Stefano Bandecchi non c‘era questa mattina al solenne pontificale per la celebrazione di San Valentino. La sua è una domenica di lavoro, riflessione e colloqui politici per la formazione della sua giunta bis, dopo l'azzeramento del governo di Palazzo Spada deciso a sorpresa.
Il dovere civile di presenziare ai festeggiamenti del Patrono di Terni e degli innamorati lo ha compiuto ieri, 14 febbraio. Prima ha preso parte alla messa nella basilica valentiniana sul colle a sud di Terni, poi - senza clamore o annunci particolari - ha celebrato un matrimonio pieno di significati all'interno di un reparto dell'Azienda ospedaliera Santa Maria. Il suo primo da quando riveste la carica di sindaco, ma anche il più denso di elementi valoriali e di contenuti di amore universale.
A rappresentare l'amministrazione comunale, che non ha ancora una giunta nominata col decreto – anche se i nomi sono stati scelti -, e non ha più il vecchio esecutivo in carica, azzerato dalla decisione del sindaco Bandecchi di ritirare le deleghe, è stata la presidente del consiglio comunale Sara Francescangeli. Con la fascia tricolore a tracolla, l'esponente di Alternativa Popolare aveva accompagnato il sindaco anche alla messa di San valentino, e oggi ha fatto gli onori di casa alla presidente della Regione Stefania Proietti, scesa per la seconda volta consecutiva a Terni. Con loro anche il prefetto Antonietta Orlando, il vicepresidente della Provincia Francesco Ferranti (altro personaggio chiave di questa crisi), i consiglieri regionali ternani Filipponi, Proietti, Pace e Agabiti Urbani e altri rappresentanti delle istituzioni.
Qualcuno ha coniato per Francescangeli il soprannome di "eminenza rosa", perché in questi giorni è stata vicina a Bandecchi nel momento delle analisi e delle consultazioni seguite all'apertura di una crisi lampo. Al di là del peso specifico politico di alcuni protagonisti nella vicenda, il sindaco di Terni – secondo le ricostruzioni comuni alle varie "correnti" del suo gruppo consiliare – ha deciso in autonomia ogni passaggio di questa delicata fase politica. E non potrebbe essere altrimenti per un leader che ha dato un'impronta personale e carismatica alla sua esperienza politica. Anche fuori dalla basilica di San Valentino lo ha ripetuto più volte ai cronisti: "Chi si aspetta un rituale stantìo e tipico della vecchia politica, un allargamento della giunta ad altri partiti e ad altre formazioni per allargare con le poltrone la base del consenso, non ha capito come opera Stefano Bandecchi".

Il suo, come abbiamo anticipato venerdì sera, sarà un monocolore di Alternativa Popolare, costruito con personalità e professionisti che escono dalla galassia delle sue 4 liste, con un approccio fiduciario e una riduzione della composizione dell'esecutivo. Una giunta che nel suo disegno (lo ha spiegato ripetutamente) che si occupi di coordinare la macchina amministrativa con piglio e leadership, per dare una svolta al programma di governo e fare di più nell'ultima fase del mandato. Per questo non ha toccato il gruppo consiliare, al quale ha dato la responsabilità di esprimersi domani, in una riunione di maggioranza in Provincia, in un faccia a faccia senza infingimenti e posizioni tattiche o interessate.
Da quanto trapela, Bandecchi ha voltato decisamente pagina. Non è più disposto a logoranti frizioni interne, né a guerre di posizionamento per conquistare le luci della ribalta accanto a lui. Per questo ha spiegato ai consiglieri di maggioranza che l'alternativa a questa nuova condizione è solo quella della fine anticipata della consiliatura e del ritorno alle urne. Ma la voce degli eletti, i consigli per aggiustamenti, il gradimento sui nomi proposti e qualche consiglio alternativo, saranno ascoltati. Chi conosce Bandecchi, però, si aspetta solo critiche costruttive e proposte operative. Non certo guerre sotterranee di logoramento o discussioni sterili, Lui confida che i consiglieri capiranno che non è stato possibile pescare dal gruppo consiliare con eventuali surroghe, pena la messa a rischio degli equilibri stessi di maggioranza.
Poi ci sono gli assessori in pectore. Li chiamerà ufficialmente solo dopo il vertice di maggioranza convocato per domani alle 18 a Palazzo Bazzani, sede della Provincia, che Bandecchi ha eletto a suo quartier generale. Il sindaco oggi preparerà anche eventuali piani B se qualcuno dei diretti interessati dovesse dire di no. Ma si tratta di 6 nomi che a lui sono legati dalla condivisione di un progetto politico, la gran parte dei quali ha già ricoperto incarichi fiduciari e di mandato su indicazione proprio del sindaco e che difficilmente potranno opporre un diniego all'inquilino di Palazzo Spada.

