A pochi giorni dalla partecipazione politica delle linee guida del Piano socio-sanitario regionale (che la presidente Proietti ha organizzato a Palazzo Donini con la sua maggioranza in un incontro a porte chiuse) il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale di Terni, Roberto Pastura, introduce - in una intervista a Tag24 Umbria - alcuni elementi dirompenti nel dibattito sul nuovo ospedale.
Il primo è il quadro nazionale in via di evoluzione. Il Governo nazionale, infatti, a metà gennaio ha approvato il disegno di legge delega per la riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e per la revisione del modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale. Entro dicembre 2026 l’esecutivo Meloni, con decreti specifici, cambierà tutto il quadro di riferimento del mondo sanitario.
Il secondo è l’introduzione di un nuovo standard, quello dei DEA di Terzo livello (Dipartimenti di Emergenza-Urgenza e Accettazione), ponendo una sfida di qualificazione per il nuovo nosocomio ternano.
Infine, il terzo, una cauta apertura al modello dell'Accordo di programma per l’ospedale con il coinvolgimento del Governo nazionale, uno strumento indicato alla fine della scorsa legislatura anche dall’allora governatrice Tesei e oggi rilanciato dal sindaco Bandecchi, sulla scorta di quanto è già stato fatto per l’ospedale di Narni-Amelia. Ma andiamo con ordine.

Roberto Pastura, capogruppo di FDI, lei si è fatto promotore dell’audizione dei capigruppo del consiglio comunale nella Terza commissione regionale Sanità dell’assemblea legislativa. Cosa è rimasto di quel confronto?
“Poco in termini pratici, se non la volontà - da parte di noi promotori - di accompagnare un salto di qualità nel dibattito pubblico sul nuovo ospedale. Tradotto: per noi si deve accettare di uscire dalle banalizzazioni e dalle semplificazioni tattiche e ammettere che si tratta di un tema molto complesso, da affrontare con un metodo coerente alla posta in gioco”.
E invece?
“Invece, la presidente Proietti è ostaggio di questa sua narrazione stantia e ripetitiva, in cui mancano concretezza e serietà programmatoria e progettuale. La governatrice è più attenta a come dice le cose che al loro contenuto e da mesi ripete la stessa litania. E’ ora di cominciare a fare qualcosa di concreto. Bandecchi la rincorre e qualche volta la supera sul terreno delle semplificazioni tagliate con l’accetta. La sua manifestazione a Perugia invece di unire ha diviso, basti vedere quante persone lo hanno seguito. Lo invito a rivedere le immagini delle grandi manifestazioni in cui Terni si è unita davvero, al di là degli schieramenti e delle sigle politiche, per i grandi obiettivi di rivendicazione territoriale. Il sindaco qual è il nostro pensiero lo sa. Glielo abbiamo detto più volte”.
Quindi, come se ne esce?
“Con un metodo serio e pragmatico: affrontando le due grandi componenti della questione, quella di indirizzo politico e quella tecnico economica. Per dirne una: io credo che il modello di ospedale che vogliamo fare per la Terni del futuro condizioni la scelta della location che lo dovrà ospitare. Invece, stiamo partendo dalla fine. Scegliamo prima il posto in cui costruire e poi diciamo che tipo di ospedale fare, quanti soldi investirci, dove trovarli. Il virus della banalizzazione e della semplificazione rischia di far morire tutto”.
Lei ha lanciato, in consiglio comunale, il tema ambizioso di concorrere alla qualifica di DEA di terzo livello per l’ospedale di Terni. Si tratta di una novità assoluta…
“Un obiettivo che sarebbe ambizioso e qualificante. La mia è una suggestione: fare di Terni il primo DEA di terzo livello in Umbria. Questo tipo di strutture di eccellenza a bacino nazionale o sovranazionale, viene introdotta dalla nuova riforma del Servizio sanitario nazionale e saranno finanziate con risorse dedicate in base a criteri molto sfidanti (casistica trattata, qualità, mobilità interregionale, ricerca). Ci vogliamo provare? E’ una sfida che l’Umbria si sente di raccogliere? Di questo dovremmo parlare, non di aspetti secondari. Prima dovremmo decidere cosa vogliamo fare, poi parlare di come, dove, con quali risorse e con quali percorsi”.
