La sentenza non ha fermato la partita su Stadio-Clinica. Anzi, ha riaperto la strada per un diverso autorizzativo basato su criteri più certi e presupposti di legittimità, cui quali chiamare in causa anche la Regione. Il Comune di Terni ha deciso: il dossier che lega il nuovo stadio della Ternana alla costruzione di una casa di cura privata, che successivamente dovrà seguire il percorso di autorizzazione e convenzionamento sanitario, tornerà al centro del tavolo. E lo farà con una convocazione ufficiale, fissata per mercoledì 8 aprile, indirizzata alla Ternana Calcio e a Stadium Spa. L’obiettivo è non disperdere un’operazione da oltre 60 milioni di euro, che intreccia infrastruttura sportiva e sanità privata, e che ora dovrà superare il vaglio della Regione Umbria sulla compatibilità della struttura clinica con la programmazione sanitaria.
La vicenda ha ruflessi decisivi anche sugli equilibri di bilancio della Ternana Calcio, essendo fortemente interconnessa con la valorizzazione degli asset oggetto di autorizzazione.

A rompere gli indugi è stato il Rup (Responsabile unico del procedimento) Piero Giorgini, che con una PEC inviata ieri sera ha convocato i proponenti (Ternana e Stadium) nella sede comunale di Corso del Popolo. Un primo, concreto passaggio di quella che l’amministrazione definisce già come “fase 2” dell’iter. Sul tavolo, l’interpretazione della sentenza del Tar Umbria e la volontà politica di andare avanti, nonostante i nodi tecnici e finanziari ancora da sciogliere.
“Ci sono le condizioni tecnico amministrative per realizzare le opere”, ha dichiarato l’assessore ai Lavori Pubblici Sergio Anibaldi. “Questa amministrazione condivide appieno la decisione del rup di proseguire nell’iter amministrativo e nella convocazione delle parti interessate”. Parole che suonano come una linea di continuità rispetto al progetto aggiornato nel 2025 rispetto a quello uscito dalla Conferenza dei Servizi del 2022. Quello che il Tar ha sì bocciato in parte, ma non affondato del tutto.

La sentenza del Tribunale amministrativo regionale, analizzata con attenzione dai tecnici di Palazzo Spada, non ha infatti chiuso la partita. Al contrario, secondo il Comune, ha indicato la strada per riaprila. Nella missiva del Rup Giorgini si citano espressamente i punti chiave della decisione dei giudici: il progetto fu approvato a condizione che venisse modificato, “espungendo la realizzazione della Clinica” perché l’autorizzazione non era allora rilasciabile, non essendo prevista nella programmazione sanitaria regionale. Ma il Tar ha anche precisato che “solo in futuro la realizzazione della struttura poteva essere eventualmente riproposta alla luce del nuovo Piano”.
E ora, secondo Palazzo Spada, il nuovo Piano c’è. La Delibera della Giunta regionale Tesei (DGR) 1399 del 2023 ha, infatti, ridisegnato la rete ospedaliera umbra. Ed è proprio su questo crinale che il Comune intende giocare la propria partita. Perché se prima la clinica non era compatibile, oggi – sempre stando alla lettura dell’amministrazione – lo potrebbe diventare. Purché si riattivi il meccanismo autorizzativo con la Regione.
Il Rup è stato chiaro: “Al fine del proseguimento dell’interesse pubblico, è intenzione dello scrivente Rup proseguire l’Iter tecnico-amministrativo del Progetto di cui alla Convenzione del 01.08.2025 recependo le su esposte condizioni indicate nel dispositivo della sentenza del Tar Umbria”. Nessuna marcia indietro, dunque. Ma una strada obbligata: bisognerà chiedere alla Regione la compatibilità della clinica con la DGR 1399/2023.
Un tema sul quale, in linea astratta, si era già espressa la presidente della nuova giunta regionale in carica dal 2024, la governatrice Stefania Proietti. La quale aveva ricordato che la delibera-Tesei non è mai stata annullata da Palazzo Donini e che restano disponibili per Terni 80 posti letto privati da autorizzare, accreditare e convenzionare dopo l'iter previsto dalla normativa di settore.

Se l’aspetto procedurale sembra avere una direzione, quello economico resta il vero banco di prova. La sentenza del Tar, infatti, non si è limitata a indicare la via per le autorizzazioni sanitarie. Ha anche ribadito un passaggio secco: “era necessario verificare la permanenza delle condizioni di equilibrio economico-finanziario”. Tradotto: togliere la clinica dal vecchio progetto - come imposto allora - avrebbe potuto far saltare i conti. Rimetterla, oggi, significa ricalcolare tutto.
Il project financing su cui si basa l’operazione è un meccanismo delicato. Prevede che capitali privati (quelli di Stadium Spa e, indirettamente, della Ternana Calcio) finanzino la costruzione del nuovo stadio in cambio della possibilità di realizzare e gestire una struttura sanitaria. Ma attenzione: con la cessione del ramo 'azienda a un nuovo investitore (che sia Unicusano o la stessa famiglia Rizzo) e non più con il convenzionamento.
L’incontro dell’8 aprile servirà proprio a questo: a sedersi attorno a un tavolo e a chiedersi se l’operazione è ancora fattibile. E se l’interesse pubblico - quello che il Comune rivendica come “permanente” – è ancora tale da giustificare lo sforzo amministrativo e l’esposizione finanziaria dei privati. Piero Giorgini, in qualità di Rup, dovrà raccogliere le posizioni e avviare una verifica sostanziale. Non sarà un incontro di cortesia.
L’assessore Anibaldi si dice fiducioso. Ma chi segue da vicino la vicenda sa che la partita si gioca su due fronti: quello tecnico-amministrativo, e quello politico, con la Regione che sarà chiamata a esprimersi su un progetto riformulato rispetto a quello della Conferenza dei servizi. A ciò si aggiunge il fattore tempo, con l'assemblea dei soci della Ternana convocata per il 13 aprile,lo stallo sulla trattativa per la cesisone del ramo d'azienda clinica e le scadenze federali del 16 aprile.
Non a caso, il Comune ha scelto di muoversi in fretta. Lo stadio, per Terni, non è solo un impianto sportivo. È una leva di rigenerazione urbana, un cantiere che dovrebbe portare lavoro e attrarre capitali. Ma è anche una scommessa su un modello ibrido – pubblico-privato, sport-sanità – che in Italia non ha precedenti, ma che rappresenta una delle prime applicazioni concrete della legge-stadi.