Il progetto stadio-clinica di Terni e il nodo sul futuro dello stadio Libero Liberati entrano nella loro fase decisiva, stretti in una complessa trama che unisce la partita dell'assenso regionale, la tenuta del Piano Economico Finanziario (PEF) e la riapertura del fronte politico a Palazzo Spada. L’annullamento della determina 2088/25 da parte del TAR dell'Umbria ha fatto decadere il titolo abilitativo della sola clinica privata, lasciando in piedi il via libera allo stadio, ma imponendo un nuovo e formale passaggio sulla compatibilità programmatoria con la rete delle strutture ospedaliere e sanitarie regionali.
Comune di Terni e Stadium Spa - nelle more di un'impugnazione al Consiglio di Stato con termini condizionati dal fatto che la Regione ad oggi non ha ancora notificato la sentenza - hanno riattivato l’iter seguendo il percorso tracciato dal tribunale amministrativo. È stato così richiesto il formale assenso alla direzione Welfare e Salute della Regione, ripresentando il “Modello 1” per l’autorizzazione della struttura sanitaria sulla base degli 80 posti letto convenzionati e 42 liberi previsti dalla delibera Tesei del 2023, oggi quadro vincolante per la provincia.
Sullo sfondo, l’alleanza del Patto Avanti riapre il dossier politico attraverso un'interrogazione del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico sulla gestione dell'impianto e sulla tenuta della convenzione, muovendosi tuttavia sull'equivoco di un convenzionamento sanitario preventivo non richiesto dalla Ternana e non applicabile.
Nel frattempo, la curatela fallimentare della Ternana attende la definizione del nuovo titolo abilitativo per poter attribuire un valore industriale certo alla partecipazione in Stadium e metterla all’asta, fornendo una risposta concreta ai creditori dopo due aste andate deserte per il ramo sportivo. In questo limbo, che si dovrebbe risolvere in meno di due settimane, l'amministratore unico di Stadium, Giuseppe Mangiarano, valuta la cessione "a gettone" dell’impianto alla nuova compagine calcistica cittadina, massimizzando come previsto nel Pef i ricavi da sfruttamento economico potenzialmente per tutti i giorni dell’anno da diverse squadre e attività sportive, concerti, eventi e altre fattispecie.

L’annullamento della determina 2088/25, firmata dal RUP del progetto, l'architetto Piero Giorgini, il 23 luglio 2025, ha travolto l'autorizzazione per la clinica privata, portando la famiglia Rizzo a decidere di avviare le procedure di liquidazione fino al fallimento della Ternana.
La sentenza del TAR e la successiva liquidazione giudiziale, non hanno però annullato la convenzione per la realizzazione dell'opera pubblica dello stadio. Per superare i rilievi del TAR Umbria (che ha riscontrato una interpretazione illegittima del Comune rispetto alla Conferenza dei Servizi del 2022), Comune di Terni e Stadium Spa hanno attivato una strategia che si muove sui binari indicati dalla stessa sentenza del TAR dell'Umbria, che sono stati confermati nelle interviste dalla presidente della Regione Stefania Proietti e che, dopo una interlocuzione formale, sono stati ufficializzati dalla direzione Welfare e Salute della Regione Umbria.
L'ente regionale ha chiarito che la programmazione sanitaria vigente per la provincia di Terni fa perno sugli 80 posti letto convenzionati e 42 liberi previsti dalla delibera della giunta guidata da Donatella Tesei nel 2023. Una valutazione del fabbisogno sanitario che la Regione avrebbe potuto fare in sede di conferenza dei servizi decisoria come chiesto da Ternana, ma che è arrivata solo un anno dopo generando la bocciatura da parte del TAR. Il conseguente percorso prevede l'istanza per l’autorizzazione alla realizzazione della clinica previo assenso della Regione sempre tramite presentazione del cosiddetto “Modello 1”, che era stato già presentato in ambito di Conferenza dei servizi. Il regolamento regionale 9/2023 successivo alla Conferenza dei Servizi decisoria ha però disposto che quel passaggio per ottenere il nulla osta dovesse essere obbligatorio e vincolante.
La documentazione è stata depositata il 24 aprile e l'orologio della burocrazia corre: la Regione ha 45 giorni per esprimersi con un assenso o con un diniego. Le ripetute dichiarazioni della stessa presidente Proietti, autorizzano a ritenere che la strada seguita sia quella richiesta dalla Regione, nel quadro della piena legittimità normativa. Anche perché richieste alternative per ora non sono emerse.
Mancano, dunque, ormai meno di 15 giorni al verdetto. Durante l'istruttoria, gli uffici regionali hanno richiesto e immediatamente ottenuto un’integrazione documentale specifica: la copia del contratto di comodato d’uso gratuito dell’area di Ternanello, presente nella richiesta di autorizzazione alla costruzione consegnata al Comune, destinata a ospitare la clinica. La proprietà del terreno fa capo all'Università Nicolò Cusano, la quale ha messo l'area a disposizione di Stadium Spa per consentire l’ottenimento dei permessi e la successiva cessione del progetto "chiavi in mano" (comprensivo cioè dei titoli edificatori), il cui valore stimato nel PEF è di 14 milioni di euro. Sarà questo a generare l'equity, cioè il capitale proprio di Stadium necessario a costruire lo stadio. Non sono previsti ricavi derivanti dal convenzionamento e dall'accreditamento della stessa struttura sanitaria. Un equivoco che ancora oggi viene alimentato con informazioni fuorvianti (basta leggersi il PEF, ndr).

