26 Mar, 2026 - 12:00

Stadio-Clinica a Terni, il giudice Socci analizza la sentenza: “Basta divisioni politiche, i due progetti inscindibili”

Stadio-Clinica a Terni, il giudice Socci analizza la sentenza: “Basta divisioni politiche, i due progetti inscindibili”

A parlare, questa volta, attraverso i social network, non è un esponente della maggioranza né dell’opposizione, ma Angelo Matteo Socci, magistrato della Corte di Cassazione. In una post diffuso su Facebook, Socci interviene sul dossier che lega la riqualificazione dello stadio “Liberati” alla realizzazione della nuova clinica“Non posso restare in silenzio, amo questa Città”, scrive. Un intervento che arriva in un momento di stallo: il progetto è bloccato dalla sentenza del Tar dell'Umbria, da divergenze interpretative tra Comune di Terni e Regione Umbria, e da un braccio di ferro istituzionale che rischia di far saltare l’intera operazione.

Secondo il magistrato, stadio e clinica sono legati. “Senza la clinica mancano i fondi per lo stadio, punto” , sottolinea. Il Comune non dispone delle risorse necessarie per finanziare da solo l’ammodernamento dello stadio. Il progetto regge se agganciato all’investimento privato della struttura sanitaria. Socci lo ribadisce con nettezza: “Prospettare la libertà di costruire lo stadio senza clinica mi sembra una presa in giro” . L’avvertimento è diretto sia a chi, in ambito politico, ipotizza soluzioni separate, sia a chi ritiene di poter procedere per step sganciati.

“Il Tar ha forzato l’interpretazione, il giudice contesta la lettura frammentata”

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Socci entra nel merito della sentenza del Tar Umbria che ha dato ragione alla Regione nel contrasto con il Comune. Il nodo è tecnico ma con pesanti ricadute operative: per il Comune, la conferenza dei servizi aveva già espresso un’intesa valida come autorizzazione- Per la Regione, invece, quell’intesa non era sufficiente. Il Tar ha sposato la tesi di Palazzo Donini, ma Socci contesta l’impostazione. A suo avviso, il Tribunale Amministrativo Regionale sposa la tesi della Regione, in fatto, interpretando (e forzando l’interpretazione) gli atti .

Il magistrato osserva che nella procedura amministrativa “gli atti di qualsiasi procedura devono leggersi in maniera unitaria, mai parcellizzare singoli atti, frazionare, in quanto sono parte di un tutto: la procedura amministrativa” . La critica, dunque, non è soltanto all’esito della sentenza, ma al metodo: una lettura frammentata che, secondo Socci, trascura una serie di atti precedenti che farebbero propendere per la tesi del Comune.

Se, come sostenuto dalla Regione e confermato dal Tar, mancava l’autorizzazione, Socci invita Palazzo Donini a procedere senza ulteriori indugi: si sbrigasse la Regione ad autorizzare la clinica, collegata allo stadio . È una sollecitazione che trasforma la critica giuridica in una richiesta politica concreta: se l’unico ostacolo formale è l’autorizzazione regionale, quella autorizzazione va rilasciata. Il magistrato non entra nel merito delle scelte discrezionali, ma rileva l’anomalia di un iter che rischia di arenarsi su un atto che l’ente regionale potrebbe ancora adottare.

“Ternani stupidi non sono: l’avvertimento in vista delle elezioni”

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Il magistrato richiama l’attenzione sulle prossime elezioni, ormai vicine. “Tra poco ci saranno le elezioni e la gente ternana stupida non è”, scrive. Un passaggio che suona come un monito alla classe politica tutta: la città, secondo Socci, ha gli strumenti per valutare chi ha lavorato nell’interesse collettivo e chi invece ha anteposto calcoli tattici.

Socci chiede unità. “È necessario lasciare le divisioni politiche ad altri momenti e remare, tutti, tutti, tutti, verso l’obiettivo stadio clinica” . L’opera, scrive, è una battaglia “di sopravvivenza dell’economia e del tessuto sociale della stessa” città. L’appello coinvolge tanto la maggioranza quanto le opposizioni: non si tratta di sostenere o meno un’amministrazione, ma di non disperdere un’opportunità che Terni, a suo avviso, non può permettersi di perdere.

Un confronto con Perugia: la questione delle dotazioni sanitarie

Nella nota Socci rivendica per Terni un trattamento paritario rispetto al capoluogo di regione. “A Terni competono in proporzione strutture sanitarie e posti letto, come a Perugia, che ne ha in abbondanza” , afferma. È un richiamo alla distribuzione delle risorse sanitarie in Umbria, tema storicamente sensibile per la città dell’acciaio. Il giudice ricorda che i ternani pagano le tasse regionali, “e che tasse, pure aumentate quelle regionali in mancanza dei presupposti, e mai abbassate” , mentre i fondi finiscono per spostarsi verso Perugia.

La realizzazione della clinica, in quest’ottica, assume anche il significato di un riequilibrio territoriale. Socci non parla di favoritismi, ma di un principio di proporzionalità che ritiene dovuto. È un passaggio che aggancia il dossier stadio-clinica al più ampio tema delle dotazioni infrastrutturali e sanitarie, e che chiama in causa direttamente le scelte della Regione Umbria.

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L’appello finale alla politica: "Le cariche elettive passano, i cittadini e le opere restano"

Il magistrato conclude con un’immagine che restituisce lo stato d’animo di chi teme che la politica locale non sia all’altezza della posta in gioco: “Non credo ci siano aquile che volando alto siano in grado di aggregare maggioranza e opposizione nella battaglia per la Città” . È la constatazione che nessun leader, da solo, potrà ricomporre le fratture se non ci sarà una volontà collettiva di farlo. Per Socci, l’unica strada è un fronte comune, concreto, che metta da parte le convenienze di breve periodo.

Socci chiude la sua nota con un invito alla responsabilità, rivolto a tutte le forze in campo. “I sindaci e i presidenti della Regione passano. Le opere e lo sviluppo economico restano alla Città e ai ternani, ai figli e ai nipoti” , scrive. Un richiamo a guardare oltre la scadenza elettorale, perché ciò che oggi si decide - o non si decide - segnerà il futuro di Terni per decenni. La città, ammonisce il magistrato, non può permettersi il lusso di attendere che le divisioni politiche si ricompongano da sole. I fondi sono vincolati, i tempi stretti e la posta, per un territorio che già ha pagato il prezzo della deindustrializzazione, altissima

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Federico Zacaglioni
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