30 May, 2026 - 18:30

Ternana: costi di partenza, difficoltà regolamentari, l'operazione in D di Bandecchi. Ecco perché l'Eccellenza si allontana

Ternana: costi di partenza, difficoltà regolamentari, l'operazione in D di Bandecchi. Ecco perché l'Eccellenza si allontana

A quattro giorni dalla revoca dell'affiliazione alla Ternana Calcio da parte del presidente della Federcalcio Gabriele Gravina, l'unica iniziativa per far rinascere la tradizione calcistica cittadina è quella annunciata dal sindaco Stefano Bandecchi. Si è raccontato di cene, approcci, disponibilità informali. Ma la verità è che - al di là degli scenari dipinti dai media sulla possibile nascita di due, tre diverse società con la volontà di candidarsi a far ripartire il calcio a Terni - nessuno imprenditore è ancora venuto allo scoperto, nessuna cordata si è formata, nessun progetto alternativo all'acquisizione dell'Orvietana in serie D e alla fusione successiva con la Ternana Futsal TIP Power è stato presentato alla città.    

L'unica iniziativa, nata con l'obiettivo dichiarato di raccogliere abbastanza risorse per finanziare questo tipo di operazione è il meritorio esperimento di azionariato diffuso del Comitato "La Ternana Siamo Noi". I fondatori vogliono promuovere la creazione di una rappresentanza responsabile e democratica di tifosi della ternana che sostengano la squadra di calcio libera espressione della città di Terni, nel rispetto delle disposizioni di legge vigenti in materia, e perseguendo la crescita sportiva della stessa. Senza ipotecare il risultato finale di questa sottoscrizione (partita appena ieri con un discreto afflusso di adesioni di popolo), guardando però ai costi e agli ostacoli regolamentari che chi avesse in mente una ripartenza dall'Eccellenza dovrà affrontare, è ovvio che per far rinascere la Ternana dalle sue ceneri servano risorse ben più rilevanti rispetto a quelle della sottoscrizione popolare. 

Il primo intoppo per la ripartenza dall'Eccellenza: il "diritto alla città" e la prassi da seguire secondo l'articolo 52 delle NOIF

Il primo equivoco - al quale stanno dando credito molti osservatori - è che Federcalcio e Lega Nazionale Dilettanti elargiranno automaticamente e di propria iniziativa la facoltà a "nuova società espressione della città" di essere ammessa al campionato di Eccellenza, anche in "soprannumero". In realtà, è vero il contrario.

Per semplificare: a chiedere un titolo sportivo in Eccellenza deve essere la città stessa. La FIGC, infatti, secondo l'articolo 52 delle NOIF (le norme organizzative interne federali) "può consentire alla città della società non ammessa di partecipare con una propria società ad un Campionato della LND". Ne ha facoltà, dunque, non l'obbligo. Ergo, a Terni non arriverà alcun titolo sportivo se qualcuno non ne farà richiesta.

Il "diritto alla città" di attivare questo paracadute viene, per prassi non per regolamento, riconosciuto al sindaco. Che interviene come garante istituzionale per scegliere la nuova società tramite la cosiddetta lettera di gradimento, accreditandola presso la FIGC. Il sindaco, da parte sua, non però ha alcun obbligo di emettere un bando, una richiesta di manifestazioni di interesse o una qualsivoglia modalità di selezione di candidature. Qualora ritenesse che la città sia già adeguatamente rappresentata in Eccellenza o che vi siano iniziative "migliorative" potrebbe fare sue queste ultime. 

E' quanto accaduto, per esempio, a Brescia. Dove la sindaca Laura Castelletti non ha messo in campo alcuna iniziativa per ripartire dall'Eccellenza, ma ha convocato a Palazzo della Loggia, sede del Comune, i patron delle tre società di Serie C della provincia: FeralpiSalòLumezzane e Ospitaletto, per cercare una soluzione condivisa. Alla fine ha trovato sponda nel patron della Feralpi che ha dato vita all'Union Brescia, sostituendo la FeralpiSalò in Serie C e ripartendo con il marchio e il nome “Brescia”.

