09 Mar, 2026 - 15:40

Caso Imu a parrocchie e conventi a Terni, Bandecchi: "Pagherò il debito delle suore". Passa l'atto di FdI

Caso Imu a parrocchie e conventi a Terni, Bandecchi: "Pagherò il debito delle suore". Passa l'atto di FdI

Il Consiglio comunale approva un atto di indirizzo del capogruppo di FDI Roberto Pastura per affrontare gli accertamenti che hanno colpito conventi di clausura, parrocchie e magazzini del Banco Alimentare. Il primo cittadino, Stefano Bandecchi, interviene nel dibattito con una dichiarazione a sorpresa: si accollerà personalmente gli arretrati 2018-2021 delle religiose. L’assessore Michela Bordoni difende l’operato degli uffici: “Applicazione automatica della norma, non possiamo derogare”.

Bandecchi: "Non vedo la colpa delle suore, nel dibattito ho sentito cose assurde"

Poteva essere l’ennesima, defatigante discussione consiliare su tributi e bilanci. E invece, tra un ordine del giorno e l’altro, la politica ternana si è ritrovata a fare i conti con il paradosso di un fisco che insegue suore di clausura, dormitori per senzatetto e magazzini della carità. Ma a rubare la scena, nella tarda mattinata, è stato il gesto dirompente del sindaco Stefano Bandecchi. 

In consiglio comunale ha annunciato che metterà mano al portafoglio per coprire il debito IMU 2018-2021 delle suore di clausura. “Io personalmente, il Sindaco, pagherò il debito delle suore di questi ultimi 4 anni, cioè del 18, il 19, del 20 e del 21”, ha annunciato dall’aula, liquidando il dibattito politico come una “saga dell’assurdo” che non meritava ulteriori tergiversazioni. Un intervento fuori dagli schemi, causato dall'insofferenza per i toni assunti dagli interventi di alcuni esponenti dell'opposizione.

"Mi sono anche rotto un po' le scatole di sentir dire che le suore hanno sbagliato - ha tagliato corto Bandecchi -. Sarà stata colpa dei loro commercialisti e di tutto un insieme di fattori se non hanno fatto la dichiarazione di esenzione".

Pastura: "A rischio il convento delle Clarisse e il Banco alimentare"

Sul tavolo, infatti, ci sono accertamenti pesanti. Il consigliere Pastura ha evocato l’immagine del “mostro della burocrazia” per descrivere la raffica di cartelle esattoriali piovute su realtà che da sempre rappresentano un presidio silenzioso di solidarietà. Casi limite, quelli portati all’attenzione dell’aula: le suore Clarisse si sono viste recapitare un avviso da 25mila euro per il solo 2020; parrocchie che mettono a disposizione nove posti letto per i senza dimora – segnalati dagli stessi uffici comunali – sono state considerate alla stregua di attività commerciali; persino i magazzini utilizzati dal Banco alimentare per stoccare cibo e vestiario sono finiti nel mirino del fisco. “Qualcosa si è rotto – ha scandito Pastura – non si possono chiedere soldi per appartamenti dove il Comune stesso manda i non abbienti”. Una denuncia che ha costretto la politica a fare i conti con un cortocircuito normativo i cui effetti, paradossalmente, rischiano di colpire i più vulnerabili.

La trappola della dichiarazione annuale: “Non è colpa del Comune, la norma è nazionale”

A gettare luce sul meccanismo (ne aveva parlato ieri a Tag24 Umbria) che ha innescato la procedura esattoriale è stata l’assessore al Bilancio Michela Bordoni. La responsabilità, ha spiegato, non è imputabile a una iniziativa autonoma degli uffici tributari, ma discende da un obbligo introdotto dalla Legge di Bilancio 2020. La norma subordina l’esenzione IMU per gli enti non commerciali all’invio di una dichiarazione annuale obbligatoria, strumento attraverso il quale i Comuni dovrebbero verificare la permanenza dei requisiti. Nel caos del primo anno pandemico, molte realtà religiose hanno omesso l’invio del modello, per disorganizzazione o per dubbi interpretativi. Da lì, lo scatto automatico degli accertamenti affidati alla società concessionaria ICA

“Dobbiamo fare il nostro lavoro perché rendiamo conto a una Corte dei Conti”, ha tagliato corto Bordoni, ricordando che la giurisprudenza tributaria considera quell’adempimento “perentorio”, senza margini per annullamenti discrezionali da parte di palazzo Spada. Una gabbia normativa, insomma, che trasforma un obbligo formale in una tagliola per il welfare parallelo gestito dalla Chiesa.

“Un welfare sussidiario da 25 milioni”: l’allarme sul rischio collasso della rete caritativa

Se il sindaco ha scelto la via della munificenza personale e l’assessore ha difeso il perimetro delle competenze, è stato il consigliere Verdecchia a riportare il dibattito sulla posta in gioco. “Se domani chiudesse l’oratorio di San Francesco – ha esemplificato – mancherebbe un pezzo fondamentale della comunità”. Il riferimento è al cosiddetto welfare sussidiario, quella rete informale di assistenza che supplisce alle carenze del pubblico e che, secondo stime non ufficiali, vale decine di milioni di euro di servizi non contabilizzati. 

Alla fine, nonostante le inevitabili tensioni e qualche mal di pancia sullo stile dell’intervento del primo cittadino, la politica ha ritrovato una sintesi. L’atto di indirizzo presentato in aula è stato approvato all’unanimità con 29 voti favorevoli. Il testo impegna l’amministrazione a una ricognizione tecnica urgente per censire tutte le posizioni coinvolte e, soprattutto, ad aprire un tavolo di confronto istituzionale con la Diocesi e la Conferenza Episcopale Italiana (CEI). L’obiettivo dichiarato è trovare una exit strategy che consenta di conciliare il sacrosanto principio del pagamento delle imposte con la salvaguardia di un welfare parallelo che, a Terni come nel resto d’Italia, tiene insieme il tessuto sociale. 

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Federico Zacaglioni
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