29 Nov, 2025 - 13:45

Umbria, la sfida della cultura: spettacoli da record ma l’industria creativa non decolla

Umbria, la sfida della cultura: spettacoli da record ma l’industria creativa non decolla

Non è solo la terra dei festival acclamati e delle sale sempre piene. L’Umbria è un laboratorio di vitalità culturale che, nei numeri della partecipazione, surclassa il resto d’Italia. Ma quella stessa energia, quella domanda di cultura che sembra inesauribile, stenta a tradursi in una industria solida e ad alta produttività. Mentre il sistema nazionale corre, la regione vede un valore aggiunto dell’intero settore culturale e creativo fermo a poco più di un miliardo e una ricchezza prodotta per addetto che rimane significativamente più bassa sia della media italiana che di quella del Centro Italia. La creatività c’è, ma la filiera culturale non tiene il passo.

Umbria, spettacoli da primato ma l’economia della cultura arranca

Sono i dati SIAE a dipingere il paradosso umbro in tutta la sua evidenza. La regione svetta in classifica con 79 spettacoli ogni mille abitanti, un numero che fa impallidire la media nazionale ferma a 57. Le sale cinematografiche, nonostante le crisi del settore, registrano un’affluenza robusta, con oltre 1,3 milioni di ingressi nel 2023. E poi c’è la musica, con un caso unico nel panorama italiano: è l’unica regione dove la partecipazione media ai concerti di jazz supera quella dei generi pop, rock e leggera. Un primato costruito sul gigante Umbria Jazz, ma anche su un reticolo fitto di rassegne minori che, insieme, concentrano in regione oltre un terzo degli spettatori italiani del genere.

Questa vivacità, tuttavia, non si riflette con la stessa intensità sui conti economici del Sistema produttivo culturale e creativo (Spcc), quell’insieme ampio che include dalle performing arts al design, dal software ai videogiochi, fino all’editoria e all’architettura. Il rapporto “Io sono Cultura 2025”, realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Tagliacarne e Deloitte, assegna all’Umbria per il 2024 1,049 miliardi di euro di valore aggiunto, con una crescita del 2,5% sull’anno precedente, e 18.882 occupati (erano 18.295 nel 2023). Numeri in sé positivi, ma che mostrano il loro limite nel confronto. Il peso dell’industry Spcc sull’economia regionale è infatti del 4,4%, un dato che lascia la regione nella metà della classifica nazionale, ben distante dal 5,8% della media Italia e ancor più dall’8% del Lazio. Performance inferiori si registrano anche rispetto alle vicine Toscana e Marche, entrambe stabilmente sopra la soglia del 5%.

Il nodo produttività e la sfida per le imprese

Il vero tallone d’Achille, però, non è solo nel peso relativo, ma nella capacità di generare ricchezza. La produttività per addetto nel sistema culturale umbro si attesta a 55.555 euro l’anno. Una cifra significativamente inferiore ai 73.622 euro della media nazionale e ai 72.280 euro del Centro Italia. Per fare un confronto, nel Lazio ogni lavoratore del settore produce oltre 79.000 euro, in Toscana si superano i 65.000. Il segnale è chiaro: in Umbria la filiera culturale e creativa, pur dinamica, fatica a strutturarsi in imprese solide e in segmenti ad alto valore aggiunto. Manca una piena integrazione con il digitale, i servizi avanzati e l’innovazione tecnologica che caratterizzano i settori più maturi dell’industry culturale.

La fotografia scattata dal rapporto trova una chiara interpretazione nelle parole di Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria“L’Umbria dimostra ogni giorno di possedere una ricchezza culturale straordinaria, riconosciuta in tutta Italia”, afferma Mencaroni. “Ma la sfida decisiva è un’altra: trasformare sempre più questa energia in una leva stabile di sviluppo economico. La vivacità dei nostri festival, la forza delle nostre sale, la densità della nostra produzione culturale devono diventare ancora di più infrastruttura, impresa, innovazione. Non basta fare cultura: occorre farla dialogare con il digitale, con i servizi avanzati, con le nuove professioni creative. È qui che si gioca il futuro della nostra competitività”.

Verso una nuova filiera: cultura come motore strutturale

Il percorso da compiere non è quindi quello di un cambio di identità, ma di un potenziamento della struttura industriale esistente. L’obiettivo è far sì che l’indotto di reputazione generato da eventi e patrimonio si traduca in un ecosistema imprenditoriale più robusto. Servono più imprese di dimensioni medie, una maggiore capacità di produrre contenuti audiovisivi e digitali, e una spinta decisiva verso quelle figure professionali, i cosiddetti embedded creatives, che portano innovazione e competenze creative all’interno della manifattura e dei servizi tradizionali.

“L’Umbria ha un patrimonio culturale che molti ci invidiano”, prosegue il presidente Mencaroni, “ora dobbiamo avere il coraggio di renderlo in modo forte e convinto un motore strutturale di crescita, capace di generare qualità del lavorovalore aggiunto e nuove opportunità per i giovani. La sfida umbra, insomma, non è creare cultura dal nulla – quella c’è ed è fiorente – ma costruire attorno ad essa un’infrastruttura economica in grado di trattenerne il valore, trasformando il successo degli spettacoli in una crescita stabile e duratura per l’intero territorio.

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Federico Zacaglioni
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