L’unica notizia, rappresentanta da un dato temporale emerso dall’ultimo confronto in Terza Commissione Sanità del Consiglio regionale dell’Umbria, presieduta da Luca Simonetti (M5S), è un orizzonte: il 2026. In quell’anno, all’interno del nuovo Piano socio-sanitario regionale, verrà sancita la scelta su dove sorgerà il nuovo ospedale di Terni. Lo ha annunciato la presidente della Regione, Stefania Proietti, rispondendo alla consigliera Eleonora Pace (Fratelli d’Italia) durante l’audizione dei capigruppo del consiglio comunale ternano.
La presidente, tuttavia, ha voluto rimarcare che l’incontro ha prodotto altro: un approfondimento sostanziale. "La novità che posso dire è che c’è un assenso generale di tutte le parti politiche alla necessità e urgenza di correre sulla progettazione e realizzazione del nuovo ospedale di Terni", ha dichiarato Proietti, sottolineando il clima costruttivo.
Uno storytelling sul quale ha insistito molto durante la seduta, a rimarcare la differenza di vedute col sindaco di Terni Bandecchi le intenzioni del quale, a suo dire, non erano chiare quando in agosto si aprì la discussione sulla struttura. Ma su questo è lecito attendersi una replica proprio del primo cittadino, che sul nuovo ospedale ha condotto da due anni e mezzo una lunga campagna comunicativa.
Oltre alla consueta esposizione sulle risorse - con la conferma della linea di finanziamento tramite fondi INAIL e la promessa di uno sforzo per cercare "maggiori risorse pubbliche a fondo perduto possibili" - la vera novità evocata dalla presidente è di natura politica. L’esecutivo regionale ha registrato una rara convergenza trasversale sulla necessità di accelerare il più grande investimento in opera pubblica della legislatura.
Tuttavia, sul fronte più concreto – quello dei finanziamenti – le risposte sono apparse meno convincenti. Alle pressanti richieste dei capigruppo ternani di un impegno di spesa diretta della Regione con i proventi di una fiscalità generale che si è alzata di ben 184 milioni, sul modello di quanto avvenuto per gli ospedali di Branca, Todi e per il Silvestrini di Perugia, Proietti ha opposto un muro. Ha escluso ogni possibilità di utilizzare la parte corrente del bilancio regionale per investimenti (e questo era scontato), e ha indicato come unica via percorribile il ricorso ai fondi infrastrutturali dell'INAIL, con i canoni che saranno a carico dell'Azienda ospedaliera sul montante degli interessi annui (tra il 3,5 e il 5% a seconda di chi dovrà farsi carico delle manutenzioni).

I finanziamenti pubblici disponibili ex articolo 20, quello della ripartizione statale, andranno quindi su eventuali maxi-rate dei fondi Inail: quello iniziale o quello finale, per poi recuperare la proprietà dell'immobile (che sennò resterebbe in capo all'istituto assicurativo). "In una fase in cui ci sono pochi soldi pubblici disponibili - ha chiosato Proietti - questa è diventata la prassi per gli investimenti sanitari".
"Ci mettiamo la faccia", ha affermato Proietti, definendo il futuro ospedale di Terni "l’eccellenza della Sanità Umbra, perché sarà l’ospedale più nuovo e più grande della storia sanitaria degli ultimi 20 anni". Un progetto che, nelle intenzioni, deve ambire a una "qualità sovraregionale" per attrarre pazienti e garantire sostenibilità. Insomma, l'esperiente retorico della faccia spesa su progetti qualificanti (come era avvenuto per le liste di attesa in campagna elettorale) viene nuovamente utilizzato anche per il nuovo nosocomio ternano. Ovviamente, da parte dei capigruppo ternani dei partiti di opposizione al governo regionale, le ironie non sono mancate. Ma questo è il dietro le quinte di una seduta che era stata pensata su ispirazione del capogruppo di FDI Pastura per favorire una "pacificazione" tra Comune di Terni e Regione Umbria dopo lo "sgarbo" della presentazione della relazione sulle aree idonee senza coinvolgimento di Palazzo Spada.
L’audizione ha permesso di discutere pubblicamente l’evoluzione dello studio preliminare di Binini Partners, che dall’individuazione delle cinque aree idonee è progredito a un primo "esame di fattibilità tecnico-economica". Un passaggio che era stato già presentato ai consiglieri regionali, con ipotesi di spesa tra i 550 e i 770 milioni di euro a seconda della localizzazione.

Su uno dei nodi più caldi, la scelta dell’area, Proietti ha ribadito la posizione di "laicità" della Regione. "Noi ci mettiamo in mano i tecnici, vogliamo l’ospedale migliore possibile, nel tempo più breve possibile", ha specificato, prendendo le distanze dalle preferenze politiche per localizzazioni specifiche, come Colle Obito, sostenuta dal Comune di Terni. C'è più di un'impressione, però, che i partiti del Patto Avanti la loro scelta l'abbiano già fatta. E non fosse altro che per contraddire Bandecchi e un pezzo del centrodestra (a cominciare dalla Lega), le preferenze sono su Campitello e Gabelletta.
Il calendario definitivo sarà dettato dall’iter del Piano socio-sanitario regionale, il primo dopo quello del 2009. "Un piano che è soggettivo di un’amministrazione, noi intendiamo farne la pianificazione della sanità per i prossimi sicuramente 5 anni, ma anche 10 anni", ha spiegato la presidente. I tempi prevedono la pre-adozione in Giunta "in poche settimane", seguita da una "grande fase partecipativa" sulla quale Proietti non ha voluto dare "deadline precise", preferendo un ascolto ampio degli stakeholder a una decisione affrettata.
All’interno di quel documento, che disegnerà nel dettaglio la rete ospedaliera, troverà spazio la decisione sull’area del nuovo ospedale ternano, con la conferma del suo ruolo di DEA di secondo livello. La presidente ha chiuso con un appello: "Speriamo che ognuno delle parti politiche concorra per la sua parte di responsabilità a che questa realizzazione sia fatta prima possibile". La corsa, almeno a parole, è partita. Ma il traguardo della prima pietra resta ancora oltre l’orizzonte del 2026.