L’occasione di incontrare per la prima volta Fabio Splendori, l’imprenditore 39enne che vuole rilevare la Ternana, nasce grazie a Francesca Teodori, collaboratrice della BSM Management di Diego Tavano e giornalista e opinionista calcistica. Quella che riusciamo a organizzare è una veloce conference call. Nella quale, il founder e CEO dell’agenzia per il lavoro QuoJobis spa, next spa e extolia gruppo di società di somministrazione del personale attive anche in Svizzera (oltre ad attività immobiliari in Italia e Svizzera), accetta di raccontarci in esclusiva la sua idea di calcio e il progetto che ha illustrato alle istituzioni.
Ma chi è Fabio Splendori? Le cronache dicono che è nato nel 1986 a Roma, trasferitosi in Svizzera da oltre 15 anni, ha iniziato la sua carriera manageriale nel mondo della cooperazione per la somministrazione del lavoro. Un background (quello dell’approccio mutualistico e del networking) che lo ha portato negli anni a far evolvere il concetto del business legato alle risorse umane, puntando sull’introduzione di servizi e soluzioni innovative.
Negli ultimi anni si è ritagliato uno spazio nel dibattito economico, anche su riviste prestigiose, raccontando le fragilità strutturali del tessuto produttivo italiano, con particolare attenzione al tema del debito, della liquidità e dei margini reali, spesso molto diversi dalle sole cifre di fatturato. Vive tra la Svizzera e l’Italia e racconta di seguire direttamente dossier complessi di crisi e rilancio aziendale e collabora con testate e piattaforme specializzate per diffondere un approccio più rigoroso alla finanza d’impresa, basato su numeri verificabili e sostenibilità di lungo periodo.

Quando gli chiediamo perché un imprenditore con un profilo come il suo voglia entrare nel mondo del calcio - per la gran parte delle società un moltiplicatore di perdite - Splendori non usa giri di parole. La sua risposta è un impietoso rendiconto di un quarto di secolo di dissesti. “Io credo che pensare di poter vendere sogni irrealizzabili agli appassionati tifosi della Ternana sia inutile, oltre che dannoso”, esordisce.
“Guardate, parto da un’analisi molto fredda. Il modus operandi tipico nel calcio italiano è quasi sempre lo stesso: imprenditori, anche in buona fede e con grandi aspettative, acquisiscono il club. Ci investono milioni per qualche anno. E quando si rendono conto che è impensabile spendere tra i sette e i dieci milioni annui a fondo perduto, interrompono gli investimenti. Questo causa una demotivazione interna al club, una perdita di valore materiale e di immagine e un forte malcontento tra i tifosi. Numeri alla mano, le entrate annue in un club di serie C, nelle migliori delle prospettive, si aggirano intorno ai due o tre milioni. È una forbice che rende strutturalmente insostenibile il mantenimento del club in mani private, se non a patto di continui e dolorosi ripianamenti. Solo pochi possono permetterselo, per gli altri è spesso un percorso di lacrime e sangue”.
I numeri citati da Fabio Splendori vengono avvalorati da Francesca Teodori, anche in relazione alla sua esperienza di operatrice della comunicazione legata ai calciatori. “Si tratta di vicissitudini che chi segue i calciatori deve affrontare ogni anno in società anche di città ricche e in piazze importanti”, conferma la collaboratrice della BSM Management.
“Dal 2000 ad oggi la media di fallimenti di società calcistiche in Italia è di circa sette squadre l'anno – riprende Fabio Splendori -. In ventisei anni parliamo di circa 180 club portati al dissesto. Non sono incidenti di percorso, signori: è il risultato matematico di un modello che non sta in piedi. La mia è un'analisi di pura sostenibilità finanziaria applicata a un settore che i numeri li guarda solo quando è troppo tardi”.

Ed ecco il cuore della proposta che l'imprenditore ha illustrato alle istituzioni locali nei giorni scorsi e che Tag24 Umbria aveva in parte anticipato. Oggi l’uomo d’affari lo spiega alla città e al territorio, cercando intorno alla sua idea un consenso ampio. Un'idea che punta all’uscita dal modello tipico italiano, quello del mecenate, dell’uomo solo al comando. Una tendenza che i fondi stranieri hanno già cominciato ad attuare in serie A.
“L'argomento che mi sta a cuore è che la Ternana appartiene al popolo, alla tifoseria, alle famiglie”, spiega Splendori. “Non appartiene - in ultima istanza - a colui che su carta ne risulta il proprietario. La Ternana è di tutti coloro che la amano, che la tifano, che la supportano. È da questo ideale che voglio ripartire. Un'idea semplice: partecipare all'asta, salvare la Ternana dal fallimento investendo inizialmente i 200mila euro necessari per aggiudicarsela e, già dal giorno successivo, aprire il club all'azionariato diffuso. Vogliamo mettere a disposizione una piattaforma di convergenza non solo per la partecipazione al capitale della società, ma anche alla strutturazione e alla diversificazione dei suoi ricavi, favorendone una crescita solida. Si può essere partner della Ternana in tante forme: dall’equity alle sponsorizzazioni, fino alle alleanze strategiche”.
Durante l’evento della “Maratona Ternana” c’è stato un lungo confronto tra l’advisor Massimo Sarandrea e i promotori dell’iniziativa per l’Azionariato popolare. E nell’entourage di Massimo Splendori si è radicata la convinzione (almeno questa spiega l’imprenditore) che l'affezionato possa diventare parte attiva del club, associato, parte integrante della società, con la possibilità di sostenere in modo concreto la squadra e vivere pienamente la propria appartenenza ai colori rossoverdi.
“Nessuno è in grado di custodire e sostenere la Ternana meglio dei suoi tifosi, delle famiglie e di chi da sempre vive questi colori come parte integrante della propria identità. Io mi pongo come punto di unione tra il club e la sua gente, con l'obiettivo di restituire in maniera definitiva la Ternana a chi l'ha sempre amata e sostenuta, nei momenti belli e in quelli più difficili”.

Domandiamo a Splendori se non tema che la frammentazione dell'azionariato possa generare lentezze decisionali o cortocircuiti nella gestione ordinaria. La replica è immediata: “Il mio ruolo è quello di mettere la benzina iniziale per far ripartire il motore. Ma la mia visione, la mia capacità organizzativa e la mia competenza non bastano. La vera forza capace di mantenere viva la Ternana nel tempo non arriva solo dagli investimenti ma dall'amore, dall'appartenenza e dalla passione del suo popolo. Il progetto nasce con un principio chiaro: la Ternana deve vivere attraverso un modello sano, sostenibile e partecipato, dove il club non dipende dagli umori o dalla disponibilità economica di un singolo imprenditore, bensì dalla forza di una comunità intera che sceglie ogni giorno di sostenerlo e proteggerlo, senza speculazioni e remissioni”.
Teodori interviene nuovamente, questa volta con una domanda che tocca un nervo scoperto del calcio italiano. “Dottore, ci ha evocato un progetto innovativo. Ma in Italia il calcio popolare è spesso un’utopia. Non teme che la sua visione venga percepita come l'ennesimo annuncio?”.
La risposta di Splendori non si fa attendere: “Francesca, io non sto annunciando un sogno. Sto depositando un progetto. C'è un'asta, ci sono 200mila euro, c'è uno statuto. I sogni sono quelli che raccontano i finti mecenati prima di sparire. Io parlo di governance aperta al confronto, di bilancio trasparente, di un piano industriale da realizzare con convinzione”.
Sul piano dei rapporti istituzionali, l'imprenditore è stato colpito dall’impegno che l’amministrazione comunale sta mettendo nel tentativo di salvataggio del club.
“Sono certo che il Sindaco Bandecchi, con il quale esiste un rapporto di reciproca stima – chiarisce Splendori - saprà comprendere e condividere il valore di questo progetto unico ed innovativo, nato con l’obiettivo di garantire un futuro stabile e autenticamente popolare alla Ternana Calcio”.
Il tempo della conference call sta per scadere. Splendori non sembra avere fretta di chiudere, ma prima di mettere la parola fine a questo primo messaggio alla città e alla piazza rossoverde ci tiene, spiega, a trasferire la determinazione di chi è abituato a gestire dossier complessi. Ridadisce più volte: niente enfasi, niente promesse roboanti. Solo numeri, meccanismi chiari, volontà di affrontare la partita con responsabilità.
Intanto corre anche l’orologio delle scadenze per portare a termine il piano di salvataggio del club, dopo 100 anni di storia. C’è uno sprint da fare, costituendo una newco già battezzata US Ternana. C’è da predisporre l’offerta vincolante per il tribunale che va presentata entro le 12 di martedì. E, infine, occorre spingere i tasti nell’asta telematica per l’acquisizione del ramo sportivo del club, il prossimo 13 maggio. Ci sarà anche Splendori. A meno di clamorosi colpi di scena.