10 Feb, 2026 - 18:50

Terni, scontro sul presidente dei revisori dei conti: PD e M5S attaccano la nomina di Venanzi

Terni, scontro sul presidente dei revisori dei conti: PD e M5S attaccano la nomina di Venanzi

La presunta incompatibilità di Remigio Venanzi, neo presidente del Collegio dei revisori dei conti del Comune di Terni, è al centro della nuova offensiva politica di PD e Movimento 5 Stelle. I due gruppi contestano la legittimità della nomina, richiamando il doppio ruolo che Venanzi ricopre anche come presidente del collegio sindacale di Terni Reti, società interamente partecipata dal Comune. Un profilo che, secondo l’opposizione, contrasterebbe con i principi di indipendenza fissati dal TUEL e dal Codice Civile.

La situazione potrebbe essere risolta nei prossimi giorni da Venanzi con le dimissioni da Terni Reti, ma le minoranze annunciano battaglia e lasciano intendere che la vicenda del commercialista e sindaco di Polino possa diventare il punto di partenza per un confronto più ampio sulla rete di incarichi e partecipazioni legate a Palazzo Spada.

Un conflitto di ruoli tra le righe del codice e gli equilibri di palazzo

L’attacco di PD e 5 Stelle, formalizzato in un comunicato congiunto, non usa mezzi termini. Al centro della polemica c’è la figura di Remigio Venanzi, sindaco di Polino, recentemente eletto alla presidenza del collegio dei revisori dei conti ternano.

Un incarico di fiducia politica, come sottolineano i due gruppi, deciso dalla maggioranza di governo. Il nodo, però, non è solo politico. La contestazione si fonda su un presunto conflitto tecnico-giuridico: Venanzi è anche presidente del collegio sindacale di Terni Reti, la società in house del Comune che gestisce servizi pubblici locali. “Come può il Presidente dell'organo di revisione del Comune vigilare sulla regolarità della gestione della propria partecipata se ne presiede già l'organo di controllo interno?”, chiedono i consiglieri dell’opposizione.

Il riferimento normativo è preciso: l’articolo 236 del Testo Unico degli Enti Locali e l’articolo 2399 del Codice Civile, che impongono requisiti stringenti per garantire l’autonomia e la terzietà del revisore. Nel caso di una società totalmente controllata dal Comune, come Terni Reti, la sovrapposizione di funzioni - secondo la lettura dell’opposizione - genererebbe un’incompatibilità insanabile. “È assurdo che chi deve vigilare sulla regolarità contabile delle attività del Comune debba contemporaneamente controllare la gestione di una sua società in house”, si legge nel documento. Fonti vicine alla vicenda lasciano trapelare che una possibile soluzione per disinnescare la polemica potrebbe arrivare nelle prossime giorni proprio dalle dimissioni di Venanzi dall’incarico in Terni Reti.

La posta in gioco politica dietro la scelta tecnica

Ma la partita, evidentemente, va oltre la mera questione di opportunità e interpretazione normativa. Per PD e Movimento 5 Stelle, la nomina di Venanzi è il sintomo di una dinamica più profonda. Il collegio dei revisori, con i suoi poteri di controllo sul bilancio, sulla spesa e sull’indebitamento, è un organo tecnico dal peso decisivo. Affidarne la presidenza a una figura che, oltre al ruolo in Terni Reti, è anche sindaco di un comune della provincia e viene indicato come espressione di un’intesa politica tra la maggioranza del sindaco Bandecchi e una componente del centrodestra vicina alla Lega, significa per l’opposizione snaturare la sua funzione.

Questa nomina non risponde a criteri di terzietà”, accusano i due gruppi, vedendo in essa “il frutto di un'intesa politica”. Il comunicato odierno, tuttavia, potrebbe non aver scoperto tutte le carte. L’obiettivo delle minoranze sembra essere duplice: da un lato, ottenere un passo indietro su Venanzi, dall’altro, aprire una breccia per un esame più generale del sistema di nomine e partecipate comunali.

La “vicenda Venanzi” diventa così il primo banco di prova per testare la solidità dell’accordo che tiene in piedi un accordo tra Alternativa Popolare e alcuni sindaci, anche del centrosinistra, che si sentono emarginati all'interno di un Patto Avanti che è a forte trazione della sinistra-sinistra. Una battaglia che si gioca sul terreno tecnico dei codici, ma il cui vero campo è quello, ben più scivoloso, degli equilibri di potere dentro e fuori Palazzo Spada. La trasparenza dei conti di Terni, conclude l’opposizione, “non può essere subordinata a dinamiche di appartenenza politica”. La richiesta di “immediata chiarezza” è già sul tavolo. La risposta della maggioranza, ora, attende il suo momento.

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Federico Zacaglioni
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