Il vento della protesta sul nuovo ospedale soffia forte da Terni verso Perugia, e non è una raffica passeggera. È un uragano annunciato, fatto di dieci giorni di presidio in pianta stabile davanti al portone di Palazzo Donini.
Stefano Bandecchi, il sindaco di Terni, ha deciso di imbracciare un'altra, plateale, arma a sua disposizione: l’assedio pacifico delle istituzioni regionali. La posta in gioco non potrebbe essere più alta. Il lacerante contenzioso sul nuovo ospedale della città siderurgica, da anni ingabbiato in un labirinto fatto di progetti, analisi territoriali, finanziamenti da reperire e cifre che si moltiplicano, è esploso in una dichiarazione di guerra istituzionale.
E così, il primo cittadino ha lanciato il suo ultimatum: “I ternani si sono stufati di essere presi in giro, cercheremo di farglielo capire in tutti i modi". L'idea è quella di una presenza costante, di un sit-in con gazebo pronto a rimanere piantato per 240 ore di fila davanti alla sede della Regione Umbria. Una mossa calcolata, volutamente provocatoria, per inchiodare la Giunta regionale guidata da Stefania Proietti davanti alle sue responsabilità e riportare al centro un numero: 280 milioni di euro. La cifra che secondo il sindaco basterebbe, contro i 780 milioni paventati dalla Regione. Uno scarto di 500 milioni che non è una semplice divergenza di stime, ma il cuore di una battaglia politica e tecnica dalle implicazioni enormi.

Bandecchi non ha presentato solo una protesta, ma ha lanciato un appello pubblico e trasversale a tutte le forze politiche di opposizione. Un tentativo di costruire un fronte unitario che travalichi gli schieramenti, in nome di quella che definisce “una battaglia comune e non ideologica per il futuro sanitario della città”. La mossa, però, ha immediatamente rivelato le prime crepe. In consiglio comunale, il dibattito si è acceso subito, dividendo i gruppi politici sul metodo più che sul fine.
Il sindaco fonda la sua rabbia su una proposta concreta e già delineata. Non chiede di partire da zero, ma di recuperare e finanziare con fondi pubblici il progetto di project financing già sviluppato a Colle Obito dai privati ABP Nocivelli e Salc. Quel piano, tecnicamente validato ma bocciato per ragioni finanziarie dalla precedente amministrazione regionale, potrebbe essere recuperato senza perdere tempo.

"Si tratta di un progetto - afferma Bandecchi - che prevedeva una spesa complessiva contenuta tra i 220 e i 280 milioni di euro. La copertura iniziale esisteva: 128 milioni di euro già stanziati e accantonati in era Tesei, a cui si sarebbero dovuti aggiungere fondi complementari". Una soluzione, secondo Bandecchi, pronta per il cantiere e in grado di garantire la continuità assistenziale durante i lavori, stimati in circa cinque anni.
"Contro questo schema - ha argomentato il sindaco -, la nuova governance regionale della presidente Proietti ha opposto uno studio di fattibilità, affidato in maniera irrituale a una società emiliana, che porta la cifra necessaria a ben 780 milioni, quasi il triplo. Una forbice insostenibile che non è un mero aggiornamento dei costi, ma un vero e proprio azzeramento della prospettiva realizzativa, con il rischio di consegnare la città a ulteriori decenni di attesa".

La reazione in consiglio non è stata un coro unanime. Mentre Alternativa Popolare si schiera compattamente con il sindaco, voci critiche e perplesse sono arrivate dai capi gruppo degli altri principali partiti di opposizione.
Pierluigi Spinelli, capogruppo del Partito Democratico, ha espresso incertezza sul metodo di protesta, ricordando come il project financing sia stato “già bocciato due volte” in passato da organismi regionali. “Tornare indietro a un progetto già bocciato non ci aiuta”, ha affermato, suggerendo piuttosto di insistere su tavoli istituzionali e interlocuzioni formali con la Regione, competente in materia di edilizia sanitaria. Ha sottolineato come la Giunta Proietti abbia avviato uno studio per nuovi siti, una strada che a suo avviso non va pregiudicata.

Anche Pastura, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha sollevato dubbi sulla strategia dello scontro frontale, pur riconoscendo la necessità di un’alleanza cittadina. “La raccomandazione che faccio al sindaco è sul metodo”, ha dichiarato, proponendo una modalità “piovra”, fatta di molteplici canali: pressioni pubbliche, ma anche incontri riservati e un lavoro diplomatico serrato, per “incalzare seriamente l’amministrazione regionale” senza bruciare tutti i ponti del dialogo. Una posizione che riflette la complessità di un partito di governo nazionale che a livello locale si trova a criticare l’amministrazione regionale.
A sostenere con forza la linea del sindaco, in consiglio comunale, è intervenuto Danilo Primieri, consigliere di Alternativa Popolare. "Non possiamo più aspettare, non possiamo subire queste continue menzogne da parte della Regione”, ha esordito Primieri, con toni durissimi. “Abbiamo bisogno dell’ospedale a Terni. Portare avanti l’idea del project financing è la cosa più essenziale e più giusta. Noi sotto questo aspetto l’ospedale a Terni non lo vedremo mai. E se lo vedremo lo vedremo tra 30 anni”.
Insomma, da parte della magioranza c'è il rilancio di uno specifico piano tecnico-finanziario considerato l’unico realistico. Il sindaco Bandecchi, raccogliendo quell’eredità, chiede alla Giunta Proietti di utilizzare i fondi pubblici già disponibili (quei 128 milioni) per realizzare un progetto da 280 milioni, abbandonando la strada dello studio da 780 milioni che, ai suoi occhi, equivale a una condanna al rinvio perpetuo.