Paolo Tagliavento, ex arbitro internazionale e manager in alcune delle iniziative imprenditoriali del sindaco, è dato da parecchi in pole per la carica di vicesindaco. Da lui c'è da attendersi un atteggiamento garibaldino da: "Obbedisco!". Michela Bordoni e Alessandra Salinetti, le due assessore ripescate che trasformano l'azzeramento in un rimpasto, sono chiamate a dare continuità alle esperienze maturate nella prima parte del mandato. Tiziana Laudadio, seppure negli ultimi mesi non avesse più una partecipazione assidua alle attività politiche di AP, ha la possibilità di fare un'esperienza fortemente qualificante e di capitalizzare il consenso ottenuto nelle urne dal mondo della cultura e dell'istruzione. I due presidenti delle municipalizzate, Gabriele Ghione e Alessandro Virili, ricoprono i ruoli più delicati in questa partita.
Il presidente dell'ASM, che Bandecchi ha spiegato di non sentire da tre mesi, e il giovane manager che guida FarmaciATerni con piglio e risultati, sono stati nominati proprio dal primo cittadino in quei ruoli chiave in aziende strategiche. Gli osservatori più attenti e avveduti delle dinamiche politiche fanno notare che opporre un diniego al transito in giunta, per motivazioni che non siano più che oggettive e condivisibili dal sindaco, equivarrebbe a mettere in discussione quella fiducia che ha portato alle loro nomine.
Insomma, non ci aspettano colpi di scena. Almeno Stefano Bandecchi, che ha preso in mano e risolto il dossier in 24 ore, non sembra aver lasciato troppo spazio di manovra a lamentele, dissensi, tirate di giacca o spaccature correntizie. Lo spazio di riflessione, dunque, è dedicato principalmente alle deleghe e alle questioni collaterali. Col cambio strategico da 9 assessori a 6, la ripartizione delle deleghe sarà per forza di cose diversa dagli schemi del passato. Qualche indiscrezione, legata anche ai profili personali dei nuovi assessori è filtrata. Ma fino all'ultimo ci saranno aggiustamenti.

Lo schema imposto da Bandecchi (nuova giunta e niente surroghe dal consiglio, due poltrone apicali destinate a liberarsi), consentirà al primo cittadino di avere nei prossimi due anni una squadra ridotta e più coesa. Un gruppo consiliare senza la potenziale distrazione per qualcuno di poter ambire a un ruolo nell'esecutivo e alcune nomine strategiche da poter utilizzare per rafforzare la coesione con alcuni mondi della galassia civile cittadina. Secondo la lettura di molti osservatori, infatti, il rapporto con alcuni ambienti che avevano visto nel sindaco un forte catalizzatore di cambiamento e speranza di rilancio per Terni, si era sfilacciato e logorato. Come i rapporti interni alla sua giunta.
Un coinvolgimento del mondo delle professioni, delle categorie sociali, dell'associazionismo, di alcuni settori politici del mondo civico moderato, del centro e della destra, potrebbe dunque passare per la presidenza di ASM, per il ruolo di amministratore unico di AFM ma anche per le nomine di due rappresentanti del Comune nel Comitato di indirizzo della Fondazione CARIT. Oggi nell'istituzione creditizia siedono ancora i due profili indicati dall'ex sindaco Latini, Dario Guardalben che è anche presidente del Briccialdi, e Leonardo Fausti, entrambi indicati dal primo cittadino e votati all'unanimità dal Comitato di Indirizzo.