31 Jan, 2026 - 08:50

Crisi industriali a Terni, la Filctem Cgil lancia l'allarme: "Istituzioni agiscano subito per Sangraf e Moplefan"

Crisi industriali a Terni, la Filctem Cgil lancia l'allarme: "Istituzioni agiscano subito per Sangraf e Moplefan"

La crisi del settore industriale e manifatturiero ternano, con il suo carico di posti di lavoro a rischio e la crescita preoccupante dei lavoratori in cassa integrazione, è stata la protagonista assoluta dell’assemblea generale della Filctem Cgil di Terni, tenutasi nei giorni scorsi. L’attenzione del sindacato si è concentrata con forza su due vertenze simbolo della fragilità del territorio: quella della Sangraf di Narni e quella della Moplefan di Terni. Due realtà cruciali, oggi in bilico, per le quali la federazione sollecita un intervento straordinario e immediato delle istituzioni, chiamate in causa a tutti i livelli, dalla Regione Umbria fino ai ministeri competenti.

L’assemblea non è stata un mero resoconto di difficoltà, ma un atto d’accusa preciso contro la lentezza delle procedure e la mancanza di soluzioni definitive. Una richiesta di assunzione di responsabilità davanti a lavoratori che, in molti casi, da mesi vivono nell’incertezza totale, con le buste paga dimezzate o non pagate. La posta in gioco, sottolinea la Filctem, non è solo la salvaguardia dei livelli occupazionali, ma la tenuta stessa di un tessuto produttivo che per decenni ha caratterizzato l’identità economica della conca ternana.

Sangraf, l’attesa infinita per il protocollo di ripartenza

Il caso della Sangraf, storica azienda di Narni specializzata nella produzione di elettrodi grafite per forni fusori d’acciaio ad arco elettrico, è fermo dall’aprile scorso. Un silenzio degli impianti che pesa come un macigno sui dipendenti. Se da un lato è attivo un tavolo in Regione per elaborare un piano di ripartenza, e la stessa proprietà - come ricorda il sindacato - “ha fatto dichiarazioni in questo senso”, i fatti concreti tardano ad arrivare.

“Nell’ultimo incontro, dopo sollecitazioni sindacali e istituzionali - fanno sapere dalla Filctem -, l’azienda si è impegnata a sottoscrivere un protocollo di intesa”, un documento che dovrebbe contenere impegni precisi: dal mantenimento della produzione a Narni al piano di manutenzione, dagli ordinativi di materie prime alla data certa di riavvio, fino al pagamento delle spettanze arretrate. Un protocollo che i sindacati aspettano ancora di ricevere per la verifica e, “auspicabilmente”, la sottoscrizione. L’assemblea ha perciò chiesto un impegno straordinario delle istituzioni, coinvolgendo se necessario direttamente il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), per “fare sì che l’azienda si impegni per la ripartenza dello stabilimento a tutela dei lavoratori e dell’unica realtà italiana di produzione degli elettrodi per forni fusori di acciaio ad arco elettrico”. Una questione che travalica i confini locali, toccando la sovranità industriale nazionale in un segmento di nicchia ma strategico.

Moplefan, la crisi di liquidità e il nodo dei finanziamenti

Ancor più critica, se possibile, appare la situazione della Moplefan di Terni, azienda manifatturiera ferma ormai da quasi un anno per una paralizzante mancanza di liquidità. Il quadro delineato dal sindacato è desolante: “Il capitale debitorio sta aumentando” e, questo mese, è stata attivata la procedura di composizione negoziale del debito. Il tavolo di crisi al Mimit, istituito per facilitare il dialogo tra azienda e sistema bancario, “non ha prodotto i risultati dichiarati e auspicati”. Dopo sei mesi di incontri, le banche hanno detto no a una linea di finanziamento.

La possibile via d’uscita si gioca ora su due fronti: il subentro di un nuovo socio nel capitale sociale - individuato dalla proprietà attuale - e l’intervento di Invitalia a garanzia. Quest’ultima ipotesi è al vaglio del Mimit, ma “c’è l’incognita del tempo necessario a svolgere queste verifiche”. Un tempo che i lavoratori non hanno. “Nel frattempo - rende noto la Filctem -, dato l’acuirsi delle difficoltà, i lavoratori sono stati posti tutti in cassa integrazione straordinaria (Cigs) e non hanno percepito le spettanze di dicembre e la tredicesima, oltre a fondo previdenza, buoni pasto e altri istituti”. A complicare ulteriormente le cose, un’ispezione dell’Ispettorato del lavoro ha rallentato il rinnovo della Cigs, lasciando i dipendenti in un limbo.

Per la Moplefan, la richiesta della Filctem Cgil è duplice e urgente: da un lato il Ministero del Lavoro deve garantire gli ammortizzatori sociali a partire dal 1° dicembre scorso; dall’altro il Mimit deve accelerare al massimo la valutazione sul coinvolgimento di Invitalia per favorire la ripartenza. “Altrimenti - afferma perentoria la Filctem - va trovata un’alternativa per non disperdere potenzialità e professionalità di una fabbrica così strategica per il territorio”.

L’appello finale della Filctem Cgil: una cabina di regia per il territorio

Di fronte a un quadro così complesso e disseminato di criticità, l’assemblea della Filctem ternana ha lanciato un appello conclusivo alle istituzioni locali. La richiesta è quella di “attivare una cabina di regia territoriale con i sindacati per affrontare tutte le crisi che investono il settore chimico e manifatturiero”. Un organismo di coordinamento che possa essere il motore per concretizzare rapidamente gli strumenti legislativi a disposizione, dall’area di crisi complessa al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (Fsc), passando per le Zone Economiche Speciali (Zes).

È la ricerca di una regia, di una strategia chiara che vada oltre la gestione dell’emergenza giorno per giorno. Perché la sfida, come sottolineano dalla Filctem, non è salvare solo due aziende, ma preservare un intero ecosistema industriale che, senza un’iniezione di determinazione politica e di risposte concrete, rischia di svuotarsi definitivamente. I lavoratori della Sangraf e della Moplefan aspettano. E il tempo, ormai, è scaduto.

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Federico Zacaglioni
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