Proprio questa architettura finanziaria e autorizzativa incide sulle scelte della curatela fallimentare della Ternana Calcio. I curatori hanno scelto di non inserire le partecipazioni nella società di scopo (Stadium) all'interno del ramo sportivo destinato all'asta, preferendo attendere la certezza dei titoli abilitativi. Solo con il via libera della Regione la partecipazione in Stadium Spa potrà essere periziata e andare all'asta al miglior offerente, massimizzando il valore a tutela dei creditori. Se risorgerà una nuova società destinata a raccogliere l'eredità calcistica cittadina, questa potenzialmente potrà avere tutto l'interesse a rilevare la partecipazione per realizzare il nuovo stadio, a cui contribuirà generando l'equity necessario ad attivare la finanza di progetto, attraverso la cessione del ramo d'azienda clinica al valore di PEF, come spiegato in precedenza.
Sul piano contrattuale, il Comune di Terni sta gestendo il cosiddetto “Evento di Disequilibrio” previsto dall’Articolo 2.1.22 della convenzione siglata il primo agosto 2025. La norma tutela il concessionario in caso di “annullamento, in sede giurisdizionale o amministrativa, la revoca e/o la perdita di efficacia delle stesse Autorizzazioni, per causa comunque non imputabile al Concessionario”. Risolvere il nodo autorizzativo entro i tempi della procedura regionale eviterebbe il ricorso all’Articolo 39.1, che concede alle parti 90 giorni per riequilibrare il PEF, decorsi i quali scatta il diritto di recesso dal contratto.
A questo proposito, va ricordato che la Regione dell'Umbria non ha ancora notificato al Comune l'esito della sentenza del TAR per far partire il termine breve per l’appello e accelerare il passaggio in giudicato della stessa sentenza. Che essendo ancora opponibile al Consiglio di Stato, pur avendo efficacia, non impone tempistiche stringenti essendo ancora passibile di ricorso. Sebbene l’Articolo 9.3 sancisca l'indipendenza esecutiva tra lo stadio (opera pubblica) e la clinica (opera privata), il successivo Articolo 9.4 stabilisce che i blocchi autorizzativi capaci di generare scompensi economici attivano il diritto al ripristino dell'equilibrio finanziario. Il nuovo permesso per la clinica è lo strumento individuato per garantire il capitale proprio necessario a sostenere i lavori del nuovo impianto sportivo.
Mentre i tecnici studiano le carte dei contratti, l'arena politica torna ad accendersi dove era rimasta qualche mese fa. Il Movimento 5 Stelle, d'intesa con il Partito Democratico all'interno della coalizione Patto Avanti, ha depositato un'interrogazione consiliare per chiedere chiarezza sulla reale operatività della convenzione e sulle sorti dell'impianto comunale.
Il gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle di Terni e il PD hanno espresso forti perplessità sulla stabilità dell'operazione. *“Chi gestisce oggi il Liberati? Il TAR ha demolito il pilastro su cui era stata costruita l’intera operazione stadio-clinica, stabilendo che la clinica privata non era stata autorizzata dalla Conferenza dei Servizi del 2022 e che il Comune aveva illegittimamente forzato quel procedimento. La Ternana Calcio è finita in liquidazione, la società concessionaria Stadium S.p.A. è controllata in maggioranza proprio dalla Ternana e il Piano Economico Finanziario dell’operazione era basato sui flussi economici attesi dalla clinica privata e dall’affitto che avrebbe pagato la Ternana Calcio alla Stadium per l’utilizzo dello stadio”*.
Al di là delle imprecisioni e inesattezze nella formulazione dell'interrogazione (il PEF del 2025 non si regge sui flussi economici della clinica, ma sull'alienazione del progetto, la proprietà di Stadium è al 100% della Ternana e la Ternana Calcio o chi usufruirà dello stadio non paga un affitto ma un canone annuo di subconcessione fissato in 390mila euro, ndr), l'opposizione è tornata a sollevare il tema della manutenzione del bene pubblico.
“Il Liberati resta un bene pubblico della città, con problemi reali di sicurezza e manutenzione - affermano i firmatari dell'interrogazione, i gruppi consiliari di M5S e PD - manca la verifica sismica, il certificato di idoneità statica contiene prescrizioni manutentive e il concessionario è controllato da una società in liquidazione, mentre il valore del progetto poggia su flussi di cassa futuri oggi tutti da verificare. Per questo chiediamo al Sindaco di dire con chiarezza ai ternani se la convenzione con Stadium sia ancora valida. Chi sia oggi il soggetto responsabile della manutenzione e della sicurezza dello stadio. Quali conseguenze produca il fallimento/liquidazione della Ternana sul concessionario. Se siano state avviate valutazioni per revoca, decadenza o risoluzione della concessione”.
