Le notti di paura nel centro cittadino hanno un epilogo giudiziario. Tre minorenni sono finiti nei guai con l'accusa di rapine aggravate in concorso, commesse con l'uso di coltelli ai danni di coetanei e ragazzi appena maggiorenni. Il Gip, su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Perugia, ha disposto per due di loro la permanenza in casa e per il terzo il collocamento in comunità.
Il provvedimento è stato eseguito nel pomeriggio del 24 febbraio 2026 dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Terni, con il supporto della Squadra Mobile di Ragusa per il ragazzo destinato alla comunità, che si trovava già in Sicilia per una precedente misura cautelare. Dalle indagini è emersa anche la presenza di un quarto minore, sotto i quattordici anni e quindi non imputabile, che secondo gli investigatori partecipava alle azioni con particolare aggressività.

Le indagini, avviate a seguito di diverse denunce presentate dalle vittime, hanno consentito di ricostruire tre distinti episodi di rapina aggravata dall'uso di armi, nello specifico coltelli, consumati recentemente nel centro cittadino. Gli investigatori della Squadra Mobile hanno incrociato le testimonianze con le immagini dei sistemi di videosorveglianza urbana, fondamentali per identificare i movimenti del gruppo. A completare il quadro probatorio hanno contribuito i servizi di osservazione sul territorio e i riconoscimenti fotografici effettuati dalle persone offese, che hanno permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati. I ragazzi, con modalità caratterizzate da particolare aggressività, talvolta anche fisica, avrebbero minacciato e sopraffatto le vittime per appropriarsi di telefoni cellulari e denaro contante.
L'operazione ha ricevuto il plauso del questore di Terni, Michele Abenante, che ha voluto sottolineare l'impegno costante della Polizia di Stato nel contrasto alla criminalità giovanile predatoria. “La Questura di Terni sta contrastando con fermezza ogni forma di criminalità giovanile predatoria: nessuna zona della città può diventare terreno di intimidazioni o sopraffazioni – ha dichiarato il Questore –. L'azione investigativa svolta dalla Squadra Mobile dimostra che ogni episodio viene approfondito fino all'individuazione dei responsabili. Accanto alla repressione, continueremo a utilizzare tutti gli strumenti di prevenzione previsti dall'ordinamento, anche nei confronti di soggetti che gravitano in contesti di devianza, per interrompere sul nascere percorsi pericolosi. La sicurezza dei nostri ragazzi e la tutela degli spazi urbani restano una priorità assoluta”.

Un messaggio chiaro alla comunità ternana, dove la percezione di insicurezza era cresciuta negli ultimi mesi a causa di una serie di episodi violenti in centro. La risposta della Procura per i minorenni di Perugia e della Questura arriva a poche settimane da altri interventi sul fronte della prevenzione. Nei confronti di tutti gli indagati sono state infatti avviate le procedure per l'adozione di ulteriori misure di prevenzione, uno strumento che affianca l'azione repressiva per blindare il territorio.
Tra gli atti dell'inchiesta compare una posizione giuridicamente complessa. Si tratta di un minorenne con età inferiore ai quattordici anni, quindi non imputabile per legge. Pur non potendo essere processato, secondo le ricostruzioni degli inquirenti il ragazzo partecipava attivamente alle rapine insieme al gruppo e si sarebbe distinto per modalità violente. Nel comunicato della Questura si parla di “particolare aggressività, talvolta anche fisica” nel descrivere il suo ruolo durante gli episodi delittuosi.
La sua presenza nel gruppo rappresenta una delle sfide più delicate per chi combatte la devianza minorile. Da un lato c'è l'esigenza di non lasciare impuniti comportamenti violenti, dall'altro il dettato normativo che considera il minore di quattordici anni incapace di intendere e di volere. Per lui si aprirà verosimilmente un percorso amministrativo affidato ai servizi sociali, nella speranza di sottrarlo a un contesto che rischia di segnare per sempre la sua crescita. Ma mentre i tre complici più grandi dovranno rispondere delle loro azioni davanti a un giudice, lui resterà fuori dal processo penale.

Per i tre indagati raggiunti dall'ordinanza del Gip, il percorso giudiziario è già iniziato. Per due di loro è scattata la misura della permanenza in casa, che li vincola a rimanere nell'abitazione familiare salvo deroghe per motivi di studio o salute. Per il terzo, il giudice ha optato per il collocamento in comunità, un provvedimento più incisivo che lo sottrae al contesto di origine e lo affida a una struttura protetta.
Proprio l'esecuzione di quest'ultima misura ha richiesto il supporto della Squadra Mobile di Ragusa, segno che il ragazzo si trovava fuori regione quando è scattato il provvedimento. Il fatto che fosse già destinatario di una precedente misura cautelare in Sicilia conferma la mobilità che spesso caratterizza i minori a rischio, spostati dalle famiglie o in fuga da contesti difficili. Ora dovrà confrontarsi con un percorso rieducativo strutturato, lontano dalla strada e dai vecchi compagni.

L'operazione odierna si inserisce in un'attività più ampia di contrasto alla criminalità giovanile portata avanti dalla Questura di Terni. Determinanti si sono rivelati gli strumenti investigativi tradizionali: le immagini della videosorveglianza urbana hanno immortalato i movimenti sospetti, i servizi di osservazione hanno confermato le abitudini del gruppo, e i riconoscimenti fotografici delle vittime hanno chiuso il cerchio.
Sul fronte della prevenzione, il questore Michele Abenante aveva già emesso in data 23 gennaio 2026 due fogli di via obbligatori con divieto di ritorno nel Comune di Terni per tre anni. I provvedimenti hanno colpito soggetti nordafricani con precedenti per reati contro il patrimonio, in materia di stupefacenti e porto di oggetti atti ad offendere. Uno strumento che punta a intercettare e neutralizzare i percorsi di devianza prima che possano tradursi in reati più gravi, allontanando dalla città soggetti ritenuti pericolosi.