14 Mar, 2026 - 08:15

Guerra e caro-energia, l’Umbria trema: CNA e Confartigianato “Bollette intoccabili, rischio paralisi come ai tempi del Covid”

Guerra e caro-energia, l’Umbria trema: CNA e Confartigianato “Bollette intoccabili, rischio paralisi come ai tempi del Covid”

Il prezzo del gasolio ha superato la soglia psicologica dei due euro al litro. Le bollette della luce e del gas, dopo mesi di relativa tregua, tornano a salire. E sui tavoli degli imprenditori umbri ricomincia a farsi sentire quel misto di rabbia e impotenza che avevano imparato a conoscere durante la pandemia e, successivamente, con la guerra in Ucraina. Il nuovo conflitto in Medio Oriente, con gli scontri diretti tra Iran, Israele e Stati Uniti e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, non è solo una questione di equilibri geopolitici: per il tessuto produttivo dell'Umbria, fatto in larga parte di micro e piccole imprese, si traduce in un immediato e pesantissimo shock energetico. Le associazioni di categoria lanciano l'allarme: senza interventi tempestivi su accise, credito e Zona Economica Speciale, la regione rischia una paralisi paragonabile a quella dei momenti più bui del 2020.

Perugia come a Terni, nei distretti della meccanica, della ceramica e dell'agroalimentare, l'umore è ai minimi termini. Il timore è che la crisi energetica, innestandosi su un biennio già difficile per l'export e la produzione industriale, trasformi un'emergenza congiunturale in una crisi strutturale irreversibile. I numeri parlano chiaro: il costo del carburante per l'autotrasporto è diventato insostenibile, le materie prime rincarano e i fornitori di energia, come segnalano gli operatori del settore, hanno già cominciato a ritirare dal mercato le offerte a prezzo fisso annuale, preludio a nuovi aumenti in bolletta.

Confartigianato: “Extra-gettito Iva aiuti subito le imprese, accise da tagliare”

La prima trincea è quella dei costi immediati. Per Confartigianato Umbria, l'elemento più irritante è l'automatismo con cui lo Stato incassa un extra-gettito fiscale proprio in corrispondenza dei momenti di maggiore difficoltà per le aziende. Il meccanismo è noto: se il prezzo del carburante aumenta, aumenta anche la quota di Iva incassata dall'erario. Una tassa sulla tassa che, in un momento di crisi bellica, rischia di assumere i contorni di una vera e propria tassa occulta sulla produzione.

Siamo di fronte a una tempesta perfetta”, denuncia Mauro Franceschini, Presidente di Confartigianato Umbria. “Le tensioni in Medio Oriente non sono un problema lontano, ma si riflettono immediatamente sulle nostre bollette e sui costi dei carburanti. L'incertezza frena immediatamente la propensione agli investimenti. Non è accettabile che in questo scenario lo Stato realizzi automaticamente un extra-gettito IVA sui rincari: chiediamo che queste risorse siano restituite alle imprese attraverso un taglio delle accise. Per le nostre imprese artigiane, il costo dell'energia è la prima barriera alla competitività”.

Il grido d'allarme più forte arriva dal comparto dei trasporti, il vero termometro della crisi. Le imprese di logistica, che movimentano merci tra l'Umbria e i porti di Livorno e Civitavecchia o verso i valichi del Nord, vedono i margini di guadagno azzerarsi viaggio dopo viaggio. Stefano Boco, Presidente regionale e Vicepresidente nazionale di Confartigianato Trasporti, porta all'attenzione del governo centrale una richiesta precisa e dettagliata, frutto della pressione quotidiana che arriva dagli autotrasportatori.

Logistica e autotrasporti settori a riwschio liquidità, fari puntati su ZES unica

Il settore della logistica e dell'autotrasporto è quello che paga il prezzo più alto in questa fase di crisi globale”, afferma Boco. “Abbiamo denunciato al Ministero dei Trasporti una situazione insostenibile: con il gasolio sopra i 2 euro le imprese non hanno più liquidità e rischiano il fermo dei mezzi nei piazzali. Per scongiurare la paralisi dell'economia, servono risposte immediate: dall'utilizzo istantaneo del rimborso accise senza attendere i 60 giorni, alla sospensione dei versamenti fiscali e contributivi, fino a un credito d'imposta straordinario per compensare i rincari, come già fatto in passato. Occorre affrontare in modo coordinato il tema della competitività delle imprese”.

