Un divario di 55 posti letto tra i numeri sulla carta e la realtà dei reparti. Un Pronto Soccorso che, per ammissione dello stesso personale, si trasforma spesso in un corridoio di barelle. La mobilità passiva che si impenna del 45%, con un conto annuale nel 2025 arrivato a -50 milioni. E un nuovo ospedale di Terni che - con la lievitazione delle stime di costo - diventa sempre più un miraggio.
E un acceso scontro politico-istituzionale che dalla stanza dei bottoni regionale finisce dritto nei corridoi dell'ospedale Santa Maria di Terni. La polemica sulla sanità ternana, alimentata da mesi di critiche e malumori, esplode con dichiarazioni a raffica. Da un lato, il consigliere comunale Valdimiro Orsini (Lista Masselli Sindaco) e il capogruppo regionale della Lega, Enrico Melasecche, che incalzano la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, e l'assessore competente, chiedendo conto di ritardi, promesse non mantenute e di quella che definiscono una "gestione dell'emergenza" ormai strutturale.
Dall'altro, la direzione aziendale dell'Azienda Ospedaliera di Terni, che replica precisando i numeri, illustrando i piani in corso e ammonendo: parlare in modo "distruttivo" rischia di minare la fiducia dei cittadini. Ma per i due esponenti politici, è proprio l'esatto opposto: la fiducia si perde quando il paziente "tocca con mano" la distanza tra i comunicati e i corridoi affollati.

Il cuore della controversia batte attorno a un dato tecnico, ma dalle conseguenze palpabili per medici e pazienti. Valdimiro Orsini parte proprio da lì, dai documenti ufficiali della Regione. “La direzione del Santa Maria ammette che oggi mancano all'appello ben 55 posti letto rispetto ai 562 previsti dalla programmazione regionale”, attacca il consigliere comunale, citando la Delibera di Giunta Regionale 1399 del 2023. Per Orsini, quella cifra non è un mero esercizio contabile, ma la radice di un malessere operativo cronico. “Questa non è una mera differenza contabile: è la causa principale del blocco del Pronto Soccorso. Senza quei posti letto nei reparti, i pazienti ristagnano in emergenza, le barelle vengono ammassate negli spazi del Pronto soccorso e il personale opera in condizioni di stress insostenibile”.
La replica della direzione aziendale del Santa Maria arriva puntuale e articolata. Si conferma la disponibilità attuale di 507 posti letto, ma si precisa che la macchina amministrativa e tecnica è in movimento per colmare il gap. “La Direzione aziendale sta completando i lavori di adeguamento strutturale e impiantistico di diverse aree di degenza che consentiranno l'attivazione dei 562 posti letto previsti”, si legge nella nota. Tra questi, 19 posti di Terapia Intensiva sono descritti come una riserva precauzionale per eventuali future emergenze pandemiche. Viene inoltre ricordato l'impegno sul fronte del personale, con l'incremento di 4,5 milioni di euro nella spesa per le risorse umane e l'utilizzo di professionisti in quiescenza per tamponare le carenze, specialmente nell'area dell'emergenza. L'appello finale è alla responsabilità: “Parlare in modo distruttivo della sanità serve solo a compromettere il rapporto di fiducia fra cittadini e sistema sanitario”.

Orsini però non si accontenta e ribatte. Prima di tutto osserva con perplessità che a difendere le scelte sia sceso in campo il direttore generale dell'azienda ospedaliera, e non l'assessore regionale alla Sanità (cioè la governatrice Proietti). “La gestione della sanità è una responsabilità politica: è la Regione che decide dove e come investire, ed è la Regione che dovrebbe spiegare perché Terni si trovi ancora a rincorrere obiettivi di programmazione vecchi di anni”, sostiene. Una posizione che delinea una frattura tra il livello decisionale regionale e la sua applicazione sul territorio, con la direzione ospedaliera chiamata a fare da scudo. Il consigliere riconosce lo sforzo nelle assunzioni - 68 professionisti assunti nel 2025 - ma lo giudica insufficiente, evidenziando come il “ricorso strutturale ai medici in pensione” confermi uno stato di “perenne emergenza” e una difficoltà ad attrarre giovani professionisti.
Se Orsini focalizza l'attenzione sulla gestione corrente, Enrico Melasecche allarga il campo di battaglia alla programmazione futura e assume un tono ancor più polemico verso la giunta regionale guidata dalla presidente Stefania Proietti, alla guida di una giunta del Patto Avanti che sulla sanità ha costruito un'aggressiva campagna elettorale.
La sua è un'accusa di immobilismo e scarsa chiarezza strategica dopo oltre un anno dall'insediamento. “Chiedo allora risposte alla presidente Proietti di tutto questo”, tuona Melasecche, riferendosi alla situazione del Pronto Soccorso, definita “inaccettabile”. La sua critica si sposta immediatamente sul nodo cruciale dello sviluppo infrastrutturale: il nuovo ospedale di Narni/Amelia.
Il consigliere regionale leghista ricorda che, durante la precedente giunta Tesei di cui faceva parte, era stata data maggiore autonomia all'ospedale di Terni e si era deliberato che il futuro ospedale di Narni/Amelia dovesse funzionare come “spoke” in perfetta sinergia con l'“hub” di Terni. “Purtroppo quella decisione non sta portando però ad alcun risultato utile”, constata amaramente. La sua mozione sugli ospedali di Terni e Narni/Amelia, denuncia, “giace in Terza Commissione da 10 mesi senza che questa maggioranza abbia trovato un indirizzo chiaro”.
Ma è sulla fattibilità e sui costi del nuovo ospedale che Melasecche scatena la sua offensiva più dura. Attacca con veemenza l'“incarico irrituale” dato dalla direzione generale allo studio Binini di Reggio Emilia per una valutazione, definendolo un “tentativo di distrazione di massa”. Secondo i suoi calcoli, un ospedale a Terni dal costo di 500/600 milioni di euro “non si farà mai”. E ironizza sulla forbice dei costi stimati per la struttura di Colle Obito: “Il ridicolo poi di aver valutato a spanne un costo di oltre 700 milioni, quando la documentazione probante del project certificava il costo in 300 milioni, la dice lunga sulla volontà di far nulla”. Per Melasecche, dietro a questi numeri ballerini si nasconde l'incapacità della politica regionale di guidare il processo, delegando alla direzione aziendale compiti – come la costruzione di un ospedale – che non le competono per legge.
A completare il quadro delle sue critiche, un dato economico pesante: l'impennata del 45% della mobilità passiva regionale, passata da -34 a -50 milioni di euro nel 2025. Un segnale, per lui, del ridotto appeal dell'ospedalità ternana verso pazienti di altre province, un tempo fiore all'occhiello del sistema.
La polemica, dunque, non si placa. Restano sul tavolo le domande irrisolte dei due consiglieri alla politica regionale, mentre la direzione del Santa Maria continua a lavorare per sanare le criticità strutturali e di organico. Nel mezzo, i cittadini di Terni e della sua provincia attendono che i numeri della programmazione diventino finalmente realtà nei reparti, e che dalle parole si passi ai fatti per disinnescare l'emergenza cronica in Pronto Soccorso e progettare concretamente il futuro della sanità sul territorio.