09 Jul, 2026 - 22:00

Stadio-Clinica: si torna al TAR, ora è il Comune a reclamare legalità e rispetto delle norme e trascina la Regione Umbria in aula

Stadio-Clinica: si torna al TAR, ora è il Comune a reclamare legalità e rispetto delle norme e trascina la Regione Umbria in aula

Il confronto tra il Comune di Terni e la Regione Umbria sul progetto “stadio-clinica” ritorna davanti ai giudici amministrativi del Tar dell'Umbria. Ma stavolta a reclamare legalità e rispetto non solo delle norme ma anche del recente dettato di marzo proprio del TAR è Palazzo Spada, che ha depositato un formale ricorso contro quella che definisce una situazione di “silenzio-inadempimento” da parte dell'amministrazione regionale.

L'accusa mossa a Perugia è quella di aver bloccato l’iter per la verifica di compatibilità sanitaria della nuova clinica privata da 122 posti letto, opera complementare da autorizzare per la realizzazione edilizia e parte integrante del project financing per la riqualificazione dello stadio Libero Liberati. Al centro della contesa c’è il parere che la Direzione regionale Salute e Welfare ha rifiutato di rilasciare lo scorso 11 giugno 2026, sostenendo che la questione sia ancora sub iudice dopo la sentenza del Tar di marzo sul precedente procedimento. Uno stallo burocratico che rischia di congelare un'operazione strategica per il rilancio infrastrutturale ed economico della città, che prevede circa 70 milioni di euro di investimenti.

La ragnatela legale attorno al Libero Liberati e tutti i protagonisti della nuova sfida amministrativa

Il ricorso, firmato dall'avvocatura comunale su delega del sindaco pro-tempore Stefano Bandecchi, sposta nuovamente l’asse del dibattito politico e urbanistico cittadino nelle aule di giustizia. Il patrocinio di Palazzo Spada è stato affidato integralmente ai professionisti dell’Avvocatura Comunale, con gli avvocati Paolo Gennari e Francesco Silvi chiamati a scardinare le resistenze della giunta regionale guidata da Stefania Proietti.

Non si tratta di un semplice scontro bilaterale: l'atto notificato coinvolge una fitta rete di interessi pubblici e privati, a partire da Stadium SPA, la società di scopo concessionaria del Comune costituita proprio per l’esecuzione dei lavori dell'impianto sportivo e delle relative opere connesse. Tra le parti interessate e informate figurano inoltre la Ternana Calcio SRL in liquidazione giudiziale, rappresentata dal collegio dei curatori legali, la Ternana Women SRL, oltre a istituzioni chiave come la Provincia di Terni, la Prefettura e l’Azienda Unità Sanitaria Locale (AUSL) Umbria 2. La posta in gioco è il permesso di costruzione di una struttura sanitaria privata da 122 posti letto che, una volta che avrà il nulla osta alla costruzione, secondo il PEF del progetto, potrà essere venduta come ramo d'azienda e sostenere economicamente l'intero equilibrio economico del nuovo impianto sportivo. 

Dal parere negato al cortocircuito burocratico: le dure accuse di Palazzo Spada sui tempi del procedimento

La cronistoria della vertenza evidenzia una frattura netta tra i due enti sul piano dell'azione amministrativa. Nell'aprile del 2026, il Comune di Terni aveva inoltrato la documentazione alla Direzione regionale Welfare e Salute per ottenere la verifica di compatibilità del progetto con la programmazione sanitaria. La risposta della Regione, giunta l'11 giugno 2026 (dopo che in precedenza aveva dato il via libera all'attivazione di un nuovo procedimento considerando concluso con la sentenza del TAR quello precedente), ha però raggelato le aspettative comunali: gli uffici regionali hanno eccepito l'impossibilità di esprimersi poiché la materia sarebbe legata alla precedente sentenza del Tar (la n. 125/2026), i cui effetti non sono ancora passati in giudicato. E non lo saranno prima di ottobre, anche se la sentenza dopo la pubblicazione è pienamente efficace.

Una tesi che gli avvocati Gennari e Silvi contestano punto su punto nel testo del ricorso, ravvisando una palese violazione della Legge 241/1990 e del Regolamento regionale n. 9/2023 sulla sanità, che impone un termine perentorio di 45 giorni per il rilascio del parere richiesto. Secondo i legali del Comune, la nota regionale non rappresenta affatto un diniego motivato, bensì un “atto meramente soprassessorio”, una formula utilizzata per differire sine die la chiusura del procedimento e che di fatto paralizza l'azione del Comune, impossibilitato a chiudere l'iter nei tempi stabiliti dalla legge.

Il nodo del fabbisogno sanitario e la tesi dell'attività vincolata senza alcuna discrezionalità politica

Il Comune evidenzia inoltre una grave e “palese contraddittorietà” nell'operato dei dirigenti regionali. In una nota formale dell'aprile 2026, la stessa Regione aveva affermato che il “precedente procedimento relativo alla realizzazione della clinica è da considerarsi definitivamente chiuso” a seguito della pronuncia del Tar, invitando esplicitamente i soggetti promotori ad attivare un “procedimento del tutto autonomo e distinto”. La Stadium S.p.A. e il Comune hanno seguito alla lettera questa indicazione, avviando il nuovo iter, salvo poi vederselo bloccare con la motivazione opposta.

Questa condotta, secondo gli avvocati comunali, lede i principi di correttezza, buona fede, buon andamento e imparzialità della Pubblica Amministrazione. Il punto focale della difesa di Palazzo Spada si poggia sulla delibera 1399/2023, un atto della Giunta Regionale tesei tuttora pienamente efficace (come affermato nella corrispondenza tra enti dalla stessa Direzione regionale). Con tale provvedimento la Regione ha già accertato un fabbisogno di 80 posti letto da destinare a strutture private accreditate nella Provincia di Terni, riconoscendo che il territorio ne è “attualmente sprovvista”. Essendo il fabbisogno già deliberato, l’attività della Regione non sarebbe più discrezionale ma “meramente ricognitiva”, escludendo margini per “ponderazioni militanti o ideologiche.

Le richieste di condanna al tribunale amministrativo e il rischio del risarcimento danni per il territorio

Le conseguenze di questo stallo, secondo la linea impressa dall'amministrazione ternana, ricadono direttamente sulle prospettive di crescita della città. Nel ricorso viene rimarcato come il continuo tergiversare della Regione stia provocando danni gravi e irreparabili all'ente e alla comunità, bloccando lo sviluppo socio-economico, frenando il riassetto urbanistico e la necessaria riqualificazione dell'area.

Uno stop che rischia di aggravare la crisi economica del territorio e un “difficilmente reversibile inverno demografico”. Per tali ragioni, il Comune si è espressamente riservato di richiedere un cospicuo risarcimento danni in una seconda fase. Nel frattempo, le richieste formali avanzate dinanzi ai giudici del Tar dell'Umbria mirano a sbloccare immediatamente l'impasse: si chiede di accertare l'illegittimità del silenzio regionale e di condannare la Regione a provvedere sull'istanza entro un termine massimo di 30 giorni. Il Comune sollecita inoltre la nomina preventiva di un Commissario ad acta in caso di ulteriore inadempienza e, in subordine, l'annullamento delle note di congelamento, chiedendo al Tribunale di pronunciarsi direttamente sulla fondatezza dell'istanza.

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Federico Zacaglioni
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