Non c’è stata nessuna “vittoria” né alcuna “sconfitta”, perché davanti a un atto amministrativo viziato non si celebrano trionfi, si prende atto di errori che rischiavano di costare ben più cari. A dirlo è la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, chiamata a commentare la sentenza con cui il Tar ha annullato la determina con cui il Comune di Terni aveva dato il via libera al progetto per lo stadio e la clinica privata. La presidente ha risposto ai cronisti all'ospedale di Terni, a margine della conferenza stampa di presentazione del nuovo reparto di ortopedia del Santa Maria.
“Il mio commento - spiega - è che il Tar ha fatto il suo lavoro, non ci sono vincitori o vinti. C’è una situazione che parte da un atto che non era pienamente legittimo, inviato dal Comune di Terni, contro il quale abbiamo dovuto fare ricorso”.

Proietti rivendica il ruolo di Palazzo Donini come garante dei corretti iter in materia sanitaria e urbanistica. “Nonostante tante nostre richieste al Comune di ritirare quell’atto e procedere con un iter che non avesse buchi amministrativi - ricorda - il Tar ha dimostrato che c’era un problema di fondo”.
Un problema che, se ignorato, avrebbe potuto trasformarsi - secondo la presidnete della giunta regionale - in una bomba a orologeria. “Tanto, se non ci fosse stato il Tar ora, il vulnus amministrativo si sarebbe presentato più avanti, in fase autorizzativa sanitaria dlela nuova clinica - avverte Proietti - quindi avremmo addirittura intrapreso un percorso che si interrompeva più avanti, magari a stadio demolito, pensate”.
“Noi vogliamo intervenire e aiutare la città - scandisce - stiamo lavorando strenuamente per il nuovo ospedale di Terni, non abbiamo cancellato gli 80 posti previsti in programmazione, come abbiamo sempre detto e sostenuto”.
La presidente tende la mano anche sul versante dell’impiantistica sportiva. “Noi come Regione cerchiamo di trovare fondi per l’impiantistica sportiva a livello regionale - dichiara - perché purtroppo questa nostra Regione non investe nell’impiantistica sportiva ormai da tantissimi anni, da oltre 15 anni. Quindi stiamo facendo questa operazione”.
E Terni, con il suo stadio, rappresenta un’urgenza specifica. “Qui c’è una necessità che riguarda lo stadio di una delle principali squadre che ha la nostra Regione - sottolinea - e quindi non ci faremo indietro, non ci tireremo indietro, nel momento in cui l’opera pubblica stadio di proprietà comunale il Comune vorrà riqualificare, rinnovare, fare completamente nuova, come penso nelle aspirazioni della città di Terni. Noi ci saremo, la Regione ci sarà, con il suo contributo, con i fondi che troverà”.

C’è un elemento concreto che rende la questione stadio Liberati tutt’altro che rinviabile. Scadrà infatti a breve il certificato di idoneità statica per lo stadio Liberati, con il countdown fissato a settembre 2026, quindi sarà anche un problema a livello di infrastrutture.
"Noi ci stiamo già lavorando - continua Proietti -. Poi il tema per cui scade la certificazione è un problema dell’amministrazione pubblica che detiene l’opera, che deve muoversi molto prima della scadenza di un certificato di idoneità statica, chiaramente. Ci sono i modi e i termini per far sì che questo tempo si prolunghi in modo tale da dare modo di avere tutte le risorse necessarie”.
La Regione, secondo quanto riferito dalla stessa Proietti, ha già messo in campo idee e risorse. “Noi comunque su questo tema dell’investimento nell’infrastruttura con i corretti iter ci stiamo già lavorando da molti mesi - rivela - abbiamo anche idee da mettere in campo, chiameremo il Comune per parlare di questo, ora che si è chiarificato l’iter amministrativo”.
A chiusura, Proietti torna a smorzare i toni. “Qui non c’è nessuno che brinda, non c’è nessuno che ha brindato - precisa - andate a vedere la mia dichiarazione. Noi continuiamo a stigmatizzare toni che non hanno ragione di essere. “Convocheremo quanto prima uan riunione. Come sempre la nostra è sempre una voce istituzionale, una parola istituzionale che diciamo al Comune di Terni - conclude -. Il Tar ha dimostrato che l’iter intrapreso dal Comune di Terni non era corretto”.