A pochi giorni dall'addio dell'ex vicepresidente della giunta regionale Fabio Paparelli , che ha accusato il Pd di aver smarrito la via del riformismo e di essersi chiuso in congressi kafkiani, i dem ternani scelgono di rispondere non con uno scontro interno ma con i numeri e con un messaggio politico che guarda all’esterno. La segreteria provinciale e quella comunale di Terni scelgono un’altra strada per rispondere. Non il contro-atto d’accusa, né la polemica personale. Bensì una fotografia politica in campo largo, che prova a rovesciare il frame del declino e a sostituirlo con numeri, radicamento e un’agenda concreta.
Carlo Emanuele Trappolino e Leopoldo Di Girolamo, i due segretari, siedono attorno a un tavolo con i loro collaboratori. La postura è tutt’altro che difensiva. Hanno davanti i dati del tesseramento 2024, che chiudono con un segno più: 1.414 iscritti in provincia, e una raccolta del 2 per mille cresciuta del 4%.
Numeri che, come tiene a precisare Jonathan Monti, coordinatore della segreteria provinciale, raccontano di "un insediamento importante" e pongono il Pd ternano "tra le prime province d’Italia per media di iscritti per abitanti". È la base dalla quale partono per tracciare un’idea di partito "aperto e largo", che non rimuove le critiche ma prova a metabolizzarle.

"Quando qualcuno lascia il partito, vuol dire che c’è un problema politico che ci deve interrogare", ammettono Trappolino e Di Girolamo, parlando a braccio della scelta di Paparelli. "Non sottovalutiamo la sua scelta e riflettiamo sulle questioni che ci ha posto. Avremmo, forse, voluto avere un confronto prima della decisione". Il tono è ponderato, riconosce la ferita ma non l’apocalisse. Anzi, la replica si costruisce su un paradosso: proprio nel periodo dei congressi nazionali, che Paparelli addita come labirinto, il partito a Terni avrebbe consolidato le sue fondamenta. "A Terni c’è stata una candidatura unica e oggi c’è una segreteria unitaria che lavora in maniera molto coesa", spiega Di Girolamo, ricostruendo anche il complicato congresso provinciale, risolto con l’elezione unitaria di Trappolino. Un quadro che, a suo dire, dimostra capacità di tenuta.
La contro-narrazione si regge su una geografia organizzativa in movimento. Accanto ai dati provinciali, viene presentato il caso di Amelia come un "laboratorio" di nuova partecipazione. Qui, sotto la guida della neoeletta segretaria Laura Dimiziani, le adesioni sono schizzate del 22% nonostante l’opposizione in città. "Il congresso non è stato affrontato in maniera stanca o dovuta, non come un mero adempimento formale", racconta Dimiziani, "ma in un percorso leale, franco, di connessione con le persone". Un metodo che, assicura, ha intercettato un "nuovo desiderio di partecipare".

Il quadro politico in cui si muove questo Pd è peraltro frammentato: all’opposizione sia nel Comune di Terni che nella Provincia, ma al governo della Regione Umbria. Una condizione che impone scelte tattiche precise. Di Girolamo rivendica i risultati elettorali: alle Regionali 2024, il Pd è tornato primo partito a Terni città (30,8%) e ha performato meglio che a Perugia in termini percentuali, eleggendo tre consiglieri. "Il nostro contributo al partito è rilevante", afferma. È un modo per dire che, nonostante le difficoltà di governo locale, la macchina organizzativa e il consenso non sono collassati.
"Ovvio che la politica non la fanno i numeri" - puntualizza Monti - "ma i numeri ci restituiscono risultati importanti e fondamenta solide su cui costruire". E la costruzione, ora, deve passare da un rinnovato contatto con la cittadinanza. È qui che la segreteria ternana lancia le sue due campagne-cardine per i prossimi mesi: la campagna d’ascolto promossa a livello nazionale, declinata sui bisogni del territorio, e l’impegno attivo sul fronte referendario contro la riforma costituzionale del governo Meloni, giudicata "una stortura democratica".
Ma è su Terni, la città del ferro e dell’acciaio, che si gioca la partita più difficile e simbolica. Trappolino, che della città è anche segretario comunale, la descrive senza edulcorazioni: "Una città dove c’è una forte presenza di lavoro in termini di cultura del lavoro". E proprio da quella cultura, sostiene, nasce la sensibilità al cambiamento e, quando l’ascensore sociale si blocca, la rabbia. "Oggi Terni vive l’antipolitica nella forma peggiore: va rimarginata la ferita, non possiamo legittimare certi comportamenti", dice, in un chiaro riferimento alle recenti tensioni istituzionali e alla figura del sindaco Stefano Bandecchi.
La risposta, per il segretario, non può che essere una politica "dei mille rivoli", capace di mettere il partito "in connessione con le persone, le associazioni, le organizzazioni sindacali e datoriali, le imprese". Un lavoro paziente, di ricucitura, che deve passare anche dal superamento di certe pratiche interne. "Il Pd deve essere all’altezza di questo compito, smettendo il pettegolezzo e la delegittimazione continua", avverte Trappolino. "L’unico strumento che può invertire questa tendenza è la politica, come il partito organizzato è l’unico strumento perché i più deboli possano contare".
Il primo banco di prova concreto saranno proprio le iniziative pubbliche sul referendum e la campagna d’ascolto, a partire da un incontro già organizzato ad Amelia con Anna Ascani. È la prova del nove di un partito che, almeno a sentire i suoi segretari, non intende arroccarsi nella disputa interna. La partita è tutta fuori, in una provincia complessa, e il tempo per dimostrare che quella fotografia in positivo non è un’illusione è già scattato. La rottura di Paparelli resta lì, a monito. La risposta del Pd ternano cerca di trasformarla in un punto di ripartenza, consapevole che, in politica, i numeri contano, ma a vincere è chi riesce a ridare un senso collettivo alla frustrazione.