Nella delicata fase preparatoria dell’asta del ramo sportivo della Ternana Calcio, il dottor Maurizio De Filippo (nella foto di copertina), esperto nominato dalla sezione fallimentare del Tribunale di Terni, avrebbe tracciato la linea rossa del “debito sportivo incomprimibile” che la FIGC utilizzerà come metro per decidere se confermare l’affiliazione e la continuità del titolo sportivo dopo l’aggiudicazione. Si tratta per il momento di indiscrezioni, perché nulla è stato ancora confermato ufficialmente e lo sarà soltanto nel momento in cui i curatori Francesco Angeli e Renato Ferrara che gestiscono i conti e l’esercizio provvisorio della società, emaneranno il bando per l'asta giudiziale del ramo sportivo della Ternana Calcio.
In base a quanto Tag24 Umbria è riuscita ad apprendere, però, la FIGC starebbe assumendo una linea estremamente cautelativa, per qualcuno dura e intransigente, usando la mano pesante verso la società e allargando la definizione del debito che il nuovo acquirente dovrà garantire. Secondo i contorni che emergono dalle ultime interlocuzioni tra gli organismi federali di via Allegri a Roma e il dottor Maurizio De Filippo, esperto sportivo nominato dalla sezione fallimentare del Tribunale di Terni, coadiuvato dalla dirigenza della Ternana, la Federazione starebbe applicando una visione estensiva del “debito sportivo”. In pratica, chiederebbe che nel novero del "debito incomprimibile totale" venga inserito non solo quello federale in senso stretto (stipendi e contributi previdenziali dei giocatori, debiti verso altre società e leghe, fondi speciali) ma anche il cosiddetto “debito da trascinamento” relativo alle rateizzazioni di tributi, contributi previdenziali e altri debiti privilegiati programmate in questi ultimi tre esercizi dalle proprietà che si sono succedute (Guida, D'Alessandro e Rizzo).
In particolare l'esperto sarebbe intervenuto proprio per definire il perimetro del ramo sportivo e quantificare ciò che la FIGC considera debito sportivo vero e proprio. In base alla stima, tale debito ammonterebbe a circa 4,5 milioni di euro, da saldare all’esito della procedura competitiva. I termini sono stringenti. Secondo le regole vigenti, il debito sportivo potrebbe essere versato direttamente alla FIGC per cassa entro il 6 giugno, oppure coperto presentando entro il 5 giugno da una fideiussione bancaria a prima richiesta, che garantisca il pagamento integrale ma che andrebbe sostituita il giorno seguente da un esborso diretto. Chiaramente, dunque, a chi dovesse accollarsi il debito della Ternana converrebbe pagare immediatamente l'intera somma. In entrambi i casi, comunque, la Federazione verifica che l’acquirente abbia adeguatezza patrimoniale e reale capacità di assolvere gli obblighi, condizione essenziale per la conferma dell’iscrizione al campionato.

Proprio su questo scenario arriva, però, la novità in parte inaspettata. Oltre ai 4,5 milioni di debito sportivo, si aggiungerebbero ulteriori 3,5 milioni di euro di cosiddetto “debito di trascinamento”. Questi 3,5 milioni non ricadono direttamente in capo alla FIGC, ma restano un fardello finanziario che potrebbe essere inserito nel ramo e che peserà sulle casse del nuovo acquirente. Le rate, secondo quanto si apprende, sono state spalmate in un arco temporale compreso tra 4 e 6 anni, con una media di esborsi annuali previsti tra i 500 e gli 800 mila euro l’anno. Una cifra che, pur non essendo sportiva in senso stretto, si lega in modo diretto alla sostenibilità economica del club e alla sua capacità di mantenere, anche dopo la vendita, un equilibrio finanziario compatibile con i requisiti di governance e solidità richiesti dal sistema calcio.
In sintesi, la perizia di De Filippo non si limita a tratteggiare un prezzo di vendita: disegna un quadro di responsabilità e impegni che l’acquirente dovrà accettare e che si avvicina agli 8 milioni di euro tra debito sportivo e debito rateizzato da trascinamento. Tradotto: la Federazione starebbe spostando la forbice del debito sportivo da una somma relativamente chiara e concentrata a un fardello più ampio, che incide direttamente sulla sostenibilità finanziaria di medio-lungo periodo del nuovo soggetto acquirente. In questo modo, la FIGC non solo alza la barra dell’affidabilità richiesta, ma incrocia i conti sportivi con quelli fiscali e previdenziali, costringendo chiunque voglia acquisire la Ternana a pianificare, già in fase di offerta, un vero e proprio piano industriale di medio periodo.

Se confermata, questa linea della FIGC rischia di trasformare la procedura da “salvataggio del titolo” in una selezione molto rigida dei potenziali investitori, con pochi soggetti in grado di garantire sia il debito sportivo immediato sia il debito di trascinamento da pagare in rate nei prossimi anni. Per questo - come abbiamo evidenziato nei giorni scorsi - l'inserimento della partecipazione in Stadium Spa (titolare della convenzione per lo stadio e con i titoli autorizzativi della clinica che hanno ripreso il loro percorso) può rappresentare un "tesoretto" in grado di aumentare l'appetibilità dell'operazione di acquisizione. Una procedura rapida di nulla osta da parte degli uffici regionali, che conoscono da anni il progetto, potrebbe aiutare a garantire questo appeal. Magari prima del lancio dell'asta che avverrà a brevissimo.
Due considerazioni analitiche. La prima è che - in questo scenario - la perizia che definisce il debito sportivo incomprimibile servirà alla curatela per fissare le condizioni più ragionevoli della vendita, che avrà l'obiettivo di ottenere la possibilità di conferma dell’affiliazione FIGC. La base d'asta, considerando la mole debitoria che l'eventuale acquirente sarà costretto ad accollarsi, dovrà dunque essere ragionevolmente coerente con il mercato di riferimento e con le aspettative degli investitori. Solitamente nelle liquidazioni giudiziali, l'interesse di eventuali acquirenti e le interlocuzioni informali con la curatela avvengono già prima dell'emissione del bando. Non si tratta infatti della vendita di un immobile o di un macchinario, per il quale è possibile una stima oggettiva, ma di un ramo d'azienda condizionato da molti fattori: dalla penalizzazione dell'anno prossimo, ai contratti pluriennali in essere, fino all'ineliminabile aleatorietà del risultato sportivo. Inoltre ci sono i precedenti delle vendite tentate dopo i fallimenti negli anni passati. Sono state pochissime le società che sono riuscite a salvarsi dopo l'asta giudiziale, spesso finita deserta. In questo caso, poi. non ci sono neppure i tempi per nuove call con ribasso d'asta.
Seconda considerazione. Mai come stavolta ci sarà spazio per le cordate di fantasia che abbondano nei casi di trasferimento di proprietà sui siti e sui giornali. Le tante chiacchiere d'inchiostro e digitali di questi giorni (con tanto di volenterosi, più o meno credibili, che spuntano come funghi offrendosi per la ricerca di investitori) dovranno passare la barriera del Tribunale fallimentare e della Federcalcio. I bluff non sono ammessi: c'è una sola strada per prendere la Ternana, arrivare al traguardo con l'assegno circolare pronto, tracciabile e coperto.