L'Umbria prova a trasformare l'ingresso nella Zes Unica in una leva strutturale per lo sviluppo, dotandosi di una cabina di regia stabile. La giunta regionale ha istituito l'“Unità di missione Zes Umbria”, struttura tecnico‑organizzativa chiamata a coordinare gli strumenti regionali, nazionali ed europei, a dialogare con la Struttura di missione a Palazzo Chigi e a seguire sul campo imprese e investitori che vogliono sfruttare crediti d'imposta, incentivi occupazionali e semplificazioni autorizzative previste dalla legge 171/2025. Un tassello che si affianca al lavoro di confronto con i territori: a Marsciano, nell'incontro promosso da Anci Umbria “Zes e i Comuni umbri: accelerare lo sviluppo locale”, sindaci e amministratori hanno discusso del ruolo dei municipi come facilitatori degli investimenti e dei primi numeri della misura, con 92 domande presentate nel 2025 per circa 60 milioni di euro di investimenti e 15 milioni di crediti d'imposta in Umbria.
Da novembre 2025, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge n. 171, l'Umbria ha ufficialmente varcato la soglia della Zona Economica Speciale. Non è più solo una regione del Centro, ma un territorio che, insieme alle Marche, si affaccia al Mezzogiorno allargato, quello delle agevolazioni fiscali e delle procedure accelerate. Una rivoluzione copernicana per un tessuto produttivo fatto di piccole e medie imprese abituate a competere senza troppe reti di protezione. Ma per evitare che l'opportunità si trasformi in un'occasione mancata, la macchina regionale ha deciso di ingranare una marcia in più.
La delibera approvata su proposta dell'assessore allo Sviluppo Economico, Francesco De Rebotti, non è un semplice adempimento burocratico. L'istituzione dell'“Unità di missione Zes Umbria” rappresenta la scelta di mettere ordine in un panorama che rischiava di essere frammentato. La nuova struttura non sarà un ennesimo ufficio, ma un vero e proprio terminale tecnico-operativo, un ponte tra i bandi regionali, i fondi europei e le grandi direttive nazionali della Struttura di missione di Palazzo Chigi. Il suo obiettivo è chiaro: evitare che le imprese si perdano nel labirinto delle opportunità, offrendo un accompagnamento concreto, dalla presentazione della domanda per il credito d'imposta fino all'insediamento produttivo.
L'assessore Francesco De Rebotti non usa giri di parole per spiegare la portata del provvedimento. La sua visione è quella di una Regione che da spettatrice diventa regista attivo del cambiamento. “Con l'ingresso dell'Umbria nella ZES - sottolinea - si apre una fase nuova per la competitività del nostro tessuto produttivo. L'Unità di missione nasce proprio con l'obiettivo di mettere a sistema tutte le competenze regionali e di coordinare in modo efficace i rapporti con i soggetti nazionali e territoriali coinvolti. Vogliamo accompagnare imprese e investitori nell'utilizzo di queste opportunità, favorendo nuovi insediamenti produttivi, innovazione e occupazione”.
L'approccio è quello di una regia unica. Non più singoli assessorati che procedono in ordine sparso, ma un team integrato che coinvolgerà le principali direzioni regionali e le società partecipate come Sviluppumbria, Gepafin, ARPAL Umbria e Agenzia Umbria Ricerche. L'Unità di missione avrà il compito di interfacciarsi con soggetti chiave come l'Agenzia delle Entrate, l'INPS e la Camera di Commercio dell'Umbria, per garantire che il percorso autorizzativo e burocratico sia il più lineare possibile. In pratica, la Regione ha deciso di creare un “traduttore” istituzionale per le imprese, capace di spiegare in concreto come si accede al credito d'imposta sugli investimenti, come si richiede l'autorizzazione unica che sostituisce decine di passaggi, o come si utilizzano i bonus assunzionali.

