09 Mar, 2026 - 21:00

“Non spacchettiamo le concessioni, tuteliamo cento famiglie”: De Luca e la Regione blindano lo stabilimento Sangemini

“Non spacchettiamo le concessioni, tuteliamo cento famiglie”: De Luca e la Regione blindano lo stabilimento Sangemini

La partita sulle acque minerali di San Gemini si allarga e diventa uno scontro politico a più voci. Dopo le accuse del sindaco Luciano Clementella e del primo cittadino di Terni Stefano Bandecchi, la Giunta regionale rompe gli indugi e ribatte colpo su colpo. Al centro della bufera c’è il futuro delle concessioni idriche, un asset industriale da quasi cento famiglie di dipendenti, ma anche un sogno termale che il territorio insegue da anni. 

L’assessore regionale all’Ambiente, Thomas De Luca, difende la scelta della gara pubblica come atto di legalità e concorrenza, accusando chi parla di “stop alle terme” di diffondere notizie false. In Consiglio comunale a Terni, però, Bandecchi alza il tiro e parla di “comportamento vergognoso”, mentre il vicepresidente della Provincia, Francesco Ferranti, si schiera con Clementella denunciando la “scarsa attenzione della Regione verso il territorio”.

“Priorità allo stabilimento e ai lavoratori”. De Luca difende il bando

La posizione di Palazzo Donini è netta e si basa su un punto cardine: la continuità industriale. Thomas De Luca non usa giri di parole e ribadisce il concetto fondamentale che guida la scelta della Regione. “Non siamo in alcun modo disponibili a mettere in discussione il futuro degli stabilimenti di San Gemini, che vedono una assoluta preponderanza economica non solo nel territorio di San Gemini, ma in tutto il territorio ternano per quanto riguarda il settore delle acque minerali, con decine e decine di occupati, famiglie che non possono essere messe a repentaglio da un’assoluta scelta non ragionevole”.

L’assessore rivendica con forza la novità della procedura, un passaggio storico per l’Umbria. “È la prima volta nella storia della Regione, credo fra le prime volte in Italia, in cui si procede a una gara d’evidenza pubblica per l’assegnazione delle concessioni di acque minerali.

De Luca entra nel merito tecnico della vicenda per spiegare l’intricata situazione delle concessioni. Quelle storiche, che rappresentano l’integrità dell’asset industriale su cui si basa l’imbottigliamento di marchi come Grazia, Papia e Sangemini, sono scadute al 31 ottobre 2024. La legge regionale imporrebbe di avviare le gare 18 mesi prima, ma la precedente Giunta non ha mai proceduto. “Come ben ricordate noi ci siamo insediati proprio a fine dicembre 2024 e abbiamo potuto constatare come in alcun modo la precedente Giunta regionale aveva proceduto in questa direzione. Quindi ci siamo fatti carico di fare, ripeto, qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima”, spiega.

Sulla richiesta, avanzata dal Comune, di riservare una parte dell’acqua all’uso termale, la risposta dell’assessore è netta. “Queste tre concessioni costituiscono l’integrità della concessione di acque minerali, quindi costituiscono l’asset industriale su cui si basa questa attività. Qual è la richiesta su cui noi non saremo mai in alcun modo disposti a derogare? Quella di andare a scorporare una di queste tre concessioni per riservarla a un uso termale in maniera dedicata, andando a mettere a repentaglio il futuro di questo stabilimento, il futuro di, ripeto, quasi 100 famiglie che lavorano all’interno di questa realtà economica del territorio”.

Il no allo “spacchettamento” e l’offerta a chi vuole investire nelle terme

L’assessore smonta punto per punto l’accusa di voler ostacolare il rilancio termale di San Gemini. Anzi, De Luca mostra il documento della delibera come prova della volontà di integrare le due anime, industriale e termale. “Non c’è alcun tipo di ostracismo nei confronti dell’uso termale. Anzi, per la prima volta viene inserito come criterio addirittura di premialità l’uso plurimo delle acque, ivi compreso quello termale, come potete vedere dalla stessa delibera”.

Il messaggio per gli imprenditori e per il territorio è chiaro: la porta per le terme è aperta, ma senza distruggere l’esistente. “Volete promuovere l’uso termale? Allora chi parteciperà alla gara con premialità potrà utilizzare le concessioni sia per fare acque minerali che anche per valorizzare l’uso plurimo per fare terme a San Gemini. Quindi smettiamola con queste fake news che mettono a repentaglio semplicemente la credibilità delle istituzioni”.