Una soluzione che, seppur diversa dal punto di vista formale, ha lo stesso effetto di quella ideata da Stefano Bandecchi attraverso il progetto della fusione dell'Orvietana con la Ternana Futsal, dando vita così a un club che diventerebbe a tutti gli effetti il punto di ripartenza del calcio cittadino. La società originante dalla fusione non avrebbe bisogno di alcuna nuova affiliazione, bensì di un'approvazione del presidente FIGC, e gli verrebbe attribuito il titolo sportivo superiore tra quelli posseduti dalle società fuse.

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I casi Lucchese e Ars et Labor Ferrara e un altro scoglio regolamentare: il fattore della rappresentanza in Eccellenza

Diversi i casi di due società che hanno vissuto la stessa parabola della Ternana: la Lucchese (che quest'anno ha vinto il campionato di Eccellenza) e la Ars et Labor Ferrara, nata per ripartire dopo il fallimento della Spal. Quest'ultima è arrivata seconda in campionato e ha poi vinto i play-off regionali, qualificandosi per la fase nazionale. 

In entrambi i casi, i sindaci delle due città hanno pubblicato un bando pubblico (manifestazione di interesse) per selezionare la società di calcio più affidabile, solida e rappresentativa del territorio. Ma c'è una particolarità: entrambi i comuni non avevano società alternative militanti nel campionato di Eccellenza regionale, mentre Terni ne ha ben due il Terni F.C. di Antonio Cardona e l'Olympia Thyrus di Sandro Corsi. Una eventuale richiesta di titolo sportivo in sovrannumero, dunque, non andrebbe solo a sconvolgere il campionato di Eccellenza, generare un calendario atipico, stravolgere le sue gerarchie e gli equilibri creati in ambito sportivo dai club, ma metterebbe il Presidente Federale, d'intesa con il Presidente della Lega Nazionale Dilettanti (LND) e previo parere di un'apposita Commissione (formata da tre componenti), di fronte al paradosso di dover assegnare un terzo titolo a una città che ne detiene già due. Uno scenario del tutto inedito e abnorme. 

Non è un caso che la FIGC preveda la possibilità che il gradimento della città possa essere espresso anche per una squadra già affiliata

Il terzo ostacolo: il fattore economico scoraggiante e la procedura burocratica vincolante

Nessuno, fin qui, sembra aver considerato il terzo e più rilevante fattore di rischio per la creazione di una "Ternana 2" in Eccellenza. Quello economico. L'articolo 52 delle NOIF, infatti, obbliga chi richiede l'affiliazione in sovrannumero al pagamento di un contributo a fondo perduto, che viene parzialmente ripartito alle società iscritte al campionato come ristorno per i disagi subiti. Il contributo finanziario alla FIGC, per la partecipazione al Campionato Regionale di Eccellenza, "non è inferiore a euro 100mila". La FIGC si riserva comunque la facoltà di stabilire un contributo anche superiore a questo minimo. Il calcolo viene fatto sulla base del numero degli spettatori nelle ultime stagioni (e dunque del potenziale economico di ricavo della newco) e sulla base del palmares conseguito negli anni dalla società che rappresenta la città. 

Nel caso della Lucchese, che ha 8 campionati di A e 24 tornei di B alle spalle e una media spettatori negli ultimi anni di poco inferiore ai 1.500 presenti, la richiesta è stata di 150mila euro. Nel caso della Spal, che ha un palmares di 24 campionati di A (19 nell'era moderna) e 28 di B alle spalle e una media spettatori di circa 5.500 persone prima del fallimento, la richiesta è stata pari a 250 mila euro di conributo una tantum. 