Mentre la Regione mette a punto il suo strumento di governance, sul territorio il dibattito è già entrato nel vivo. L'incontro promosso da Anci Umbria a Marsciano lunedì 9 marzo ha registrato una partecipazione massiccia, segno che la Zes non è percepita come un tema astratto, ma come una concreta chance di rilancio. Nella sala Capitini, sindaci e amministratori si sono confrontati con i tecnici regionali, a partire dal direttore allo Sviluppo Economico, Adriano Bei, che ha snocciolato i primi dati utili per capire l'impatto della misura.
I numeri parlano di una partenza incoraggiante: nel 2025, nonostante l'inserimento formale dell'Umbria nella Zes sia avvenuto a novembre, sono già state presentate 92 domande. Un dato che testimonia come le imprese umbre abbiano fiutato l'affare. Queste richieste attivano investimenti per circa 60 milioni di euro, con un controvalore in crediti d'imposta che sfiora i 15 milioni. Numeri che, secondo Bei, certificano il successo dell'iniziativa: “I dati che vengono restituiti sulla finestra di due mesi del 2025 parlano chiaro e dimostrano il successo di questa iniziativa ed opportunità - ha affermato il dirigente -. Per il territorio umbro sono state presentate 92 domande che attivano circa 60 milioni di euro per circa 15 milioni di euro per crediti d'imposta approvati”.
Ma l'incontro di Marsciano è servito anche a far emergere una criticità politica non da poco. La Zes, così com'è disegnata, non copre tutto il territorio regionale. Dei 92 comuni umbri, solo 37 rientrano attualmente nella mappa delle aree agevolabili per il credito d'imposta, quelle definite dalla Carta degli aiuti a finalità regionale. Un nodo che rischia di creare una frattura tra aree “di serie A” e “di serie B”. Il sindaco di Todi e coordinatore della Consulta Sviluppo Economico di Anci Umbria, Antonino Ruggiano, ha alzato il tiro, chiedendo con forza che l'intera regione possa godere degli stessi benefici.

Ruggiano ha puntato il dito contro ciò che definisce una zavorra per il sistema Italia: la burocrazia. “Questa riforma - ha detto - interessa metà del territorio regionale con degli incentivi importanti per quanto riguarda la semplificazione burocratica e gli investimenti. Noi ci chiediamo come mai metà della regione è fuori da questo intervento, capiamo i limiti imposti dall'Europa ma auspicheremo che tutti possano avere le stesse condizioni e possibilità”. E ha aggiunto: “Se la Zes funziona, se snellire la burocrazia funziona perché non rendiamo tutta l'Europa una Zes? Basta con le regole che non servono a nulla, con gli adempimenti burocratici, basta con la difficoltà del credito. L'Europa dovrebbe tornare a volare e questo è l'impegno che i Comuni ci dovremmo prendere ogni giorno per dare risposte alle nostre imprese”.
Su questo fronte, la partita è già aperta a Bruxelles. La presidente della Regione, Stefania Proietti, insieme al collega marchigiano Francesco Acquaroli, ha già inviato una lettera alla vice commissaria europea alla Concorrenza, Teresa Ribera, per chiedere una revisione della Carta degli aiuti che permetta di includere tutti i comuni. L'obiettivo è trasformare la Zes da privilegio di pochi a leva universale per l'intero territorio regionale.
Il presidente di Anci Umbria, Federico Gori, ha tracciato una sintesi chiara del momento, sottolineando che la Zes non è solo una questione di soldi e incentivi, ma di metodo. I Comuni, in questo scenario, non devono essere semplici spettatori passivi o sportelli a cui bussare per un timbro. Devono diventare “facilitatori”, capaci di semplificare la vita agli imprenditori, dialogare con la Regione e fare rete. Un cambio di passo culturale prima ancora che amministrativo.

“È stato un incontro importante tra Anci e la Regione Umbria che ha messo al centro il tema dello sviluppo locale, che passa anche attraverso la Zes e tutto ciò che comporta per i territori che ne fanno parte - ha commentato Gori a margine dell'iniziativa -. Durante l'iniziativa è emersa con forza anche la necessità di omogeneizzare lo sviluppo regionale complessivo, guardando oltre i confini amministrativi e traguardando ai confini regionali stessi. Troppo spesso, infatti, algoritmi e parametri finiscono per contrapporre i territori invece di aiutarli a costruire percorsi condivisi di crescita”.
L'assessore De Rebotti, chiudendo i lavori, ha raccolto il guanto di sfida. Ha annunciato che la Regione non si limiterà a gestire l'esistente, ma organizzerà una tre giorni di “mini expo” per promuovere l'intero patrimonio produttivo e culturale umbro. Un'operazione di marketing territoriale che punta a presentare l'Umbria come un'unica, grande piattaforma attrattiva. Parallelamente, si lavorerà alla riprogrammazione delle risorse, per allineare i fondi regionali con le potenzialità aperte dalla Zes. Un cantiere complesso, ma che ora ha una cabina di regia stabile a coordinarlo.