Accanto alle misure emergenziali, Confartigianato rilancia la necessità di una visione strategica che metta al centro la ZES Unica. L'estensione della Zona Economica Speciale ad alcune aree del territorio regionale è vista come l'unica leva strutturale per attrarre investimenti e sostenere il rinnovo del parco mezzi e delle tecnologie produttive, a patto che si traduca in vere semplificazioni burocratiche e non nell'ennesimo adempimento. “Non servono palliativi ma interventi strutturali. In Umbria, questo significa anche dare una missione chiara alla ZES Unica che deve diventare il perno del rilancio logistico e produttivo”, conclude Franceschini.

CNA: “Effetti paragonabili al Covid, l’export umbro rischia un tonfo del 10%”

Se Confartigianato punta il dito sull'emergenza liquidità e acciseCNA Umbria allarga il ragionamento agli scenari macroeconomici e al commercio estero. L'Umbria, regione votata all'export in settori come la meccanica di precisione, l'aerospaziale e l'agroalimentare di qualità, rischia di pagare un prezzo altissimo sul fronte delle esportazioni. La chiusura dello Stretto di Hormuz, punto di transito cruciale per il trasporto marittimo verso l'Asia, sta già producendo i primi effetti: container fermi nei porti, ordini bloccati e un giro d'affari che vale complessivamente circa 30 miliardi di euro per l'Italia che rischia di contrarsi.

Michele Carloni, presidente di CNA Umbria, non usa mezzi termini nel paragonare l'urto di queste settimane a quello delle grandi crisi globali. Per lui, l'instabilità mediorientale si innesta su un terreno già provato da due anni di inflazione e alti tassi di interesse.

Il nuovo conflitto scoppiato tra Usa, Israele e Iran nel Golfo Persico e rapidamente allargatosi a tutto il Medio Oriente, sta già producendo conseguenze economiche su larga scala potenzialmente equiparabili a quelle causate nel 2020 dalla pandemia da Covid”, prospetta Carloni. “Siamo di fronte all'ennesimo choc da fronteggiare. Dopo quello innescato dalla pandemia, con un'onda lunga durata almeno due anni, e dopo quello successivo all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia nel 2022, tuttora in corso, che ha ridefinito la geopolitica dell'energia, oggi il conflitto in Medio Oriente ci espone al rischio di subire una nuova ondata di conseguenze fortemente negative in grado di assestare un colpo esiziale al nostro tessuto produttivo”.

Rischio inflazione e stretta creditizia: le richieste della CNA Umbria alla politica locale

Il presidente di CNA Umbria entra nel merito dei due scenari che si profilano all'orizzonte. Da un lato, l'aumento generalizzato dei prezzi al consumo, con i generi alimentari pronti a subire un'ulteriore spinta al rialzo che rischia di comprimere ulteriormente il potere d'acquisto delle famiglie. Dall'altro, il rischio concreto di una stretta creditizia: le banche, di fronte all'incertezza, potrebbero rivedere i fidi alle imprese più piccole, quelle considerate più vulnerabili, innescando una pericolosa crisi di liquidità a catena.

Questo aumento fa presagire due probabili scenari: da un lato un possibile rallentamento degli spostamenti, dall'altro un incremento del prezzo dei prodotti finiti”, spiega Carloni. “In questi giorni i fornitori di gas ed energia elettrica stanno ritirando dal mercato tutte le offerte basate su prezzi fissi annuali, per cui ci aspettiamo che a breve aumenteranno le bollette e, di conseguenza, anche il costo dei prodotti, a cominciare da quelli dei generi alimentari, già salito sensibilmente negli anni e non più sopportabile da ampie fasce di cittadini. Sul fronte delle esportazioni, invece, con la chiusura dello stretto di Hormuz i traffici stanno già subendo conseguenze. Le prime stime parlano, nel migliore dei casi, di un calo del 10% dell'invio di prodotti verso i Paesi coinvolti nella crisi bellica”.

Per questo, l'associazione chiede alla Regione Umbria di agire con la massima tempestività, accelerando l'uscita di tutti i bandi legati ai fondi strutturali europei, in particolare quelli per l'internazionalizzazione e la partecipazione alle fiere. In un contesto in cui i mercati tradizionali si chiudono o diventano impervi, la capacità di diversificare e trovare nuove rotte commerciali diventa l'unica arma di sopravvivenza. “Da parte nostra – conclude Carloni - ci rendiamo disponibili a collaborare con le Istituzioni nella ricerca di soluzioni che, sia pure parziali sul piano economico, contribuiscano a ridare vigore a un'imprenditoria da troppo tempo costretta sull'ottovolante”.

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Federico Zacaglioni
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