22 May, 2026 - 08:15

Fallimento Ternana, si muove il "Progetto Fenice": ecco tutti i precedenti, cosa prevedono le NOIF e i tempi

Fallimento Ternana, si muove il "Progetto Fenice": ecco tutti i precedenti, cosa prevedono le NOIF e i tempi

Il salvataggio del calcio a Terni, in seguito alla liquidazione giudiziale della Ternana Calcio e alla prossima conseguente revoca della matricola federale, passa per varie strade e per diversi tentativi di dare vita a un nuovo sodalizio che erediti la tradizione sportiva della città. Il primo ad uscire allo scoperto con il proprio progetto è stato il sindaco Stefano Bandecchi: da giorni sta lavorando alla fusione tra l'Orvietana (Serie D) Srl e la ASD TIP Power Ternana Futsal per la creazione di quella che ha definito la "Ternana Men", con l'obiettivo di riportare il calcio a 11 al "Liberati". Un nome lanciato come iperbole, come prima aveva già lasciato trapelare la denominazione abbinata al suo cognome. Con tutte le probabilità la nuova Ternana non si chiamerà così, ma Bandecchi ha voluto far capire che lui, proprietario della Ternana Women in Serie A, sarà il protagonista principale di questa iniziativa. In ogni caso, ieri annunciando che l'asta di oggi sarà deserta, aveva rimarcato che in città ci sarà una nuova Ternana in Serie D.

Lontano dai riflettori, invece, si susseguono le iniziative di chi osteggia il sindaco di Terni e cerca di dare vita a un nuovo sodalizio che possa ripartire dall'Eccellenza. La parola d'ordine di questo variegato ambiente, che sarebbe composto da imprenditori, qualche politico, alcuni dirigenti ed esperti di calcio locale e anche da soggetti vicini nel recente passato ai destini di via della Bardesca è "La Ternana ai ternani". Anche se finora, al di là di qualche proclama sui social, non sarebbe nato un vero e proprio progetto strutturato, ma si starebbero studiando le mosse in vista del futuro per dare vita a una Ternana 2.

Se mai la cordata dovesse partire, proveremo a raccontarne l'evoluzione, ma allo stato attuale si può ragionare solo sul "Progetto Fenice" lanciato da Bandecchi e sui precedenti che renderebbero fattibile una operazione simile. Le ambizioni territoriali devono infatti incontrarsi e forse scontrarsi con tempistiche burocratiche stringenti e con un momento storico di profonda transizione per la politica sportiva italiana.

I tempi tecnici fissati dalle normative federali: dal notaio al palazzo del calcio

Allo stato attuale, l'operazione che per semplicità chiamiamo per ora "Ternana Men" è ancora in fase di cantiere: la firma davanti al notaio non è ancora avvenuta ed è attesa all'inizio della prossima settimana o, almeno, quando saranno pronte tutte le parti coinvolte. Nella nostra copertina abbiamo messo insieme i tre protagonisti dell'operazione: il sindaco Stefano Bandecchi, il patron dell'Orvietana Roberto Biagioli e il presidente della Ternana Futsal Tip Power Francesco Tonel.

Inizialmente da Orvieto era filtrata l'indiscrezione che la sottoscrizione della cessione dell'Orvietana a una società del gruppo imprenditoriale di Stefano Bandecchi potesse arrivare già oggi. In realtà il patron Roberto Biagioli deve risolvere alcuni problemi interni, come l'uscita di scena o la partecuipazione all'operazione degli altri soci: Totò Di Natale e Luciano Petrangeli. Coinvolgendo anche l'ASD Ternana Futsal Tip Power (che porterà in dote il valore più grande per i tifosi, vale a dire denominazione, simbolo della viverna, il drago Thyrus, e colori sociali), ci sarà poi bisogno di definire i patti parasociali e le rispettive aree d'azione per una società che potrebbe dare vita a una vera e propria polisportiva con un impatto consistente sullo sport locale.

Da quel momento, ci vorrà circa un mese per affrontare tutte le questioni tecniche e predisporre la mole di documentazione necessaria per il via libera dalla Federazione. Un lavoro minuzioso che dovrà portare a una serrata interlocuzione con gli organismi federali. Già, perché è questa la chiave fondamentale per ottenere il via libera. Almeno questo dicono i precedenti di operazioni simili tentate negli ultimi anni. Per avere il nulla osta occorre affrontare un dialogo serrato con la FIGC e trovare la strada più giusta per questa fattispecie, ispirandosi anche ai casi che sono stati costruiti negli ultimi anni.  

Le tempistiche imposte dalla Federazione sono però un muro invalicabile: il 15 luglio è la data limite (fissata dalle NOIF) entro la quale le società dilettantistiche devono presentare le domande per l'approvazione di fusioni, mutamenti di denominazione sociale e trasferimenti di sede.

