Costruire un modello stabile di confronto tra istituzioni locali e rappresentanze sociali per affrontare le trasformazioni del welfare, le nuove fragilità economiche e i bisogni che emergono dai territori. È lungo questa direttrice che si inserisce il percorso avviato in Umbria da Anci Umbria, dalle organizzazioni sindacali regionali Cgil, Cisl e Uil e dalle categorie dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil, protagonisti mercoledì mattina a Perugia dell’iniziativa pubblica intitolata “Dalla firma all’azione”.
L’appuntamento, ospitato nella Sala dei Notari di Palazzo dei Priori, ha rappresentato il primo vero passaggio operativo dopo la sottoscrizione del protocollo d’intesa regionale avvenuta lo scorso gennaio, accordo che punta a strutturare la contrattazione sociale territoriale tra amministrazioni comunali e sindacati attraverso tavoli periodici di confronto su bilanci, politiche sociali, servizi pubblici e principali scelte amministrative.
Non un semplice momento formale, ma un tentativo concreto di costruire un metodo condiviso di partecipazione e concertazione capace di incidere direttamente sulle politiche territoriali e sulle risposte offerte ai cittadini.
Il confronto si è aperto con la relazione del professor Ugo Carlone, dell’Università degli Studi di Perugia, dedicata allo stato del welfare in Umbria e ai cambiamenti che stanno interessando il sistema sociale regionale. Nel suo intervento, Carlone ha richiamato la necessità di considerare il welfare non come una voce passiva di spesa, ma come uno strumento strategico di investimento pubblico e di tenuta democratica delle comunità.
“Il welfare non è un costo, ma un investimento”, ha sottolineato il docente, richiamando l’attenzione sul ruolo che servizi sociali, assistenza territoriale e politiche di inclusione svolgono nella riduzione delle disuguaglianze e nella costruzione della coesione sociale.
Un tema che affronta trasversalmente molte delle criticità emerse nel corso dell’iniziativa: dall’invecchiamento progressivo della popolazione alla pressione sui servizi sociosanitari, passando per il tema del diritto alla mobilità, della tutela del reddito e della crescente domanda di prossimità da parte dei cittadini.
Il protocollo siglato tra Anci e sindacati nasce proprio dalla volontà di rendere più stabile il confronto tra istituzioni locali e organizzazioni sociali, superando logiche episodiche e costruendo un modello di partecipazione continuativa.
L’obiettivo dichiarato è quello di estendere progressivamente gli incontri periodici a tutti i Comuni umbri, creando sedi di confronto preventive sulle principali decisioni amministrative che incidono sulla vita delle comunità locali.
Una prospettiva che punta a rafforzare il ruolo dei Comuni come presidio democratico di prossimità, ma anche quello delle organizzazioni sindacali come soggetti in grado di rappresentare bisogni, criticità sociali e trasformazioni del territorio.
A ribadire il significato politico e sociale dell’intesa è stata la segretaria regionale della Cgil Umbria, Rita Paggio, che ha definito la contrattazione sociale uno strumento fondamentale per contrastare le disuguaglianze.
“Abbiamo voluto fortemente questo accordo - ha spiegato la segretaria Cgil - perché riteniamo che la contrattazione sociale, insieme alla contrattazione aziendale, sia lo strumento essenziale per praticare la democrazia e ridurre le disuguaglianze tra cittadini, lavoratori e pensionati. Le persone hanno bisogno di aver risposte sul territorio, sia in termini di qualità dei servizi sia in termini di coesione sociale, per questo l’accordo con Anci è fondamentale”.
Paggio ha poi evidenziato come il confronto con molti Comuni umbri sia già attivo da tempo, ma necessiti ora di una struttura più definita e continuativa.
“Noi sindacati già abbiamo contatti e incontri con molti Comuni, ma c’è bisogno che questi momenti di confronto diventino più strutturati e periodici, entrino nel merito delle questioni e si estendano e coinvolgano tutte le amministrazioni comunali. Il protocollo con Anci serve a questo: creare le condizioni per far sì che le amministrazioni comunali individuino in questo strumento l’opportunità, anche per loro, di migliorare la qualità delle risposte ai bisogni dei cittadini”.
Tra i temi maggiormente richiamati nel corso dell’incontro figurano la sanità territoriale, i trasporti pubblici, la tutela del reddito e il sostegno alle persone anziane e fragili.
Questioni che assumono un peso ancora più rilevante in una regione caratterizzata dalla presenza di numerosi piccoli Comuni e aree interne, dove l’accesso ai servizi rappresenta spesso una delle principali criticità sociali.
Durante il panel dedicato ad “Anziani e welfare territoriale” sono intervenuti i segretari generali Andrea Farinelli per lo Spi Cgil Umbria, Dario Bruschi per la Fnp Cisl Umbria, Elisa Leonardi per la Uilp Uil Umbria e il segretario generale di Anci Umbria, Silvio Ranieri.
Farinelli ha sottolineato il valore concreto dell’accordo nella costruzione di percorsi di coesione sociale. “Oggi - ha aggiunto il segretario Spi Cgil, Farinelli - proviamo a dare sostanza al documento che abbiamo firmato sei mesi fa, provando a incidere nella vita delle persone trovando soluzioni nel territorio, consapevoli del fatto che i Comuni sono il primo presidio democratico. Con essi proviamo a costruire coesione sociale e comunità. Questo accordo ci mette al centro del confronto su alcuni temi cruciali come sanità, trasporti e difesa del reddito”.
A rimarcare il significato istituzionale dell’intesa è stato invece Silvio Ranieri, segretario generale di Anci Umbria, che ha parlato della necessità di costruire un rapporto stabile di collaborazione tra amministrazioni e sindacati.
“Il protocollo è importante - ha dichiarato quindi il segretario generale di Anci Umbria - perché stabilisce una metodologia di coinvolgimento e partecipazione. Cerchiamo di superare l’antagonismo tra Comuni e sindacati, collaborando reciprocamente per attuare politiche di carattere sociale e di nuovo welfare. I Comuni, avendo la governance territoriale, hanno necessità di un’interlocuzione seria, costante, fiduciosa e proficua e questa può essere fatta con i sindacati che conoscono bene esigenze e bisogni dei cittadini”.
Parole che riflettono la volontà di costruire un modello di governance territoriale più condiviso, capace di mettere in relazione istituzioni, rappresentanze sociali e comunità locali.
Nel corso dell’iniziativa è emersa anche la necessità di affrontare le nuove fragilità generate dai cambiamenti economici e demografici che stanno interessando il territorio umbro.
L’aumento dell’età media, la pressione sui servizi sanitari, la crescita delle difficoltà economiche e il rischio di isolamento sociale rappresentano infatti alcune delle principali sfide richiamate dai partecipanti. In questo scenario, il protocollo tra Anci e sindacati viene letto come uno strumento capace di rafforzare il dialogo territoriale e di rendere più efficaci le politiche pubbliche attraverso un confronto preventivo e continuativo.
L’obiettivo condiviso resta quello di trasformare la contrattazione sociale in un elemento strutturale della governance locale, rendendo il welfare territoriale non soltanto un insieme di servizi, ma una leva di coesione, partecipazione e tutela dei diritti sociali.