L'ultimo elemento critico è rappresentato dall'evergreen del presunto conflitto di interessi in capo al sindaco Bandecchi.
“Per mesi abbiamo denunciato il gigantesco conflitto d’interessi di un Sindaco che era contemporaneamente arbitro e giocatore della stessa partita - conclude l'interrogazione - da una parte primo cittadino chiamato a tutelare l’interesse pubblico, dall’altra imprenditore proprietario delle aree sulle quali sarebbe dovuta sorgere la clinica e quindi soggetto economicamente interessato alla sua realizzazione. Oggi i nodi sono venuti al pettine per questo pretendiamo di sapere chi oggi ha in mano lo stadio? E se ha i soldi per gestirlo. Il Liberati non può restare in un limbo amministrativo, quindi il Comune dovrebbe valutare la revoca della concessione e riprendere la gestione dello stadio”.

Su gran parte delle questioni poste dall'interrogazione del M5S e del PD. rispetto allo stadio Liberati ,aveva già replicato l'amministrazione comunale, con un intervento in aula dell'assessore Sergio Anibaldi. Il titolare della delega a lavori pubblici e urbanistica aveva fatto chiarezza tecnica, distinguendo i diversi livelli di verifica strutturale dell'impianto.
“Il certificato di idoneità statica è diverso dalla verifica sismica. Il primo attesta che la struttura mantenga inalterate le condizioni di sicurezza statiche cioè i carichi verticali in base alle quali è stato originariamente progettato e collaudato. Quindi l'idoneità statica non fa altro che fare una fotografia di verifica dei requisiti attuali, mentre la verifica sismica è un'attività una tantum che valuta la risposta dell'edificio ai terremoti”.
Anibaldi avevapoi dettagliato gli esiti del monitoraggio affidato a professionisti esterni e i relativi obblighi in capo al privato Stadium, titolare della concessione di 44 anni per l'utilizzo dello stadio Liberati.
“L'amministrazione comunale ha commissionato l'aggiornamento del CIS, cioè certificato di idoneità statica, alla società Sirio srl con sede legale a Roma che ha redatto il nuovo certificato di idoneità statica in data 19 novembre - spiega ancora Anibaldi - , con l'esclusione appunto delle sole sollecitazioni sismiche. Questo documento prevede importanti prescrizioni, tra cui: procedere entro un anno a interventi di contenimento e limitazione del processo di carbonatazione in corso sulle strutture in cemento armato. Procedere entro un anno all'intervento di eliminazione dei diffusi fenomeni corrosivi in atto sulle armature. Infine, redigere entro un anno un piano di manutenzione dell'opera all'interno del quale dovranno essere pianificati e programmati tutti gli interventi manutentivi prescritti. Tutti gli impianti sportivi che hanno la capienza superiore a 100 spettatori sono classificati come opere rilevanti in classe 3 o 4 e sono soggetti all'obbligo di verifica sismica allo stato non effettuata sul Libero Liberati. Tutti i conseguenti adempimenti sono a carico del concessionario che può beneficiare delle previste deroghe normative per evitare sperpero di risorse pubbliche per adeguare o migliorare strutture sportive dove è stato approvato il progetto per la ricostruzione ex novo”.
Il quadro tracciato dall'esecutivo cittadino delinea dunque manutenzioni interamente in capo a Stadium con un anno di tempo per adempiere alle prescrizioni, confermando la possibilità di accedere a deroghe normative qualora si riattivasse il percorso di ricostruzione ex novo dell'impianto a seguito dell'atteso via libera regionale ai nuovi titoli autorizzativi.

In attesa che l'orizzonte giuridico si delinei, la gestione quotidiana dello stadio segue le scadenze della stagione agonistica. Gli interventi correnti di sfalcio dell'erba e irrigazione sono attualmente garantiti dalla ditta Sergio Cordaro, affidataria dei lavori ereditati dalla curatela fallimentare. Al termine del campionato, come accade ciclicamente nella fase di end season, le attività subiranno una breve sosta tecnica. Non appena la Ternana lascerà formalmente la struttura, l'esercizio dei curatori gestirà tre passaggi successivi: il ripristino del manto erboso da parte della ditta Cordaro, le manutenzioni ordinarie affidate a una ditta esterna e le pulizie generali tramite un ulteriore operatore specializzato.
Fino a quando non sarà individuato un nuovo azionista per la realizzazione del progetto complessivo, Stadium Spa percorrerà una strada transitoria. L'amministratore unico Giuseppe Mangiarano sta vagliando la possibilità di concedere il diritto d'uso del Liberati in subconcessione, applicando una tariffa a gettone per ogni singolo utilizzo alla neonata compagine societaria che manifesterà l'esigenza di giocarvi. Una soluzione ponte per preservare la continuità sportiva in attesa che si sblocchi la partita principale in Regione.