Una ipotetica valutazione della richiesta che verrebbe fatta alla "Ternana 2", considerando la media circa 5 mila spettatori fino alla passata stagione di serie C e un palmares con 2 presenze in A e 31 in serie B, sarebbe sicuramente intermedia tra Ars et Labor Ferrara e Lucchese. Indicativamente intorno ai 180-200 mila euro. A questa cifra si aggiungono i 390 mila euro di canone di subconcessione per l'utilizzo dello stadio Liberati in vigenza della convenzione tra la società Stadium e il Comune di Terni

Insomma, la nuova Ternana di Eccellenza, prima ancora di partire, si troverebbe con un fardello di circa 550-600 mila euro di impegni, solo per avere in mano le chiavi della stagione. Una cifra alla quale andrebbero aggiunti i fondi necessari a costruire la squadra per tentare subito la scalata alla serie D. Senza fare i conti in tasca ad alcuno, secondo gli esperti di calcio dilettantistico uno stanziamento di pari entità (circa 600 mila euro) non garantirebbe la possibilità di vincere subito. 

Poi ci sono gli ostacoli burocratici. Chi pensasse di fare l'Eccellenza ereditando la tradizione calcistica di Terni, dovrà presentare alla FIGC - oltre alla lettera di gradimento del sindaco - dovrà presentare la richiesta di ammissione in sovrannumero con la indicazione dei soci. Se non affiliata, l'istanza di affiliazione alla FIGC, un business plan, attestante la sussistenza dei requisiti organizzativi, patrimoniali e finanziari per partecipare all'Eccellenza e un piano triennale delle attività, infine la dichiarazione di impegno ad osservare tutte le prescrizioni.

L'ultima barriera: la presenza di un progetto già strutturato per ripartire dalla serie D e tentare subito la risalita

Ultimo elemento, ma non per questo meno importante, Stefano Bandecchi si è mosso con anticipo quando ha capito che non ci sarebbe stata nessuna offerta per salvare la Ternana in serie C. Ha lavorato per settimane con gli uomini a lui più vicini ed ha cercato di supportare tutti gli sforzi fatti dai dirigenti in carica nella gestione dell'esercizio provvisorio per trovare un compratore. Ma non appena avuta la ragionevole certezza che non ci sarebbero state chance, ha intrapreso con determinazione il piano B. Ha fatto sondare ai suoi collaboratori il terreno della serie D e, non appena ha avuto contezza della volontà di Roberto Biagioli di passare la mano a Orvieto, ha stretto i tempi ed ha imbastito l'operazione di fusione con la TIP Power Ternana Futsal

La fusione, che ricordiamo deve scontare la ratifica federale come abbiamo spiegato raccontando i precedenti, per le piazze più rilevanti il lavoro avviene normalmente a fianco degli uffici FIGC e seguendone le indicazioni -, originerà una squadra con i colori rossoverdi eredità della Futsal, con la parola Ternana nel nome, con il simbolo del thyrus e con ambizioni di promozione immediata. Se andranno in porto gli ingressi ai quali si sta lavorando, ci sarà inoltre alle spalle un gruppo di più imprenditori guidato da Bandecchi, con le spalle consistenti e una dotazione finanziaria adeguata. 

Inoltre, il sindaco ha già fatto sapere di voler partecipare alle future aste che saranno bandite dai curatori per l'acquisizione dei beni mobili del club fallito: dal marchio, registrato proprio da lui nel 2021, alle attrezzature tecniche e agli arredi. Per questo ha già presentato una manifestazione d'interesse alla curatela. Infine, nonostante le polemiche politiche di questi giorni (ma ci torneremo), la nuova Ternana che originerà dall'operazione di fusione si potrà presentare anche da Stadium per acquisire la subconcessione del Liberati, dando una seconda risposta alla tutela dei creditori della Ternana (attraverso la valorizzazione della partecipazione in mano al collegio dei curatori) insieme alla possibilità di alimentare la moneta fallimentare della stessa curatela acquisendo i beni mobili. Ciò consentirebbe un ritorno economico di diverse centinaia di migliaia di euro al ceto creditorio. 

Con un alter ego così ingombrante, chi tenterà di dare vita a un club in Eccellenza solo per ragioni romantiche? Insomma, il vaticinio di due Ternana al posto di quella fallita non solo si allontana, ma sembra un'iperbole destinata a rimanere tale

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Federico Zacaglioni
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