03 Mar, 2026 - 21:00

Controllo di vicinato a Terni, installati i primi cartelli: malamovida, maranza e degrado nel mirino. Bandecchi: “Addio chiacchiere”

Controllo di vicinato a Terni, installati i primi cartelli: malamovida, maranza e degrado nel mirino. Bandecchi: “Addio chiacchiere”

È il giorno dell'ennesima operazioneAlto Impatto” voluta dalla Questura di Terni, con le pattuglie impegnate a presidiare le strade contro la microcriminalità e il fenomeno Maranza, quando in città compaiono i primi segnali di un nuovo patto tra istituzioni e cittadini. In via Garibaldi come ai giardini di Piazza Dalmazia, davanti al Parcheggio San Francesco come sotto i Gradoni di Porta Sant’Angelo - teatri, ormai abituali, di bivacchi e movida selvaggia - vengono avvitati sui pali della luce i cartelli gialli e blu che annunciano l’ingresso in una “zona sottoposta a controllo di vicinato”. L’apposizione, avvenuta a cura degli uffici comunali, suggella sul campo la firma del protocollo d’intesa siglata nei giorni scorsi in Prefettura di Terni tra il sindaco Stefano Bandecchi e il prefetto Antonietta Orlando, dando forma tangibile a un progetto di sicurezza urbana che mira a trasformare i residenti in sentinelle civiche, senza però trasformarli in “sceriffi”.

“Dalle chiacchiere ai fatti”: la svolta di Bandecchi per la sicurezza a Terni

A dare la notizia, con il consueto stile diretto e senza filtri, è stato lo stesso primo cittadino attraverso un post sui social. “Dalle chiacchiere ai fatti. Terni sempre più sicura”, ha scritto Stefano Bandecchi su Instagram, mostrando ai suoi follower l’immagine di un carosello dei nuovi cartelli. “Solo i criminali scemi possono provarci e poi andare in galera”, ha aggiunto il sindaco, lanciando un messaggio chiaro e volutamente provocatorio ai malintenzionati.

Un segnale forte di deterrenza, arrivato dopo un iter burocratico non scontato che ha richiesto il nullaosta del Ministero dell’Interno. “Se non ci fossi stato io a Terni il controllo di vicinato sarebbe arrivato tra cento anni”, ha rivendicato senza mezzi termini Bandecchi rivolgendosi alla sua comunità online, polemizzando con chi, a suo dire, si limita a parlare senza agire: “C’è un problema in Italia, tutti sanno fare tutto ma nessuno fa niente, e quando qualcuno fa si invidia. Comunque, piano piano ritornerà il cervello”.

A tradurre in pratica l’indirizzo politico sono stati gli uffici della direzione comunale Governo del territorio, guidati dal dirigente Federico Nannurelli, che hanno materialmente montato la cartellonistica nei punti strategici concordati con Prefettura e Questura. Un’operazione complementare e non sostitutiva rispetto all’attività delle forze dell’ordine, come chiariscono le linee guida trasmesse al Comune.

Niente Rambo, ma occhi in più sul quartiere: come funziona il controllo di vicinato

Il cuore del progetto, infatti, risiede in un principio cardine: i cittadini non sono chiamati a fare giustizia da soli, ma a collaborare in modo intelligente e organizzato con chi indossa una divisa. L’obiettivo è duplice: aumentare la percezione di sicurezza e rendere più difficile la vita a chi vuole commettere reati.

Non stiamo parlando di cittadini sceriffi, di Rambo, Robocop o pattugliamenti”, aveva tenuto a sottolineare lo stesso sindaco in occasione della firma del protocollo in Prefettura lo scorso luglio. “L’obiettivo - spiegò allora - è far diventare ogni persona perbene una telecamera vivente”. Un concetto ribadito con forza anche dal prefetto Antonietta Orlando, secondo cui l’iniziativa mira a “incrementare le condizioni di sicurezza effettiva e percepita, valorizzando percorsi di cittadinanza attiva e di partecipazione diretta dei cittadini alla cura del proprio territorio”.

