attivarsi “congiuntamente al MIMIT e al Ministero del Lavoro”. Gli obiettivi sono due e inderogabili: sbloccare immediatamente gli ammortizzatori sociali per garantire un reddito, e avviare un confronto urgente per trovare “una soluzione alla situazione industriale” della Moplefan.
“Non aspetteremo inerti il tavolo del 28 gennaio”, avvertono. “Chiediamo pertanto una assunzione di responsabilità ad azienda, ministero ed istituzioni locali e faremo di tutto per tutelare le Lavoratrici e i Lavoratori per il futuro della Moplefan!”. È la chiusura del comunicato, ma suona come un preavviso di mobilitazione. Il polo chimico di Terni si prepara a giornate di tensione elevata, dove la vertenza si giocherà non solo sui numeri di un bilancio, ma sulla capacità delle istituzioni di intervenire prima che l'incertezza economica si trasformi in disperazione sociale.