25 Jan, 2026 - 09:00

Umbria, esplode lo scontro sull'Italia Mediana: l'accordo Proietti-Giani divide la politica regionale

Umbria, esplode lo scontro sull'Italia Mediana: l'accordo Proietti-Giani divide la politica regionale

Un documento di fuoco, sei punti di attacco frontale, una carica emotiva che non ammette repliche, almeno nel tono. La firma sull’accordo per il rilancio dell’Italia Mediana tra Stefania Proietti, presidente dell’Umbria, e il governatore toscano Eugenio Giani, ha acceso la miccia di uno scontro politico che promette di dominare il dibattito regionale nei prossimi mesi. Dall’altra parte, una risposta compatta del Patto Avanti, che parla di “atto politico di visione”. Due narrazioni opposte, inconciliabili, che rivelano non solo divisioni di merito su infrastrutture e servizi, ma una profonda frattura ideologica su quale sia il posto dell’Umbria nel contesto nazionale.

Il comunicato congiunto delle opposizioni di centrodestra (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Tp-Uc) è un’accusa di alto tradimento politico. “La Proietti svende l’Umbria alla Toscana”, è il titolo lapidario. La tesi è chiara: con questo patto, l’Umbria abdica alla sua autonomia per entrare in un rapporto di subalternità con Firenze, accettando di “subire decisioni assunte da altri” e nascondendosi “dietro il pastrano di Giani” nelle battaglie con il governo. Per i firmatari, Enrico Melasecche, Donatella Tesei (Lega Umbria), Eleonora Pace, Paola Agabiti, Matteo Giambartolomei (Fratelli d'Italia), Laura Pernazza, Andrea Romizi (Forza Italia), Nilo Arcudi (Tp-Uc), si tratta di una “resa” dopo un quinquennio a guida centrodestra che, a loro dire, aveva perseguito una collaborazione “con tutte le regioni del Centro Italia” in modo paritario.

Il nodo Alto Velocità e la "resa" della Regione su Creti invece della stazione Media Etruria

Il terreno di scontro più emblematico, e tecnicamente più complesso, è quello delle infrastrutture ferroviarie. Qui l’attacco dell’opposizione si fa dettagliato e punta a smontare l’accordo presentato come storico. Gli ex amministratori ricordano con precisione un’intesa firmata al Ministero nel governo Draghi, con i presidenti Tesei (allora in carica), Giani, l’ex ministro Enrico Giovannini e l’ad di RFI Vera Fiorani. Quell’accordo, sostengono, aveva istituzionalizzato un tavolo tecnico paritetico gestito da RFI, che dopo uno studio basato su un algoritmo con parametri concordati aveva indicato Creti come soluzione baricentrica per la stazione della dorsale Medio Etruria.

Oggi invece assistiamo a dichiarazioni surreali”, tuonano, “con il presidente Giani che, a partita terminata, scappa con la palla pretendendo di rigiocarsi la partita con regole tutte sue”, tornando a parlare di Rigutino e altre località “in una confusione totale”. Il colpevole, per l’opposizione, è l’acquiescenza di Proietti: “Accetta supinamente questo ruolo subalterno, condannando l’Umbria a scelte che pagheremo noi ma soprattutto le future generazioni”. L’accusa è di aver bloccato un’operazione avanzata, con 10 milioni di fondi Cipess già stanziati per la progettazione, e di aver fatto “ricominciare daccapo” il processo, perdendo l’obiettivo del cantiere nel 2029.

Sull’Alta Velocità vera e propria, il centrodestra alza un muro di realismo economico: “Continuare a chiedere fermate dell’Alta Velocità ovunque è una posizione demagogica e irrealistica”. Il ragionamento è crudo: moltiplicare le fermate svuoterebbe i Frecciarossa da 600 posti, li renderebbe antieconomici e costringerebbe le Regioni a coprire perdite milionarie “sulle tasche dei contribuenti”. Una logica, affermano, “da incompetenti che non sta in piedi”.

Acqua e sanità: il fronte dei servizi essenziali, con la crescita della mobilità passiva

Il patto Proietti-Giani viene contestato anche su altri due fronti caldi: la gestione dell’acqua e il sistema sanitario regionale. Sull’acqua di Montedoglio, le opposizioni sminuiscono l’accordo come pura “operazione di facciata”. Sostengono che l’utilizzo dell’acqua in surplus fosse già disciplinato da precedenti intese grazie all’Autorità di bacino dell’Appennino Centrale, e che inserirla in un nuovo patto sia solo un “tazebao” per coprire “la vergognosa bandiera bianca” su altre questioni.

In sanità, l’accusa è che si voglia istituzionalizzare la mobilità passiva dei pazienti umbri verso la Toscana, un flusso che nel 2025 è costato 50 milioni di euro alla regione. “Appare evidente l’intenzione della Proietti di dirottare i pazienti umbri dell’Altotevere e del Trasimeno” verso strutture toscane, “determinando un aumento dei disagi e dei costi per i cittadini”. Unico spiraglio, il passo indietro sulla cessione dell’elisoccorso Nibbio, ottenuto, dicono, grazie alle loro battaglie.

La difesa della maggioranza: visione del centrosinistra contro provincialismo dell'opposizione

Di segno diametralmente opposto la replica della maggioranza di centrosinistra (Pd, M5S, Alleanza Verdi Sinistra, civici). I capigruppo e i segretari del “Patto Avanti” esprimono “convinto sostegno” all’operato di Proietti, definendo il patto “un atto politico di visione per rafforzare il ruolo del centro Italia nello scenario nazionale”.

Il patto tra Umbria e Toscana non è un gesto simbolico, ma una scelta strategica”, affermano, “che mette al centro l’Italia Mediana come spazio politico, sociale ed economico da valorizzare”. Per la maggioranza, in un Paese segnato da squilibri territoriali, l’intesa è la via per evitare la marginalizzazione delle aree interne. “Umbria e Toscana indicano una strada alternativa, fondata su responsabilità, solidarietà tra territori, sostenibilità e visione di lungo periodo”. È la risposta a chi, secondo loro, guarda solo al corto respiro e al particulare regionale.

A firmare la nota i capigruppo regionali di Partito Democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza verdi Sinistra e Umbria domani insieme ai segretari dei partiti del Patto avanti (Partito democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza verdi sinistra e Civici umbri.

La partita è appena iniziata. Il confronto, già durissimo sulla carta, si sposterà ora nell’Aula del Consiglio regionale dell’Umbria e nell’opinione pubblica. Da una parte, il racconto di una svendita e di una subalternità umiliante. Dall’altra, la narrazione di una necessaria alleanza strategica per contare di più. Al centro, questioni concrete – i treni, l’acqua, gli ospedali – che toccano la vita quotidiana dei cittadini e il futuro di un’intera area del Paese.

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Federico Zacaglioni
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