08 Jan, 2026 - 20:50

Zes unica, l’Umbria fa fronte comune: mozione approvata all’unanimità per ampliare i criteri e coinvolgere i territori

Zes unica, l’Umbria fa fronte comune: mozione approvata all’unanimità per ampliare i criteri e coinvolgere i territori

L’Aula di Palazzo Cesaroni trova una rara sintesi politica su uno dei dossier più delicati per lo sviluppo regionale. L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato all’unanimità dei presenti la mozione sui criteri di individuazione dei Comuni umbri nella Zes unica, atto che impegna la Giunta regionale a valutare l’ampliamento delle aree ammesse al credito d’imposta e a rafforzare il coinvolgimento dei territori. Un voto che arriva dopo una discussione lunga e tesa, diverse sospensioni dei lavori e un passaggio politico non scontato: l’accoglimento di un emendamento della maggioranza che ha trasformato una proposta di minoranza in un documento condiviso da tutti i consiglieri regionali.

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La mozione era stata inizialmente presentata dai consiglieri di minoranza, con primo firmatario Nilo Arcudi (Tp-Uc). L’emendamento, proposto da Cristian Betti (Pd), ha consentito di allargare il perimetro politico dell’atto, introducendo un riferimento esplicito alla necessità di massimizzare gli effetti positivi della Zes e al lavoro congiunto avviato da Umbria e Marche in sede europea. A quel punto, anche i consiglieri di maggioranza hanno sottoscritto il testo.

La Zes come leva di sviluppo e il nodo dei Comuni esclusi

Il cuore della mozione sta nell’impegno chiesto alla Giunta: promuovere la valutazione dell’inserimento dei Comuni oggi esclusi dalla perimetrazione della Zes unica, purché in possesso dei requisiti coerenti con i parametri europei sugli aiuti di Stato. Non solo. Il documento sollecita un metodo di lavoro fondato sulla concertazione sistematica con Comuni, associazioni di categoria, consorzi industriali e realtà produttive, per definire eventuali proposte di ampliamento in un’ottica di partecipazione territoriale reale e non formale.

Illustrando l’atto in Aula, Arcudi ha rivendicato il valore strategico della Zes per una regione che da anni fatica a ritrovare slancio. “L’Umbria è stata inserita nella Zes unica: un’opportunità preziosa e non scontata, che può favorire investimenti privati, nuova occupazione, rigenerazione delle aree industriali e insediamento di nuove imprese”, ha spiegato, collegando direttamente lo strumento agevolativo al declassamento dell’Umbria da regione sviluppata a regione in transizione, conseguenza del calo del Pil nel periodo 2007-2016.

Arcudi ha ricostruito il quadro tecnico e normativo, ricordando che l’individuazione delle aree Zes segue una procedura multilivello che richiede concertazione con il Governo e negoziazione formale con la Commissione europea, unica autorità competente. “La Zes offre opportunità importanti, come la semplificazione amministrativa con l’autorizzazione unica in 60 giorni e lo sportello unico digitale”, ha aggiunto, sottolineando però come alcune aree produttive rilevanti siano rimaste escluse dal credito d’imposta, con il rischio di generare squilibri territoriali e frenare investimenti già programmati.

Il confronto politico e l’emendamento della maggioranza

Nel dibattito è intervenuto Cristian Betti (Pd), che ha inizialmente proposto il ritorno dell’atto in Commissione o l’integrazione del testo. “Non è la prima volta che discutiamo di Zes. Eravamo rimasti d’accordo di lavorare a un documento condiviso”, ha osservato, evidenziando la sorpresa della maggioranza per la scelta della minoranza di procedere autonomamente. Betti ha però ribadito la necessità di essere incisivi, “ascoltando il grido d’allarme di molti sindaci di ogni colore”, e ha chiarito la distinzione tra semplificazioni amministrative, già operative su tutto il territorio regionale, e credito d’imposta, limitato alla perimetrazione definita nel 2021.

Critica la posizione di Laura Pernazza (FI), che ha rivendicato la scelta della minoranza di tornare in Aula con una nuova mozione. “Per noi è un argomento prioritario. Non si può scaricare la colpa sul Governo. Vogliamo dare pari opportunità a tutti i Comuni”, ha detto, pur riconoscendo la bontà dell’emendamento e cogliendo l’occasione per segnalare un cambio di metodo nei rapporti tra maggioranza e opposizione.

L'ok della presidente Proietti al tentativo di modificare i territori oggetto di sgravi fiscali

Determinante, sul piano politico, l’intervento della presidente della Regione, Stefania Proietti, che ha salutato il voto unanime come un elemento di rafforzamento dell’azione regionale. “Questo voto di tutta l’assise ci dà maggiore responsabilizzazione”, ha affermato, ricordando come l’approvazione della Zes sia stata un passaggio cruciale per l’Umbria. Proietti ha chiarito che la semplificazione è attiva su tutti i Comuni, mentre l’incentivo del 50% di credito d’imposta riguarda solo quelli individuati nel 2021. “Vogliamo provare a modificarli”, ha spiegato, annunciando il lavoro congiunto con le Marche e il coinvolgimento del Governo per affrontare il confronto europeo sugli aiuti di Stato.

In chiusura, di nuovo Arcudi ha rimarcato il senso politico dell’accordo raggiunto. “Siamo qui a tutela delle imprese umbre. L’interesse generale ci spinge a farlo con autorevolezza”, ha detto, accettando l’emendamento e le firme della maggioranza come segnale di un possibile cambio di passo per il futuro.

Il risultato finale è un atto condiviso che prova a trasformare una misura straordinaria come la Zes unica in uno strumento capace di incidere sul maggior numero possibile di territori. Un punto di equilibrio politico che, almeno per una volta, mette in secondo piano le appartenenze e rimette al centro la competitività dell’Umbria. Ora la partita si sposta fuori dall’Aula, tra Roma e Bruxelles, dove si misurerà la capacità della Regione di tradurre l’unità politica in risultati concreti.

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Federico Zacaglioni
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