20 Feb, 2026 - 14:30

Zes, Bandecchi al ministro Foti e alla Regione: “Così si uccide l’Umbria del Sud. Fermare la deindustrializzazione”

Zes, Bandecchi al ministro Foti e alla Regione: “Così si uccide l’Umbria del Sud. Fermare la deindustrializzazione”

La scure della burocrazia europea rischia di tagliare fuori dalla ripresa un'intera provincia. E mentre i fondi e le agevolazioni seguono linee tracciate su fogli Excel vecchi di cinque anni, il presidente della Provincia di Terni, Stefano Bandecchi, ha deciso di alzare il tiro trasformando una querelle tecnica in una questione politica nazionale. Dopo aver incassato il mandato unanime dall'assemblea dei sindaci, il governatore di Palazzo Bazzani ha rotto gli indugi: due lettere, indirizzate al Ministro per il Sud Tommaso Foti e alla presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, per chiedere la testa - o quantomeno la revisione radicale - dell'attuale perimetro della Zona Economica Speciale Unica.

Sul tavolo non ci sono solo numeri o cavilli giuridici. C'è il destino di 34 comuni, interi comprensori come l'Orvietano, la Valnerina e tutte le aree del cratere sismico 2016 che oggi si trovano paradossalmente fuori dalla Zes. Fuori dal credito d'imposta. Fuori, di fatto, dalla partita degli investimenti per i prossimi due anni. “Un territorio che non è mai stato considerato dalle giunte che si sono succedute” , scrive Bandecchi al Ministro, con una franchezza che lascia poco spazio a interpretazioni diplomatiche. Il problema, spiega, è a monte: “I dati che avete ricevuto sono totalmente errati e non sono mai stati aggiornati dalla Regione rispetto alla realtà socio-economica” .

La genesi di una mappa “sbagliata”: quando i parametri Ue tradiscono il territorio

Per comprendere la portata dello scontro bisogna tornare al 2021, quando il Dipartimento per le politiche di coesione avviò con tutte le Regioni l'iter per definire la nuova Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027. Un passaggio tecnico, basato sugli orientamenti della Commissione Europea, che stabilisce quali territori possono beneficiare delle deroghe sugli aiuti di Stato in base al Pil pro capite: l'accesso al regime agevolato spetta alle aree con un reddito inferiore al 75% della media UE-27.

In quella fase, la Regione Umbria - allora guidata da Donatella Tesei - negoziò con le altre regioni il riparto della popolazione ammessa alle agevolazioni. Alla fine, alla luce dei parametri europei e delle quote assegnate, Palazzo Donini inviò a Roma l'elenco dei comuni da includere. Un elenco che, oggi, fotografa una realtà che non esiste più.

“Non appaiono chiari i criteri che hanno definito l'attuale suddivisione” , aveva scritto Bandecchi nella sua prima missiva al Ministro Foti“Aree come quella dell'Orvietano, della Valnerina e tutti i comuni del cratere sisma 2016 della provincia di Terni sono stati estromessi”. Un paradosso, se si considera che quelle stesse zone hanno vissuto negli ultimi anni un doppio trauma: il terremoto e una crisi industriale che ha eroso il tessuto produttivo molto più che in altre aree della regione.

Il problema è che nel 2023, quando si sarebbe potuta aprire una finestra di revisione intermedia, la Regione non segnalò alcuna variazione al Ministero. Una dimenticanza, forse una sottovalutazione, che oggi si trasforma in un boomerang per il territorio ternano.

La replica del Ministero e lo scoglio del 2027: l'impasse tecnico che congela gli investimenti

La risposta di Tommaso Foti è stata puntuale ma, per certi versi, una doccia fredda. Il Ministro ha confermato l'esistenza del negoziato del 2021 e ha chiarito un punto fondamentale: non sarà possibile intervenire sulla mappa fino alla scadenza naturale della Carta degli aiuti, prevista per il 31 dicembre 2027. Per i sindaci ternani, che vedevano nella Zes l'ultima chance per rilanciare l'occupazione, è un colpo durissimo: altri due anni senza poter offrire alle imprese locali il credito d'imposta del 40% sugli investimenti.

Eppure, Foti ha lasciato socchiusa una porta. Nella sua lettera, il Ministro ha ricordato che già nel corso del 2026 la Commissione Europea emanerà le nuove linee guida per la definizione della Carta degli aiuti successiva. Sarà quella la sede per rinegoziare tutto, ma a patto che la Regione Umbria si presenti pronta, con dati aggiornati e una strategia chiara.

