14 Jan, 2026 - 13:35

Nuovo ospedale di Terni, dopo Bandecchi anche il centrodestra all’attacco: costi, tempi e scelte sotto accusa

Nuovo ospedale di Terni, dopo Bandecchi anche il centrodestra all’attacco: costi, tempi e scelte sotto accusa

Il fronte critico sul nuovo ospedale di Terni si allarga. Dopo l'attaco frontale del sindaco di Terni Stefano Bandecchi, anche il centrodestra regionale entra nel dibattito con toni duri e una linea comune: il percorso indicato dalla Regione Umbria è opaco, lento e privo di certezze finanziarie. Una contestazione che mette insieme numeri, paragoni interregionali e accuse politiche, trasformando la partita dell’ospedale in uno snodo centrale dello scontro istituzionale.

Il confronto con le Marche e il nodo dei costi: “A Pesaro le ruspe, a Terni i rinvii”

A sollevare il tema sono Eleonora Pace, Paola Agabiti e Matteo Giambartolomei, esponenti del gruppo regionale di Fratelli d’Italia, che guardano alle Marche come termine di paragone. “Non ci appassionano i dibattiti tra tifosi sui numeri, ma il dato di Pesaro balza agli occhi”, dichiarano, sottolineando come “nelle Marche, una giunta di centrodestra si assume la responsabilità delle proprie scelte e con determinazione persegue l’obiettivo di un nuovo ospedale, moderno e funzionale”.

Il raffronto è tutto nei numeri. “Per una struttura da 460 posti letto a Pesaro si spendono 204 milioni di euro, mentre a Terni, per soli 140 posti letto in più, l’investimento arriva fino a 770 milioni”. Un divario che, per FdI, impone una spiegazione politica e tecnica. “Qualcuno dell’amministrazione regionale Proietti ci dia risposte, oppure sarà la conferma che lo studio sulla location serve solo a prendere tempo”.

Dieci anni e oltre 700 milioni: l’affondo di Alessandrini e la questione delle risorse

Sulla stessa linea si colloca Valeria Alessandrini, ex senatrice della Lega e consulente del ministro Giuseppe Valditara, che parla senza mezzi termini di una rinuncia di fatto al nuovo ospedale. “Dalla Commissione regionale è emersa una realtà disarmante: serviranno almeno dieci anni e oltre 700 milioni di euro che non ci sono”, afferma, definendo il quadro “assurdo”.

Il tema si intreccia con la fiscalità regionale. Alessandrini contesta l’aumento dell’IRPEF deciso dalla presidente Stefania Proietti, sostenendo che “non produrrà alcun beneficio concreto, né sul piano sanitario né su quello infrastrutturale”. E rincara: “Se il nuovo ospedale è davvero una priorità, lo dimostrino con atti di bilancio, non con gli slogan”. La proposta è netta: destinare una quota consistente delle nuove entrate, “circa 250 milioni in tre anni”, alla sanità ternana.

Studio di fattibilità sotto la lente: Forza Italia solleva dubbi su aree e Università

A completare il quadro interviene Laura Pernazza, consigliere regionale di Forza Italia, che punta il dito contro lo studio di fattibilità presentato in Terza Commissione dalla presidente Proietti, dall’assessore Thomas De Rebotti e dallo studio Binini & Partners. “Il documento lascia forti perplessità e smentisce le precedenti valutazioni tecniche degli uffici regionali”, afferma.

Secondo i dati illustrati, le aree di Campitello e Maratta comporterebbero un costo di 550 milioni di euro, mentre la permanenza a Colle Obito salirebbe a 770 milioni, risultando l’ipotesi più onerosa. Ma, per Pernazza, il problema non è solo economico. “Restano interrogativi gravissimi: dove si troveranno le risorse e che fine farà l’Università?”.

Il rischio, denuncia Forza Italia, è una frattura strutturale tra assistenza, formazione e ricerca se l’ospedale dovesse spostarsi lasciando l’Ateneo a Colle Obito. “Non possiamo accettare calcoli teorici che ignorano traffico, costi di esproprio e realtà del territorio”, conclude, annunciando la richiesta di nuove audizioni.

Il dossier del nuovo ospedale di Terni, da tema tecnico, si è ormai trasformato in un banco di prova politico. Con un centrodestra compatto nel chiedere chiarezza e una Regione chiamata a dimostrare, numeri alla mano, che il progetto non resterà intrappolato tra studi, rinvii e promesse.

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Federico Zacaglioni
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