Il nodo politico: le elezioni Figc e la corsa per la successione a Gabriele Gravina 

L'interlocuzione con le istituzioni calcistiche avverrà in un clima di totale riassetto. In seguito alle dimissioni di Gabriele Gravina, che ha deciso di lasciare la guida della Federazione, le prossime elezioni per la presidenza Figc sono state fissate per lunedì 22 giugno 2026 a Roma. A contendersi la poltrona sono Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti (LND), e Giovanni Malagò, lo sfidante che viene indicato dalle componenti professionistiche e dai club più importanti.

Sarà la nuova presidenza, verosimilmente, a dover mettere la firma su questo delicato "salvataggio". La decisione spetterà al nuovo presidente (se sarà eletto prima del 15 luglio), e si baserà sull'orientamento flessibile, ma cauto, adottato negli ultimi anni di fronte a operazioni analoghe (come Vicenza-Bassano o Brescia-Feralpisalò).

Cosa prevedono le Noif: i tre paletti fondamentali per l'operazione

Per ottenere il semaforo verde, il progetto "Ternana-Orvietana" (lo chiamiamo così per semplificazione giornalistica) dovrà muoversi chirurgicamente all'interno delle Norme Organizzative Interne Figc (Noif). Ecco l'analisi tecnica dell'operazione:

La fusione (Articolo 20 Noif): A differenza del caso Ancona-Matelica (dove non fu possibile fondere una società professionistica con una dilettantistica), Orvietana e Ternana Futsal appartengono entrambe alla Lega Nazionale Dilettanti. La norma impone che le società coinvolte in ambito dilettantistico debbano avere sede nella stessa Provincia. Le due città coinvolte (Orvieto e Terni) ricadono ovviamente nel medesimo territorio provinciale, rispondendo pienamente al requisito territoriale. Inoltre, entrambe devono essere affiliate alla Figc da almeno due stagioni sportive e non devono essere state protagoniste di altri trasferimenti di sede o fusioni nelle due stagioni precedenti.

Il cambio di denominazione (Articolo 17 Noif): Per assumere il nuovo nome che sarà scelto, la neonata società oggetto di fusione dovrà ottenere l'autorizzazione del Presidente della Figc, previa istanza da presentare entro il 15 luglio. L'articolo vieta solo denominazioni a carattere esclusivamente propagandistico o pubblicitario e ovviamente l'utilizzo per la fenice che dovrà rinascere sulle ceneri del club rossoverde, della vecchia denominazione Ternana Calcio 1925.

Il nodo stadio e sede legale (Articoli 18 e 19 Noif): Questo è il passaggio più complesso. Lo spostamento della sede sociale da Orvieto a Terni secondo alcune interpretazioni dell'articolo 18, sarebbe consentito solo verso un Comune confinante (criterio di prossimità). Se non ci fossero motivazioni particolari, deroghe o non passasse un'interpretazione estensiva, la Federazione potrebbe respingere lo spostamento della sede. Tuttavia, come spesso accade nei dilettanti, si può ricorrere alla scappatoia dell'Articolo 19 Noif: la società manterrebbe formalmente la sede legale a Orvieto (quella scritta sulla carta intestata, tanto per capirci) con uffici e sedi amministrative e operative a Terni, ma chiederebbe alla LND l'autorizzazione a svolgere la propria attività in un impianto diverso (il Liberati di Terni), operazione esplicitamente consentita per le squadre di Serie D purché lo stadio si trovi all'interno della stessa Provincia.

Il destino del calcio rossoverde si deciderà dunque nel prossimo mese, incrociando il lavoro dei notai in Umbria e le urne federali a Roma. Se il dossier sarà inappuntabile, la nuova Figc avrà le basi giuridiche per avallare la nascita della Ternana Men.

Il peso dei precedenti: come evitare la bocciatura e la fattibilità della fusione

Come insegna la storia recente del diritto sportivo, i grandi progetti di fusione e trasferimento non arrivano quasi mai a un rigetto formale da parte della Federazione perché vengono "corretti" ed orientati a monte grazie ad attenti studi legali. Sebbene il rischio di una bocciatura sia possibile - come dimostra il caso dell'Ariano Irpino, la cui richiesta di fusione fu respinta dalla Figc e dal Comitato Regionale con successiva conferma del Collegio Arbitrale del Coni - i casi più "rumorosi" hanno evitato gli ostacoli adattandosi rigorosamente alle maglie delle Noif. Per non farsi rigettare l'iscrizione al campionato di Serie D, la nascente "Ternana-Orvietana" dovrà dimostrare in modo inappuntabile che non si tratta di una "compravendita" del titolo sportivo o di uno spostamento della franchigia, pratica vietata in ambito calcistico, ma consentita in altri sport come basket e volley.