Un appuntamento che Bandecchi non vuole assolutamente farsi sfuggire. Per questo, nella sua nuova offensiva, il presidente della Provincia non si è limitato a scrivere a Roma, ma ha coinvolto direttamente la nuova presidente Stefania Proietti e l'assessore allo Sviluppo economico Francesco De Rebotti. Il messaggio è un invito pressante alla mobilitazione, privo di sconti: “Si attivino per porre rimedio in tempi brevi al danno arrecato ai 30 comuni della Provincia di Terni , incalza Bandecchi, sottolineando il malumore crescente, “che si sono puntualmente lamentati con me per la grave disattenzione avuta nei loro confronti dall'organo regionale” .

L'allarme deindustrializzazione e il rischio concorrenza sleale interna all'Umbria

Oltre ai numeri e alle scadenze, c'è una questione di fondo che Bandecchi mette nero su bianco: la tenuta stessa del sistema produttivo dell'Umbria del Sud. L'esclusione dalla Zes, infatti, non è solo un'occasione mancata, ma diventa un fattore attivo di svantaggio competitivo che rischia di stravolgere gli equilibri economici dell'area.

“Questa situazione trascina i vari comuni in una concorrenza sleale” , scrive il presidente con preoccupazione, “e rischia altresì di de-industrializzare i comuni della provincia di Terni che avevano messo in campo situazioni pregevoli ed enormi sforzi per sviluppare nuove reti industriali territoriali” . Il meccanismo è perverso e spietato: un'impresa che deve decidere dove investire, a parità di condizioni, sceglierà inevitabilmente il comune che garantisce il credito d'imposta, anche se a pochi chilometri di distanza esiste un'area con maggiori potenzialità o con un tessuto sociale più bisognoso di interventi.

Il risultato è una distorsione del mercato interna alla stessa regione, con il Perugino che mantiene le agevolazioni e il Ternano che le perde, non per demeriti, ma per una fotografia statistica scattata nel momento sbagliato. A farne le spese, spiega Bandecchi, sono proprio quelle aree che avevano avviato percorsi virtuosi di rinascita industriale, come alcune zone del Ternano e dell'Amerino, ora improvvisamente penalizzate e prive di quel fondamentale sostegno.

I territori fantasma: l'Orvietano e la Valnerina fuori dalla Zes, nel dimenticatoio

A pesare come un macigno è soprattutto la situazione di due aree simbolo, veri e propri avamposti del disagio territoriale. La prima è l'Orvietano, un comprensorio a forte vocazione turistica e agricola ma con un tessuto di piccole e medie imprese manifatturiere che da anni cerca di diversificarsi e che ora vede preclusa una leva finanziaria cruciale. La seconda è la Valnerina, ferita dal sisma e dallo spopolamento cronico, dove qualsiasi incentivo potrebbe fare la differenza tra la sopravvivenza e l'abbandono definitivo.

Questi territori oggi si trovano nella condizione assurda di essere considerati, ai fini degli aiuti di Stato, meno bisognosi di altri, nonostante gli indicatori economici reali - dalla disoccupazione alla desertificazione industriale - raccontino una storia diametralmente opposta. Bandecchi li cita uno per uno nelle sue lettere, quasi a voler restituire dignità e visibilità a comunità che si sentono tradite e dimenticate: “Aree come quelle - sottolinea con amarezza - sono state estromesse dalla normativa Zes senza una ragione apparente” .

La richiesta finale: un tavolo per ricucire lo strappo e preparare il 2026

L'obiettivo finale dell'offensiva del presidente della Provincia è duplice e strategicamente articolato. Da un lato, si tratta di preparare il terreno per il 2026, quando le nuove linee guida europee consentiranno di ridisegnare la mappa. Dall'altro, c'è la richiesta immediata e non più rinviabile di un tavolo di ricognizione che coinvolga Ministero, Regione e Provincia.

Uno spazio di confronto politico e tecnico che serva a certificare l'errore, a raccogliere i dati corretti e a definire una posizione unitaria e autorevole da portare a Bruxelles. “È necessario risolvere tale sgradevole problematica” , insiste Bandecchi, usando un termine - “sgradevole” - che nella comunicazione istituzionale suona come un campanello d'allarme inequivocabile, un'ammissione di una ferita non rimarginata.

La palla, ora, passa alla presidente Stefania Proietti. La sua Giunta si trova davanti a un bivio: prendere atto del problema e farsene carico con responsabilità, aprendo un confronto leale e costruttivo con il territorio ternano, o rimanere inerte, lasciando che la Carta degli aiuti del 2021 continui a dettare legge fino al 2027. In ballo non c'è solo una questione di ripartizione di fondi, ma la credibilità dell'intero sistema istituzionale umbro e la capacità di tenere insieme una regione che rischia di camminare a due velocità. Con il Sud, ancora una volta, costretto a rincorrere, a chiedere ciò che gli spetta, a lottare per non essere cancellato dalla geografia dello sviluppo.

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Federico Zacaglioni
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