La battaglia politica a Terni si riaccende e torna a spostarsi, ancora una volta e per mano dei DEM, nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama. Ma il sindaco Bandecchi non ci sta e replica colpo su colpo al tentativo di alzare un polverone mediatico, riportando in Umbria e nel cuore dei problemi della città la polemica con la Sinistra.
I parlamentari umbri del Partito Democratico Anna Ascani e Walter Verini hanno annunciato per la prossima settimana il deposito di due distinte interrogazioni rivolte al Governo, per chiedere conto di quella che definiscono "grave situazione" che viverebbe il capoluogo dell'Umbria meridionale. Un atto formale che punta i riflettori nazionali sull’operato del sindaco Stefano Bandecchi, descritto come una figura che "continua a inquinare la convivenza civile" e che governa in un clima di "legalità sospesa".
La replica del primo cittadino, arrivata a valle del lancio di agenzia Ansa che rilanciava l'iniziativa del PD, non si è fatta attendere e ha il sapore della sfida. Stefano Bandecchi rovescia l’accusa di conflitto di interessi sollevata dai due deputati del Pd, trasformandola nella prova del proprio impegno per la città. "Sono nervosetti perché abbiamo disvelato il grande inganno che stanno perpetrando ai danni della città e dei cittadini di Terni, a cominciare dal grande bluff sulla sanità e sullo sviluppo economico", ha affermato il sindaco a Tag24 Umbria. La posta in gioco, nel duello che infiamma la scena politica regionale, ha un nome preciso: il nuovo ospedale e la gestione della sanità pubblica.
Il comunicato di Ascani e Verini è un documento articolato: la questione di fondo, secondo i due esponenti dem, è che Stefano Bandecchi non avrebbe dovuto nemmeno accedere alla poltrona di Palazzo Spada. "Il sindaco non avrebbe dovuto essere candidato per evidente conflitto di interessi (su questo attenzionato dallo stesso Ministero dell'Interno)", si legge nella nota. Un vizio originario che, a loro dire, non si è estinto con l’elezione. I parlamentari delineano quello che per loro è un intreccio tra la sfera pubblica e gli affari privati del sindaco-imprenditore, fondatore dell’Università dei Niccolò Cusano e proprietario di società sportive. "Il conflitto di interessi, in capo allo stesso sindaco, tra la qualifica di proprietario della società sportiva e di concessionario dello stadio comunale in cui si esercita l'attività sportiva, che, se fatto valere in origine, ne avrebbe impedito la candidatura, è, con diverse modalità e configurazioni, tuttora sostanziale", affermano.
L’accusa si fa ancor più specifica: Bandecchi è tuttora proprietario della Ternana Women, società che detiene il diritto di proprietà sul terreno dove dovrebbe sorgere una clinica privata, "obiettivo imprenditoriale del sindaco medesimo". Un groviglio inaccettabile, che per Ascani e Verini mina i principi costituzionali del mandato amministrativo, da esercitare con "disciplina e onore".
A completare il quadro, i due deputati citano l’episodio dell’"inaudita aggressione verbale e a mezzo stampa, gravemente diffamatoria" che Bandecchi avrebbe rivolto all’assessore regionale alla Sanità, Francesco De Rebotti. Un attacco giudicato particolarmente grave perché avvenuto "nel vivo di una impegnativa sfida per tutelare produttività e posti di lavoro alla Moplefan". La conclusione è un appello a recuperare per Terni "i modi civili, di trasparenza, decoro e legalità" della sua tradizione amministrativa.
La risposta di Stefano Bandecchi non entra nel merito tecnico-giuridico delle accuse. "E' singolare - attacca - che ogni volta che la sinistra perde le elezioni trova il modo per cercare di delegittimare chi raccoglie il consenso legittimo degli elettori nelle urne. A metà mandato tornano a ripetere, come un disco rotto, il mantra di un'incompatibilità che esiste solo nelle loro teste, dimostrando non solo di non conoscere la legge ma anche di pretenderne un'interpretazione da stato totalitario".