Alt, la fermo: lei ha parlato della legge delega approvata dal Governo e di una riforma complessiva del settore. La presidente Proietti ha legato ogni decisione sull’ospedale nuovo di Terni alla presentazione del suo Piano socio-sanitario regionale. Ora cambierà la normativa nazionale. Non si rischia di dover ricominciare da capo? Di allungare ulteriormente i tempi di un Piano regionale che sembra già dettare un percorso tutt’altro che rapido?
“Il rischio c’è se si continua a perdere tempo. Il DDL consegna già un quadro chiaro nel quale è necessario però entrare. Ma di questo in Regione Umbria non si parla. Mi pare che non ci sia l’adeguata consapevolezza politica e che si cerchi di fare un Piano regionale per far vedere di aver fatto qualcosa. In questi mesi Proietti ha partecipato a numerosi incontri col Governo. E' in Conferenza Stato-Regioni. Mi auguro che abbia tenuto conto della riforma in corso. L’incertezza normativa non è un viatico per una programmazione regionale che rischia di nascere già vecchia, quando ci saranno i decreti di riforma”.

L’obiettivo del Dea Terzo Livello non rischia di essere un altro specchietto per le allodole come l’IRCCS, sempre evocato come alternativa e del quale non si è mai valutata la fattibilità né si è discusso con l’università? Insomma, non è che - come diceva Voltaire - l’ottimo è nemico del bene?
“Abbiamo due strade davanti: volare alto e valutare la fattibilità di progetti ambiziosi, oppure accontentarci della prospettiva provinciale di farci andar bene l’esistente. Ribadisco: continuare a perdere tempo ci porterà a due esiti. Il primo: il nulla. Il secondo: un banale maquillage dell’esistente. Con entrambe queste prospettive, tra dieci anni ci troveremo con una struttura pronta ad essere declassata da DEA di Secondo Livello a ospedale di Comunità. Per noi ci vuole un ospedale nuovo, con una missione precisa e con l’obiettivo di avere 50 anni davanti. Un ospedale attrattivo e aperto a un mercato interregionale”.
Quindi?
“Quindi bisogna riflettere bene se Colle Obito sia la soluzione da difendere a tutti i costi. E questo dovrebbe essere fatto con metodo. La Regione non può venire a Terni e dire alla città decido io qual è l’area migliore senza al contempo prendere nessuna decisione. Parimenti il Comune non deve arroccarsi a difesa di un progetto specifico o di un’area. Si ragioni in modo diverso, si apra un tavolo tecnico-politico, si lavori ad accordi interregionali, si rispettino le rispettive competenze e si coinvolga anche lo Stato”.
Cosa ne pensa dell’Accordo di programma proposto da Bandecchi e già evocato dalla presidente Tesei, alla fine della scorsa legislatura?
“Non dico di no. E’ un percorso lungo e complesso. Ne abbiamo avuto prova con quanto fatto per l’acciaieria. Il termine accordo sancisce un principio metodologico diametralmente diverso da quello usato sino ad ora. Però è una strada per coordinare tutti i soggetti coinvolti e assegnare ad ognuno compiti e competenze precise. Voglio dire, però, che la Regione dovrebbe partecipare a un progetto anche con i fondi della fiscalità generale. Invece la presidente Proietti sfugge a questo tema. Gli ospedali dell’alta Umbria sono stati fatti tutti con soldi anche della Regione. C’è una stangata fiscale che drenerà 184 milioni dalle tasche degli umbri. Parte venga investita sulla sanità. Non è vero che il gettito deve essere destinato solo alla spesa corrente”.