Terni si appresta a diventare un laboratorio nazionale nella battaglia contro la violenza in corsia. Lunedì pomeriggio, nelle aule dell’ospedale “Santa Maria”, non si è parlato soltanto di triage o di emergenze cliniche. Per la prima volta, medici e infermieri del Pronto Soccorso e dell’Area di Emergenza si sono seduti tra i banchi per imparare a difendersi. Non solo fisicamente, ma anche e soprattutto con gli strumenti del diritto e della comunicazione. È partita ufficialmente la prima lezione del corso “Strumenti operativi di contrasto alla violenza contro gli operatori sanitari”, il tassello formativo che trasforma in prassi concreta il protocollo d’intesa firmato in Prefettura. Un’alleanza a tutto tondo tra Regione Umbria, Azienda Ospedaliera e le massime rappresentanze dello Stato per dire basta alle aggressioni. L’obiettivo è chiaro e ambizioso: fare del Santa Maria un presidio di legalità dove il principio della “tolleranza zero” non resti uno slogan, ma diventi una garanzia quotidiana per chi cura e per chi viene curato.

Il corso che ha preso il via lunedì non è un semplice aggiornamento professionale tra i tanti. È la risposta operativa a un fenomeno che da anni insanguina le statistiche della sanità italiana: le aggressioni al personale medico e infermieristico. In passato, un infermiere o un medico lasciavano spesso cadere nel vuoto la denuncia, sentendosi soli di fronte alla rabbia di pazienti e parenti. Oggi il quadro normativo è radicalmente cambiato, e la formazione avviata a Terni serve proprio a far conoscere le nuove armi a disposizione di chi opera in trincea.
A tenere a battesimo la prima sessione è stato il dottor Marco Colurci, capo di gabinetto della questura di Terni, che in accordo con la Direzione Sanitaria ha illustrato al personale le novità legislative e le procedure per una collaborazione più efficace con le forze dell’ordine. La lezione del dottor Colurci ha messo nero su bianco come la recente Legge 14 agosto 2020, n. 113 e il successivo Decreto-Legge n. 34 del 2023 (convertito nella Legge n. 56/2023) abbiano inasprito le pene, introducendo persino l’arresto in flagranza differita per chi si macchia di violenza contro il personale sanitario. Non solo: l’inquadramento giuridico ha ripercorso gli articoli 336 e 337 del Codice Penale, che qualificano l’operatore sanitario come pubblico ufficiale, rendendo quindi applicabili le aggravanti per violenza e resistenza.
“L’obiettivo - ha spiegato il dottor Colurci ai professionisti presenti in aula - è duplice: da un lato dissuadere i potenziali aggressori con la consapevolezza di una risposta penale certa e immediata, dall’altro fornire a voi gli strumenti per riconoscere i segnali di una escalation di violenza e attivare tempestivamente i protocolli di sicurezza”. Un passaggio cruciale, che sposta l’asse dalla semplice reazione all’aggressione subita, alla prevenzione attiva e alla gestione del conflitto sul nascere.
Ma la formazione in corso al Santa Maria non si limita alla teoria giuridica. Il programma del corso è fitto e spazia dalla gestione del rischio clinico-relazionale alle tecniche di comunicazione e de-escalation. In pratica, si insegna al personale come abbassare i toni, come gestire l’ansia di un parente in sala d’attesa, come interpretare i comportamenti a rischio prima che questi sfocino in un pugno o in una spinta. Si tratta di skills che fino a ieri erano lasciate all’esperienza personale del singolo operatore, mentre oggi diventano patrimonio comune attraverso un percorso strutturato.
L’iniziativa dell’Azienda Ospedaliera, infatti, si inserisce in un percorso più ampio che vede la sanità ternana allineata agli impegni presi in sede prefettizia. La collaborazione con la Questura non è un episodio isolato, ma un modello virtuoso di integrazione istituzionale che punta a creare una rete stabile. L’obiettivo finale è duplice: tutelare la sicurezza di chi lavora in prima linea e rendere effettivo il principio della “tolleranza zero” sancito dall’intesa. Per farlo, non bastano le leggi: serve un cambiamento culturale che parta proprio dalla consapevolezza degli operatori.
L’Azienda Ospedaliera, attraverso questo corso, manda un segnale forte ai suoi professionisti. “La protezione degli operatori sanitari - spiegano dalla direzione - non è solo un dovere verso chi lavora, ma una condizione imprescindibile per garantire un servizio efficiente e di qualità alla collettività”. In un'epoca in cui le aggressioni nei pronto soccorso sono all'ordine del giorno, Terni prova a invertire la rotta, trasformando il Santa Maria in un luogo dove la legalità non è un'opzione, ma la struttura portante del rapporto di cura. Le prossime lezioni, che affronteranno nel dettaglio le procedure di segnalazione e la casistica operativa, diranno se questa inversione è già iniziata.