“Il tempo è galantuomo”. Con questa frase, che sa di rivincita politica, il consigliere comunale del gruppo Misto Guido Verdecchia apre le danze dell’opposizione all’indomani della decisione del sindaco Stefano Bandecchi di azzerare l’intera Giunta di Terni. Un fulmine a ciel sereno, raccontato dal primo cittadino come un fisiologico “secondo tempo” dell’amministrazione, che ha invece scatenato un fronte unico di critiche.
Dai banchi del centrodestra a quelli del Movimento 5 Stelle, l’accusa è corale e netta: dietro il licenziamento in blocco degli assessori non si cela un rilancio, ma l’ammissione implicita di un modello di governo paralizzato dagli annunci e privo di risultati concreti.

Non c’è alcuna sorpresa, né tantomeno fiducia da concedere, nelle parole dei coordinamenti comunali di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Umbria Civica, Noi Moderati e UDC. In una nota congiunta dal tono durissimo, le forze di centrodestra dipingono il rimpasto non come una soluzione, ma come la certificazione di un malessere profondo. “Per noi non è materia di attese o di fiducia ‘a prescindere’, bensì è la conferma che un certo metodo di governo ha mostrato tutti i suoi limiti” , si legge nella nota.
Il bersaglio politico è chiaro: la gestione personalistica della macchina comunale. Secondo la coalizione, quando la politica “elude il confronto interno e il Consiglio viene trattato come un passaggio automatico, il risultato non può che essere questo: un’amministrazione che fatica a tradurre indirizzi e promesse in atti concreti”. Il problema, sottolineano i partiti, non è il cambio di volti in Giunta, ma “ciò che certifica, ossia il fallimento di un’impostazione” che non ha saputo dare risultati misurabili per la città.
L’appello finale è un vero e proprio ultimatum politico: “Terni non può permettersi di perdere altro tempo”. Il centrodestra chiede ora un cambio di passo radicale, pretendendo “atti, cronoprogrammi, obiettivi verificabili”, più trasparenza e il rispetto del ruolo del Consiglio comunale. “Il tempo degli annunci è finito: ora servono risultati” , concludono i coordinatori.

Se il centrodestra parla di metodo, Guido Verdecchia, uscito dalla maggioranza tre mesi fa, trasforma la critica in un atto d’accusa personale e politico al sindaco. Per lui, l’azzeramento è la prova provata delle ragioni che lo portarono ad abbandonare la barca.
“Tre mesi fa ho lasciato la maggioranza perché era chiaro che Terni fosse ostaggio di un modello gestionale fallimentare, basato sull’urlo anziché sull’ascolto” , attacca Verdecchia. “Oggi, con l’azzeramento totale della giunta, il Sindaco ammette implicitamente che avevo ragione: le promesse elettorali sono rimaste sulla carta e la macchina comunale è ferma”.
L’affondo più duro, però, riguarda il futuro professionale degli assessori uscenti. La prospettiva, ventilata dallo stesso Bandecchi, che molti di loro possano trovare impiego nelle sue aziende private, è per l’esponente del Gruppo Misto una vera e propria provocazione. “Assistere al licenziamento in blocco di una squadra per poi veder promettere agli stessi assessori uscenti un futuro nelle aziende private del Sindaco - afferma - è l’ennesimo schiaffo alla dignità di Palazzo Spada. Terni non è una filiale aziendale, ma una città che merita di essere amministrata con serietà, non governata con i rimpasti al buio”.
Sul fronte del conflitto d’interessi e della serietà amministrativa si inserisce anche il Movimento 5 Stelle, che definisce l’azzeramento un “atto di questa portata” da non liquidare con metafore calcistiche.
La nota dei pentastellati si concentra su un punto dolente: la tempistica. Con partite fondamentali aperte per il futuro di Terni - dal nuovo Ospedale ai progetti finanziati dal PNRR (da concludere entro agosto), dalle bonifiche dell’area SIN alla vertenza Moplefan e all’Accordo di Programma AST - il Movimento bolla la scelta come irresponsabile. “I cittadini hanno diritto a sapere cosa non ha funzionato e quali siano le vere motivazioni” , incalzano gli attivisti.

Ma è sulle dichiarazioni del sindaco circa un futuro impiego per gli ex assessori nelle sue aziende che il M5S alza il livello della polemica. “Si apre un tema serio di conflitto d’interessi: dove finisce il Comune e dove iniziano gli affari privati? La distinzione tra funzione pubblica e attività privata deve essere chiara e netta”.
Il giudizio è senza appello: Terni ha bisogno di un’amministrazione autorevole che collabori con Regione e Governo, non di continue ripartenze. “Terni merita istituzioni solide, non colpi di teatro” , è la chiusa affilata del Movimento, che promette nei prossimi mesi una “proposta concreta” alla città, all’insegna di competenza e stabilità.