Stefano Bandecchi sceglie, dunque, una strategia di ribaltamento frontale, spostando il dibattito sul terreno della concretezza e delle responsabilità di governo. La sua replica è un manifesto politico in difesa della propria azione e in attacco alla Giunta regionale guidata da Stefania Proietti. Terni ha un sindaco che la difende", esordisce, rivendicando il mandato popolare. Il conflitto, per lui, non è tra legalità e illegalità, ma tra gli interessi di una città "trattata come territorio di sudditi" e una Regione incapace. Il presunto conflitto di interessi? Viene smontato con una domanda retorica: "Quale sarebbe il conflitto di interessi di Bandecchi? Quello di chiedere un nuovo ospedale per Terni?".
Sul tema del progetto Stadio-Clinica, Bandecchi chiarisce che “il terreno della Ternana Women è in vendita da sempre e la stessa cosa per i permessi della costruzione della clinica, basta restituire alla stessa Ternana Women 2 milioni di canoni anticipati alla Ternana e pagare un milione e mezzo per il terreno in questione. Non vorrei che i due politici di assalto, che sanno bene queste cose, stessero appoggiando in modo sconclusionato strani interessi al fine di penalizzare Terni, Perugia e tutti gli umbri. Farò chiedere anche io in Parlamento quali siano gli interessi che si celano dietro a questi attacchi personali. Perché mentre i miei interessi sono chiari, le azioni che vengono portate avanti da certi ambienti politici potrebbero nascondere secondi fini, che solo indagini accurate potrebbero portare alla luce. Il mio tenore di vita è chiaro a tutti e tutti ne conoscono i motivi, per gli altri servono verifiche puntuali approfondite che partano da lontano”.
Nella sua controffensiva il sindaco Bandecchi ribalta le accuse che gli vengono rivolte dai parlamentari del PD e attacca la sinistra per la gestione clientelare della cosa pubblica. "Verini e Ascani presentino interrogazioni al governo centrale su tutti i potenziali conflitti di interesse che oggi girano in Regione, tra aziende e finanziate dalla Regione e vecchie e nuove iniziative parentali nate o tenute in vita con soldi regionali. Facciano chiarezza, una volta per tutte, sull'intreccio di interessi che la sinistra ha gestito e continua a gestire da più di cinquant'anni sulla sanità pubblica, senza aver mai fatto i conti con quanto emerso da inchieste e scandali. Si tratta di un nodo politico che dovrebbe essere finalmente sciolto".
Da qui, il sindaco scatena la sua artiglieria sull’annosa vicenda del nuovo nosocomio, il vero snodo dello scontro. Accusa la Regione di voler far lievitare i costi da 230 a 770 milioni di euro, di non avere "uno straccio di progetto e un cronoprogramma" e di condannare Terni ad attendere "non meno 15 anni, se tutto andasse come pretendono lor signori".
“Verini e Ascani - prosegue - dovrebbero fare il loro lavoro e domandare al governo centrale come mai anche i sospetti malati oncologici oggi non trovano posto nelle liste di attesa per gli esami e si sentono rispondere di dover attendere. Obbligandoli così a presentarsi nei pronto soccorso umbri al fine di accelerare le possibili cure per evitare la morte. Una situazione al limite che finisce per bloccare di fatto anche i servizi di emergenza-urgenza come i pronto soccorso di Terni e di Perugia”.
Contro questa situazione, Bandecchi erge la propria figura di sindaco battagliero: "Noi andremo a Perugia a far sentire le nostre ragioni. Non ci faremo intimidire da parlamentari che non hanno fatto nulla pr Terni e per l'Umbria e che emergono solo per fare propaganda e difendere le proprie poltrone".
Il messaggio finale per Verini e Ascani è tagliente: invece di "cercare visibilità" con interrogazioni contro il sindaco di Terni, dovrebbero chiedere conto alla loro parte politica del fallimento sulle promesse elettorali. "Questi sono i veri conflitti di interesse della nostra regione: la mobilità passiva in sanità è esplosa a vantaggio del Lazio, le tasse sono state aumentate a livelli record in Italia, le liste di attesa sono al collasso", elenca. La sua conclusione non ammette repliche: l’attacco dei parlamentari Pd è solo il sintomo del "nervosismo per la situazione in cui la sinistra umbra si è andata a cacciare per la sua incapacità di governare".