Ieri in consiglio comunale, il sindaco di Terni Stefano Bandeccchi aveva annunciato al viocepresidente piddino Gubbiotti la "terza guerra mondiale" contro la Regione sul nuovo ospedale Santa Maria di Terni. E oggi, dopo le bordate sparate in assemblea, parte l'offensiva del primo cittadino che denuncia come sulla costruzione del nuovo nosocomio si stia consumando “la madre di tutti gli imbrogli”. Un’accusa frontale, scandita dai numeri e dai tempi, che rimette al centro una scelta politica destinata a pesare per i prossimi 50 anni sulla sanità ternana: "Hanno scelto deliberatamente di rinunciare a un ospedale nuovo da 280 milioni realizzabile in tre anni per inseguirne uno da 780 milioni con orizzonte a dieci", attacca Bandecchi..
Parole che il primo cittadino ha pronunciato annunciando una mobilitazione pubblica contro la Regione Umbria, accusata di aver fatto saltare il project financing proposto dal raggruppamento ABP-Nocivelli insieme alla Salc di Salini, leader nazionale nell’edilizia sanitaria, per poi virare su una soluzione più costosa e lontana nel tempo.

Il progetto bocciato dalla Regione prevedeva una nuova struttura da circa 600 posti letto, realizzata con capitali privati, destinata a diventare patrimonio pubblico al termine della concessione.
“Era un ospedale moderno, cantierabile subito, senza interferire con le strutture esistenti e con tempi certi”, insiste il sindaco di Terni, ricordando come 127 milioni fossero già stati individuati e certificati dalla precedente giunta regionale, prima di essere dirottati su altre voci di spesa. Denaro che avrebbe consentito di abbassare i costi del project financing e che lo avrebbero reso più sostenibile di un'infrastruttura - come quella delineata dalla giunta Proietti - per la quale non c'è alcuna visibilità di finanziamento.
Il nodo, per Bandecchi, è eminentemente politico: “Dopo una campagna elettorale costruita sull’uso dei fondi pubblici, oggi scopriamo che quei fondi non ci sono. Zero. E si chiede al territorio di attendere dieci anni e spendere più del triplo”.

Bandecchi chiarisce di non mettere in discussione il lavoro del personale sanitario, che anzi ringrazia pubblicamente. Il bersaglio resta la Giunta regionale, accusata di ambiguità e di incoerenza rispetto agli impegni assunti in campagna elettorale.
“Tre anni sono meno di dieci e 280 milioni sono meno di 780”, insiste il primo cittadino, che annuncia sit-in e iniziative pubbliche insieme alla cittadinanza. Nel mirino finiscono anche altri dossier, come lo Stadio-Clinica, additati come esempio di una linea politica che, secondo il sindaco, blocca investimenti privati senza indicare coperture alternative.
La chiusura è netta e senza mediazioni: “Rinunciare a un ospedale in tre anni per aspettarne uno in dieci è una figura pessima. Questa è la madre di tutti gli imbrogli”. Una definizione che, al di là dei toni, fotografa uno scontro ormai aperto sul futuro della sanità ternana e sul prezzo, finaniario e temporale, che la città rischia di pagare.

La questione non è emersa solo dai banchi della maggioranza comunale e dallo scranno dell'inquilino di Palazzo Spada. Il tema del niet opposto al progetto privato e alla cancellazione dei fondi stanziati dalla giunta Tesei era stato sollevato ieri in Consiglio comunale anche da Orlando Masselli, candidato sindaco del centrodestra sconfitto alle ultime elezioni, che aveva definito il project financing ABP-Nocivelli–Salc "nettamente migliore rispetto alle soluzioni oggi sul tavolo".
Una posizione che rafforza, in chiave trasversale, la critica alla scelta regionale: abbandonare un progetto già strutturato, sostenuto dal Comune, per inseguire un’opera più onerosa e con tempi dilatati, allontanando ulteriormente la risposta a un bisogno sanitario ritenuto urgente dalla città.