La filosofia è chiara: niente ronde, ma un pugno di ferro nella prevenzione, avvolto nel velluto della collaborazione istituzionale. I volontari, coordinati da figure appositamente formate, potranno osservare e segnalare anomalie - via chat o attraverso l’app YouPol - ma senza alcun intervento diretto. Un modello già sperimentato in altre realtà italiane.

Le zone calde e la geografia della sperimentazione contro il degrado

I nuovi cartelli non sono comparsi a caso. La loro installazione segue una mappa precisa della vulnerabilità urbana, incrociando i luoghi simbolo della movida con le aree da tempo segnalate dai residenti per degrado e assembramenti. Le vie della sperimentazione sono state concordate passo passo con le forze dell'ordine, andando a coprire un arco di territorio che dal cuore del centro storico si spinge fino ai quartieri popolari.

Ecco l’elenco completo delle zone dove da oggi campeggiano i segnali del controllo del vicinato:

  • Ingresso del Parcheggio San Francesco, snodo cruciale per chi arriva in centro;

  • a Porta Sant’Angelo, con i celebri Gradoni che ogni fine settimana si trasformano in un ritrovo giovanile non sempre ordinato;

  • alla fine di via Garibaldi, in corrispondenza della rotonda dei Partigiani;

  • in via Carrara, nei pressi della rotonda Raoul Angelini;

  • Piazza Tacito, salotto buono della città ma spesso scenario di criticità;

  • nei dintorni di Porta Spoletina e della rotonda di via Curio Dentato, via della Bardesca e via Eugenio Chiesa;

  • ai giardini di Piazza Dalmazia, altra zona calda del centro storico;

  • in due punti strategici di Borgo Bovio, quartiere popoloso e vitale: via Tre Venezie e via Breda.

Coordinatori e chat: la rete silenziosa della sicurezza partecipata

Ma come funzionerà nella pratica il meccanismo del controllo di vicinato? Il protocollo d'intesa firmato in Prefettura delinea un’architettura snella ma organizzata, pensata per evitare cortocircuiti informativi e pericolosi protagonismi.

Il progetto ruota attorno a tre attori principali: i gruppi di vicinato, i loro coordinatori e le forze di polizia. I cittadini che aderiscono non dovranno fare altro che prestare attenzione alla vita quotidiana del proprio quartiere, tenendo gli occhi aperti su situazioni inusuali o comportamenti sospetti. Niente eroismi, solo osservazione.

Le segnalazioni confluiranno a un coordinatore di zona, figura chiave del sistema, che avrà il compito di gestire un gruppo di 4-5 vie e fungere da filtro e da tramite con le autorità. Saranno questi coordinatori, adeguatamente formati dalle forze dell'ordine, a riversare le informazioni raccolte in un canale dedicato, evitando il caos di chat improvvisate e garantendo che l’allerta arrivi tempestiva e qualificata a chi può intervenire.

Solo in caso di pericolo immediato, ovviamente, scatta l’obbligo di chiamare direttamente i numeri di emergenza (112113). Per tutte le altre situazioni - dal potenziale furto alla truffa in agguato, dal degrado ambientale alla presenza sospetta - la catena informativa sarà gestita attraverso i coordinatori, magari usando applicazioni come YouPol che permettono di inviare foto e video direttamente alla Sala Operativa della Questura.

Un meccanismo che punta a recuperare quella coesione sociale e quella reciproca assistenza che in molti quartieri si sono perse: dal sostegno ai vicini anziani e soli al ritiro della posta in caso di assenza, fino alla semplice sorveglianza reciproca delle case. Piccoli gesti che, organizzati in una rete civica, possono fare la differenza tra l’essere vittima di un reato e riuscire a scongiurarlo, migliorando la qualità della vita e la sicurezza a Terni.

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Federico Zacaglioni
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