25 Mar, 2026 - 18:15

Crisi gasolio, le imprese di autotrasporto umbre rischiano il collasso: “Lo sconto del governo è già evaporato”

Crisi gasolio, le imprese di autotrasporto umbre rischiano il collasso: “Lo sconto del governo è già evaporato”

L’impennata del costo del gasolio non è più soltanto una voce nel bilancio delle imprese di autotrasporto umbre, ma si sta trasformando in una vera e propria emergenza di liquidità che rischia di mandare in tilt l’intero sistema logistico regionale. Gli effetti a catena si stanno già facendo sentire su margini di guadagno azzeratioccupazione a rischio e tenuta delle filiere produttive, dall’agroalimentare all’edilizia. A suonare il campanello d’allarme è CNA Trasporti, che boccia senza appello l’ultimo intervento del Governo: lo sconto temporaneo di 25 centesimi al litro alla pompa, definito “insufficiente” e già di fatto neutralizzato dalla volatilità del petrolio e, secondo l’associazione, da pratiche speculative che rendono vano qualsiasi tentativo di sollievo immediato.

In questo scenario, le aziende si trovano schiacciate tra due fuochi. Da un lato, l’incapacità di scaricare i rincari sui committenti a causa di un potere contrattuale storicamente fragile; dall’altro, l’evaporazione di un sostegno che invece di alleggerire i costi, rischia di indebolire ulteriormente l’applicazione della clausola del fuel surcharge. Il risultato è un settore che, in molti casi, sta lavorando senza cassa, con il fiato sospeso in attesa di interventi che non arrivano.

Lo sconto fantasma e il “regalo” ai committenti: la denuncia di CNA Trasporti

La misura varata dal Governo, pensata per arginare le ripercussioni del conflitto in Medio Oriente, prevedeva uno sconto di 25 centesimi al litro per un periodo di venti giorni. Ma secondo le associazioni di categoria, quel taglio lineare delle accise si è volatilizzato ancor prima di arrivare nei conti degli autotrasportatori.

“Apprezziamo l’impegno dell’esecutivo - esordisce Marcello Volpi, presidente regionale di CNA Trasporti - ma il taglio lineare delle accise con lo sconto alla pompa di 25 centesimi, di fatto è già stato annullato dal costante aumento del prezzo del petrolio e da certi comportamenti dei distributori”.

La conseguenza è paradossale e dannosa per le imprese: lo sconto, ormai irrilevante per l’effettivo costo del pieno, ha fornito un alibi a quei committenti che non intendono riconoscere il fuel surcharge, ovvero la clausola contrattuale che dovrebbe adeguare automaticamente le tariffe agli aumenti del carburante. “In pratica lo sconto si è già volatilizzato, ma nel frattempo ha dato un alibi a quei committenti che non intendono riconoscere il cosiddetto fuel surcharge”, spiega Volpi, sottolineando come questo meccanismo stia aggravando una situazione già critica per le aziende del territorio.

Marina Gasparri, responsabile regionale di CNA Trasporti, aggiunge: “Oggi moltissime imprese del settore, già in grande difficoltà per una sua debolezza strutturale, hanno grossi problemi di liquidità che ne minano la stessa sopravvivenza”.

Un pacchetto “shock” per scongiurare la selezione darwiniana del tessuto imprenditoriale

Di fronte a uno scenario così preoccupante, la richiesta delle imprese non è più rinviabile. Non basta un intervento tampone, ma serve un pacchetto di misure-urto che possa immettere immediatamente liquidità nelle casse delle aziende e, al contempo, modificare le regole del gioco per evitare che siano sempre i trasportatori a pagare il conto delle crisi internazionali.

Le richieste di CNA Trasporti sono chiare e strutturate: un credito d’imposta immediato su gasolio e HVO, attingendo all’extra gettito dell’Iva. Poi, la sospensione temporanea dei versamenti fiscali e contributivi. Infine, l’utilizzo immediato del rimborso trimestrale delle accise.

Ma accanto alle misure finanziarie, l’associazione chiede un intervento normativo per rafforzare la clausola del fuel surcharge e un aggiornamento rigoroso dei costi medi di esercizio.

Bene, intanto, che si sia provveduto ad aggiornare i costi medi di esercizio: erano fermi a giugno 2025 e il loro aggiornamento permette di prenderli a riferimento per costruire tariffe rispettose della sicurezza e della legalità”, riconosce Volpi. Ma la battaglia vera è su un altro fronte: quello della obbligatorietà degli adeguamenti.

Il nodo della clausola carburante: “una misura non ancora operativa”

Il decreto di Palazzo Chigi contiene, sulla carta, anche la previsione di un credito d’imposta per i maggiori costi sostenuti per l’acquisto del carburante nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026. Tuttavia, per CNA Trasporti, si tratta di una promessa ancora troppo lontana dalla realtà.

In una situazione in cui il fattore tempo può decidere la sopravvivenza delle imprese, dobbiamo purtroppo prendere atto del fatto che la misura non è ancora operativa, perché manca un ulteriore decreto atteso per aprile e, forse, il vaglio dell’Unione Europea con conseguente allungamento dei tempi”, denuncia Volpi. L’incertezza regna sovrana: non si sa a quale percentuale di rimborso darà diritto né, soprattutto, quando il credito sarà effettivamente esigibile. “L’unica certezza è che nel frattempo la liquidità delle imprese del comparto sarà evaporata”, conclude il presidente regionale.

Per questo, la richiesta di un rafforzamento per legge della clausola carburante diventa centrale. L’obiettivo è chiaro: rendere strutturale ciò che oggi è solo facoltativo. CNA Trasporti propone di introdurre un meccanismo per cui i committenti che non rispettano il fuel surcharge non possano scaricare fiscalmente la fattura. Un intervento che, nelle intenzioni dell’associazione, toglierebbe ogni convenienza a ignorare gli aumenti dei costi.

Se le imprese di trasporto - concludono Gasparri e Volpi - adesso come in futuro, dovranno farsi interamente carico degli aumenti dei costi di esercizio, primo tra tutti quello del gasolio, non saranno certo sconti di pochi centesimi a garantirne la sopravvivenza”.

Il messaggio che arriva dalle associazioni di categoria è quindi un monito preciso per il Governo e per le istituzioni locali: senza un cambio di passo deciso, senza misure strutturali che mettano al riparo le imprese dalla volatilità dei prezzi, il tessuto imprenditoriale umbro rischia di subire una selezione darwiniana in cui a soccombere saranno proprio le piccole e medie imprese, pilastro dell’economia regionale. La crisi di liquidità, infatti, non è solo un problema di bilanci aziendali, ma un rischio concreto per l’intera catena logistica che sostiene il Made in Italy umbro.

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Federico Zacaglioni
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