La vera forza di questa specifica operazione risiede però nella sua inappuntabile fattibilità strutturale: la fusione tra Orvietana e Ternana Futsal è giuridicamente possibile perché entrambe le società appartengono alla stessa "famiglia" federale, ovvero la Lega Nazionale Dilettanti. A differenza della celebre vicenda Ancona-Matelicala vicenda ha coinvolto il Matelica, società professionistica di Serie C, e l'Anconitana, club dilettantistico che rappresentava la città di Ancona ma privo di un titolo nei professionisti. Non è stata creata alcuna nuova società tramite una fusione, in quanto le normative federali vietano esplicitamente l'unione tra club appartenenti a leghe diverse (una professionistica e l'altra dilettantistica). In pratica, la strada scelta è stata esclusivamente il cambio di denominazione del Matelica, che è diventato formalmente "Ancona Matelica Srl". La società professionistica preesistente ha così mantenuto la propria matricola originaria e l'iscrizione al campionato di Serie C, spostando semplicemente la denominazione, la sede e l'attività agonistica verso il capoluogo dorico, avvalendosi della flessibilità concessa dagli articoli 17 e 18 delle Noif.

Affinché l'incastro sia definitivo, basterà certificare che entrambe siano affiliate alla Figc da almeno due stagioni e che, nelle due stagioni sportive precedenti, nessuna delle due abbia già trasferito la sede sociale in un altro Comune, né sia stata oggetto di fusioni, scissioni o conferimenti d'azienda.

I precedenti di successo tra i professionisti: Vicenza e Brescia

La prassi federale ha visto operazioni simili andare a buon fine quando sapientemente modellate sulle Noif. Un caso emblematico è quello del Vicenza-Bassano (2018): dopo il fallimento del Vicenza, l'imprenditore Renzo Rosso, già proprietario del Bassano in Serie C, acquisì il ramo d'azienda del club biancorosso all'asta. Per riportare il calcio a Vicenza, Rosso non effettuò una fusione, ma utilizzò la matricola del Bassano, cambiandone la denominazione in "L.R. Vicenza Virtus Spa" e chiedendo il trasferimento di sede da Bassano a Vicenza. La Figc approvò l'operazione (con il Comunicato Ufficiale n. 1) appoggiandosi agli articoli 17 e 18 delle Noif, applicando la deroga per "comprovati motivi di eccezionalità" prevista per le società professionistiche.

Uno schema quasi identico è stato utilizzato per il caso Brescia-Feralpisalò (2025). Dopo la fine certificata dello storico Brescia Calcio, la Feralpisalò del presidente Pasini ha mosso i passi per trasferire il proprio titolo sportivo, la sede e l'attività agonistica allo stadio Rigamonti, cambiando denominazione e raccogliendo di fatto l'eredità biancoblu. Anche in questo caso, la Figc ha evitato di qualificare l'operazione come "vendita di titolo", ma ha autorizzato il passaggio combinando gli articoli 17 e 18 Noif e sfruttando le finestre temporali di deroga concesse alle società per preservare piazze calcistiche storiche.

Il precedente nei dilettanti: Puteolana e Turris (2026)

Il caso più vicino all'operazione Orvietana-Ternana è quello campano legato alla Puteolana e alla rinascita della Turris (Torre del Greco) in Serie D. Il presidente Langella ha annunciato lo spostamento del titolo agonistico verso Torre del Greco. Poiché la Puteolana aveva già trasferito la propria sede legale di recente (a Casalnuovo e poi di nuovo a Pozzuoli), un nuovo trasferimento formale era bloccato dal divieto biennale imposto dall'Articolo 18 delle Noif. La soluzione adottata è stata proprio la via di fuga tecnica dell'Articolo 19: mantenere la sede legale nel comune originario (Pozzuoli) ma chiedere l'autorizzazione per disputare le partite interne nello stadio "Liguori" di Torre del Greco, allegando una certificazione di indisponibilità dello stadio locale di Pozzuoli. Questo dimostra come, in ambito dilettantistico, lo spostamento dell'impianto di gioco sia molto più flessibile rispetto allo spostamento burocratico della sede legale.

Il rischio di bocciatura: il caso Ariano Irpino

Nonostante queste vie d'uscita, il rischio che l'operazione "Ternana Men" venga respinta non è solo teorico. Il caso dell'Ariano Irpino dimostra che la Figc ha il pieno potere di bocciare questi progetti: in quell'occasione, la Figc e il Comitato Regionale respinsero esplicitamente una richiesta di fusione societaria. La società fece ricorso al Collegio Arbitrale del Coni, il quale diede però ragione alla Federazione, confermando la legittimità del rigetto. Questo precedente stabilisce una regola chiara: il Presidente federale può negare l'approvazione di una fusione se i paletti imposti dalle Noif non vengono rispettati alla lettera o se l'operazione si configura come un puro "shopping di categorie" o una vendita mascherata del titolo.

AUTORE
foto autore
Federico Zacaglioni
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE