Per Massimo Sarandrea la vera partita sulla Ternana non si gioca solo sui milioni, ma sull’orologio. In collegamento telefonico e davanti alle telecamere della"Maratona Ternana”, l’advisor finanziario che assiste l’imprenditore italiano ma residente in Svizzera Fabio Splendori ha messo subito il tema sul tavolo dei giornalisti e degli appassionati ternani: il fattore tempo è l’elemento decisivo della vicenda, più ancora dei numeri dell’asta e del peso del debito.
Con una procedura fallimentare che corre verso scadenze rigide e pendenze federali da saldare in poche settimane, ogni giorno perso restringe il campo delle soluzioni e aumenta il rischio che il club scivoli fuori dal perimetro del professionismo. Sarandrea, che per conto di Splendori ha provato a costruire in extremis un piano di salvataggio, lo dice chiaramente: senza condizioni certe in tempi rapidissimi, anche l’investitore più solido è costretto a un miracolo che impegnerà calciatori, dipendenti, la disponibilità della città e quella dell’amministrazione comunale. Lo abbiamo raggiunto per un’intervista esclusiva nella quale ogni dettaglio - dalle scadenze federali al ruolo del sindaco Stefano Bandecchi, fino ai sacrifici chiesti allo spogliatoio - disegna il perimetro di un’operazione dove non esistono margini di errore.

Dottor Sarandrea, partiamo dall’elemento che più di tutti incombe su questa trattativa: il tempo. Qual è la reale situazione del calendario e quali sono le tappe burocratiche per il salvataggio?
“Il nemico principale di questa operazione è proprio il tempo, perché siamo entrati in corsa. Le date sono letteralmente brucianti. Facendo un cronoprogramma preciso, il 12 maggio scade il termine per l’adesione all’asta, versando una base di 200.000 euro. Successivamente, entro il 25 maggio bisognerà firmare il rogito attraverso il quale avviene la cessione del ramo d’azienda calcistico all’interno di una nuova società veicolo, una Newco. Ma la vera scadenza vitale cade tra il 6 e il 16 giugno: in quei giorni bisognerà dimostrare alla Federazione di aver pagato tutti i debiti, sia sportivi che tributari, per ottenere l’iscrizione al campionato".
A proposito di questa Newco, ci sono già delle idee su come prenderà forma e su quale sarà la sua identità?
“L’imprenditore sta già guardando avanti. Posso dirle che Splendori ha già immaginato un nuovo nome per questa società: US Ternana 1925. Tuttavia, prima di arrivare a questo, bisogna affrontare lo scoglio dei debiti. Dal punto di vista puramente aziendale, oggi la Ternana è una scatola senza attivi e con soli passivi: ci sono 8,4 milioni di euro di debiti sportivi certificati. Significa pagare circa 250.000 euro all’asta per accollarsi 8 milioni di debiti. In teoria, per fare un’operazione del genere, bisognerebbe ragionare più come una onlus che come un’impresa. Non c’è nulla da speculare qui, serve solo una grande assunzione di responsabilità verso una piazza storica".
In questo quadro così asfittico, che tipo di lavoro state facendo sul perimetro dei costi e sulle voci di bilancio che hanno portato a questa situazione?
“Il punto è che gestire un club senza fatturato e con questi costi è stato oggettivamente da sprovveduti da parte delle precedenti gestioni. Noi stiamo smontando voce per voce un bilancio che oggi presenta ricavi stimati in poco più di 1,2 milioni di euro a fronte di un monte ingaggi che per la prossima stagione sfiora i 6 milioni. È un disequilibrio che va affrontato con un intervento immediato di equity, altrimenti il castello crolla il giorno dopo l’iscrizione. Per questo chi entra dovrà iniettare subito circa 4 o 5 milioni di capitale netto solo per il primo anno. E parallelamente dovremo lavorare per portare il fatturato almeno a 3-3,5 milioni, altrimenti si ricomincia a perdere ossigeno dopo pochi mesi".

In questo scenario così gravoso, un ruolo chiave lo gioca il dialogo con le istituzioni locali, in particolare con il sindaco Stefano Bandecchi. Come si stanno svolgendo queste interlocuzioni?
“Il ruolo del sindaco è fondamentale. Bandecchi ha un’energia particolare su questa iniziativa e trasferisce una grande positività. Negli incontri avuti, mi è apparso evidente quanto sia innamorato della squadra e della sua città. Da un lato ti mette davanti alla fotografia reale della situazione e alla voce dei costi, ma dall’altro sta facendo un forte ‘pushing’, una pressione positiva, come grande motivatore, affinché imprenditori coraggiosi come Splendori decidano di entrare in questa operazione. La parola magica che abbiamo individuato insieme in queste ore cruciali è una sola: riconciliazione".
Riconciliazione è un termine che rimanda anche a chi sta dentro il club. Si è parlato molto della necessità di un sacrificio da parte dei tesserati. Qual è la reale disponibilità dei calciatori e dello staff?
“La condizione posta dall’imprenditore è chiara: il sacrificio deve essere unanime. Non può esistere una situazione in cui, su 26 giocatori in rosa, 24 accettano un compromesso e due rimangono fuori. Non sarebbe giusto nei confronti di chi fa una rinuncia pesante. E qui devo fare un plauso sincero: ho assistito a un lavoro dietro le quinte eccezionale. Dirigenti come il DS Carlo Mammarella e Giuseppe Mangiarano hanno fatto un lavoro da esperti di crisi d’impresa, pur essendo uomini di sport. Loro, insieme a buona parte dello spogliatoio, hanno subito dimostrato la disponibilità non solo a spostare i pagamenti, ma addirittura a rinunciarvi in parte o a rimettere a disposizione il proprio contratto".
Ha avuto modo di vederli all’opera in queste settimane concitate. Che impressione ne ha ricavato, al di là delle parole di circostanza?
“Le racconto un episodio. L’altro pomeriggio ho vissuto una situazione che mi ha toccato profondamente: ho visto Mammarella, Mangiarano e altri collaboratori lavorare incessantemente, motivati solo dalla voglia di salvare il club, nonostante non prendano lo stipendio da mesi. Sono rimasto meravigliato soprattutto da Giuseppe Mangiarano: pur essendo un uomo di sport, gli ho visto compiere un lavoro tecnico da uomo di finanza, gestendo la situazione come se facesse parte di un team esperto in crisi d’impresa da oltre dieci anni. È stata proprio questa dedizione totale a spingermi a dire a Fabio Splendori: ‘Proviamoci, dobbiamo tentare di trovare una soluzione’".

A proposito di Fabio Splendori, qual è il suo legame con il territorio? L’interesse per la Ternana è un’operazione isolata o si inserisce in una strategia più ampia di presenza nell’area ternana?
“Splendori ha sicuramente dei progetti concreti sul territorio. Il suo gruppo opera nel settore della somministrazione del lavoro, un ambito che presuppone grandi competenze nella gestione delle risorse umane e nei rapporti con enti come l’Agenzia delle Entrate. Inoltre, ultimamente ha effettuato operazioni e investimenti immobiliari estremamente interessanti proprio in provincia. La zona di Terni è strategica anche logisticamente, trovandosi ad appena 40 minuti dalla Capitale. Questo non vuol dire che l’acquisizione del club genererà utili immediati - anzi, ho già spiegato che qui non si specula - ma certamente c’è una visione di medio-lungo periodo che lega l’investitore a questa comunità".
Per concludere, la città si sta mobilitando con un comitato per l’azionariato popolare. Che peso ha questa iniziativa nella valutazione complessiva che state facendo?
“Ha un peso enorme e rappresenta la migliore delle occasioni. Credo moltissimo nel modello del ‘Club Deal’, come ha dimostrato il Frosinone del dottor Maurizio Stirpe, che con un’operazione corale è arrivato fino ai vertici del calcio italiano. Ho percepito un’energia, un atteggiamento e una disponibilità da parte della città di Terni che raramente ho visto altrove. Spesso gli imprenditori hanno paura dell’esposizione mediatica o di rimanere isolati, temendo che un club possa pregiudicare le loro aziende principali. Sapere invece che c’è un’intera comunità disposta a sostenere il progetto, a fare la propria parte, conferisce un grande coraggio. Sarà la prima cosa che riporterò al dottor Splendori quando ci confronteremo nelle prossime ore: Terni è pronta a scendere in campo".