De Luca ricostruisce anche i tentativi di dialogo con l’amministrazione comunale, smentendo la narrazione di uno scontro preconcetto. “E’ evidente che non solo il dialogo con l’amministrazione comunale di San Gemini è stato sempre presente. Io stesso l’ho incontrato per ben tre volte in tavoli dedicati il sindaco Clementella, addirittura in una situazione del tutto irrituale, all’interno di un tavolo convocato in Prefettura, in cui di fronte alla istanza presentata dal Comune di San Gemini, di voler aprire anche all’uso termale delle acque di San Gemini, come amministrazione regionale, ci siamo assolutamente detti disponibili a lavorare in questa direzione”.

L’attacco di Bandecchi: “Sinistra senza visione”

Se in Regione si parla di legalità e concorrenza, a Palazzo Spada il clima è di aperta rottura. Il sindaco di Terni e presidente della Provincia, Stefano Bandecchi, intervenendo in Consiglio comunale, non usa mezzi termini e punta il dito contro l’Esecutivo di Palazzo Donini. “Vedete gli ultimi episodi di ieri per quanto riguarda San Gemini sono vergognosi”, attacca. “Il fatto che la Giunta regionale non veda l’opportunità in questa provincia, in un paese che sta vicinissimo alla città di Terni, di rimettere in moto le terme che possono portare migliaia di persone ogni anno è sconcertante”.

Bandecchi inserisce la vicenda in una critica più ampia alla gestione politica della Regione. “È una sinistra che non vede ciò che sta succedendo sul territorio e tutti i disagi che si stanno creando quotidianamente”, afferma, concludendo con un giudizio tranchant: “Ha fallito e continuerà di fatto a fallire perché non ha visione.

Il fronte del territorio: Ferranti incalza: “Un’altra occasione persa”

Sulla stessa lunghezza d’onda si muove il vicepresidente della Provincia di Terni, Francesco Maria Ferranti, che esprime solidarietà al sindaco Clementella e punta il dito contro la “carenza di attenzione” della Regione. Secondo Ferranti, il progetto del Parco Termale di San Gemini, patrocinato da Terme Italia, avrebbe potuto rappresentare un volano straordinario per l’economia locale. “Opportunità che però la Regione non sembra voler considerare, rinunciando a prendere in esame un progetto che avrebbe potuto inserire il territorio di San Gemini e quello provinciale nel contesto del sistema termale italiano”.

Ferranti non si limita al caso specifico, ma allarga il tiro a un malessere generale del ternano. “Non è un caso isolato”, insiste. Il riferimento va al progetto “stadio-clinica” fortemente voluto da Bandecchi, su cui la Regione è ricorsa al Tar. “Hanno dimostrato anche in questo caso scarsa attenzione per il territorio, come se fosse una realtà minore”. Il vicepresidente annuncia che solleciterà un confronto con l’assessore De Luca, pur riconoscendone la provenienza ternana, e aggiunge un altro fronte caldo: la mancanza di risorse per la messa in sicurezza della Sp 12 Bagnorese nell’Orvietano, dove frane e cedimenti tengono in scacco cittadini e imprese da oltre un mese.

La posizione del M5S: “Concessione unica, non si tratta”

A supportare la linea dell’assessore De Luca arriva anche la nota del capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Luca Simonetti. In una dichiarazione ufficiale, Simonetti parla di “fake news e informazioni parziali offerte da alcuni esponenti del centrodestra”. “La nostra priorità assoluta è e rimane la tutela dello stabilimento di imbottigliamento e la salvaguardia dei posti di lavoro di quasi cento famiglie del territorio ternano. Per questo motivo consideriamo la concessione unica un elemento imprescindibile”, sottolinea.

Simonetti chiarisce anche l’aspetto ambientale e di sostenibilità, spesso tralasciato nel dibattito politico. “I pozzi di attingimento hanno equilibri molto delicati che vanno monitorati costantemente per garantire nel tempo l’altissima qualità dell’acqua minerale. Non stiamo parlando di un rubinetto che si può aprire e chiudere a proprio piacimento: una gestione sconsiderata o frammentata metterebbe a rischio la rigenerazione naturale”. Il messaggio per gli investitori è chiaro: “Chiunque abbia progetti seri nel campo termale troverà nel nuovo bando gli strumenti per partecipare, ma la continuità dello stabilimento non sarà mai oggetto di trattativa”.

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Federico Zacaglioni
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