19 Mar, 2026 - 15:40

La partita dell'Imu sacra: Terni chiama il governo per salvare parrocchie e conventi

La partita dell'Imu sacra: Terni chiama il governo per salvare parrocchie e conventi

La partita sulle cartelle Imu recapitate a parrocchie e istituti religiosi ternani esce dai confini comunali e chiama in causa il governo. Nel confronto tecnico con la diocesi, l'assessore al Bilancio Michela Bordoni ha messo nero su bianco un punto chiave: i margini di intervento autonomo di Palazzo Spada sono pressoché nulli, perché il quadro normativo e la giurisprudenza sugli omessi adempimenti dichiarativi non consentono "sanatorie" locali per gli enti che, pur svolgendo attività di culto o sociale, non hanno presentato la comunicazione di esenzione. Da qui la scelta di attivare un fronte comune Comune-Diocesi per coinvolgere Anci e Cei in una pressione congiunta sull'esecutivo, alla ricerca di una soluzione compensativa o di un intervento interpretativo che eviti contenziosi e squilibri di bilancio sia per gli enti religiosi sia per le casse comunali. Un dossier che rischia di diventare anche un caso politico nazionale, mentre in città l'attenzione si concentra sul caso del monastero delle Clarisse, destinatario di una richiesta da 25mila euro per il solo 2020.

Il paradosso delle esenzioni fantasma: quando la forma prevale sulla sostanza

La vicenda affonda le radici in un cortocircuito burocratico che ha trasformato un adempimento formale in un debito reale per decine di istituti religiosi. Il nodo è la mancata o incompleta comunicazione dell'esenzione Imu per alcune annualità. Gli enti interessati, come il monastero delle Clarisse – per il quale è stato notificato un avviso da 25mila euro relativo al solo 2020 –, svolgono attività di culto o assistenza sociale che, per legge, darebbero diritto all'esenzione. Il beneficio fiscale, però, non scatta in automatico: va dichiarato. E in molti casi, per dimenticanza o per una cattiva interpretazione delle norme, quella dichiarazione non è stata presentata, o lo è stata in modo incompleto.

A complicare il quadro, si aggiunge la fase della riscossione. È lì che si è consumato il vero e proprio "cortocircuito", come emerge dall'incontro tra Comune e Diocesi. Gli atti sono partiti in automatico, finendo sui tavoli di parroci e comunità religiose, senza una verifica preventiva sulla natura dei soggetti coinvolti. Il risultato è stata un'ondata di accertamenti e decreti ingiuntivi che ha messo in allarme la Curia.

Non a caso, come si apprende dall'incontro a Palazzo Spada, il Comune sta valutando di coinvolgere anche l'Anci, dal momento che situazioni analoghe si stanno registrando anche in altri territori. L'obiettivo è aprire un confronto più ampio con il governo e trovare una soluzione uniforme che eviti disparità tra enti locali.

L'assessore Bordoni: “Con la Diocesi piena sintonia, serve Roma”

All'indomani del vertice operativo a Palazzo Spada, la posizione dell'amministrazione comunale è chiara e inequivocabile. L'assessore al Bilancio Michela Bordoni, affiancata dal direttore generale dell'ente e dai responsabili dei tributi, ha incontrato la direzione finanziaria della diocesi di Terni. L'obiettivo, come spiega la stessa Bordoni, era e resta “trovare una soluzione, comprendiamo il problema di chi si ritrova costretto a pagare l'Imu pur, di fatto, essendone esente”.

L'incontro ha sancito un'intesa di fondo: il Comune non può andare oltre. “La situazione delle accertamenti Imu arrivati agli istituti religiosi che hanno omesso di comunicare l'esenzione per gli immobili destinati al culto e al sociale non può essere risolta dal nostro comune in maniera unilaterale”, ha ribadito l'assessore. Da qui la decisione di fare fronte comune: “Abbiamo concordato con la Curia di operare congiuntamente per sensibilizzare sia l'Anci che la Cei per iniziative nei confronti del governo”.

L'obiettivo è ottenere un intervento che, in nome della sostanza e al di là dei formalismi, ripari una situazione paradossale. “Già in passato, a fronte di una normativa che guarda più alla forma che alla sostanza, il governo è intervenuto con azioni risarcitorie nei confronti dei comuni o comunque con azioni dirimenti dal punto di vista interpretativo o normativo. Ci auguriamo che anche in questo caso si possa al più presto fare altrettanto”, ha aggiunto Bordoni.

Tre strade parallele: il governo, i ricorsi e la proposta politica di FdI

Mentre si attende una mossa da Roma, la vicenda si muove su tre binari distinti. Il primo, e più battuto, è quello istituzionale, con l'asse Anci-Cei che tenterà di smuovere l'esecutivo. L'ipotesi è quella di un intervento del governo che consenta al Comune di azzerare Imu, sanzioni e interessi nei confronti degli enti religiosi, con una compensazione statale delle somme. Un'operazione a saldo zero per l'ente, che formalmente ha applicato la normativa vigente, ma che consentirebbe di chiudere una vicenda diventata ormai anche politica.

Il secondo è quello giudiziario: la Diocesi ha già avviato il contenzioso, impugnando gli atti ricevuti. Se i giudici tributari dovessero dare ragione alla curia, si aprirebbe una via d'uscita più lineare, consentendo al Comune di intervenire sugli atti attraverso il concessionario della riscossione.

C'è poi un terzo fronte, di natura più politica. Il capogruppo di Fratelli d'ItaliaRoberto Pastura, continua a spingere per l'utilizzo degli strumenti di definizione agevolata delle cartelle, la cosiddetta “rottamazione” prevista dalla normativa nazionale per gli enti locali. Una leva che azzererebbe sanzioni e interessi, alleggerendo la pressione su parrocchie e istituti. 

Su questo punto, però, l'assessorato al Bilancio mantiene un profilo prudente. La valutazione politica resta aperta, ma l'orientamento è quello di evitare scelte affrettate che potrebbero avere riflessi sugli equilibri complessivi del bilancio comunale. Un ragionamento che tiene conto della necessità di non creare precedenti pericolosi o squilibri finanziari difficili da gestire.

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Federico Zacaglioni
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