In Umbria divampa la polemica sul progetto “Waste-to-Hydrogen” (WtH2) per la trasformazione dei rifiuti in idrogeno. I gruppi di centrodestra in Assemblea legislativa attaccano duramente la recente delibera regionale che punta su questa tecnologia, definendola un azzardo costoso e privo di basi.
Dall’altra parte, il Movimento 5 Stelle difende la scelta e accusa l’opposizione di incoerenza, ricordando che meno di due anni fa lo stesso centrodestra aveva approvato all’unanimità un atto a favore di tecnologie simili.
Di fronte a queste critiche, la maggioranza regionale difende la scelta della Giunta. In particolare Luca Simonetti, capogruppo del Movimento 5 Stelle a Palazzo Cesaroni, ha diffuso una dura replica accusando il centrodestra di fare retromarcia rispetto alle proprie posizioni passate. “Vogliono riportare l’Umbria indietro di 30 anni, ancorando i cittadini alla loro incapacità e inadeguatezza”, attacca Simonetti, riferendosi all’atteggiamento delle destre. Egli definisce le dichiarazioni odierne dell’opposizione come “un autogol imbarazzante, una contraddizione politica evidente” che svela “l’allarmante incompetenza delle forze di opposizione”.
Simonetti ricorda infatti che il 30 maggio 2023 l’Assemblea Legislativa dell’Umbria – maggioranza e opposizione insieme – approvò all’unanimità la mozione n. 1514 presentata dall’allora consigliere leghista Daniele Carissimi. Tale mozione impegnava la Regione nella riconversione del polo chimico ternano-narnese proprio tramite l’applicazione di tecnologie “Waste to Chemicals”. Anche le consigliere Paola Agabiti ed Eleonora Pace (oggi tra le critiche del WtH2) votarono a favore di quel testo.
Nel suo comunicato, il capogruppo M5S cita passaggi di quella mozione per evidenziare l’incoerenza degli avversari. L’atto del 2023 “definiva esplicitamente queste tecnologie come capaci di estrarre dai rifiuti una miscela di gas di sintesi… composta da elementi tra cui carbonio, metanolo e idrogeno”, riconosciuti come “building blocks per combustibili per la mobilità sostenibile (ad esempio a base di idrogeno)”. Inoltre, veniva sottolineato che il processo “Waste to Chemicals” è a pieno titolo riconducibile alla logica dell’economia circolare, utile ai fini della transizione energetica”, contribuendo a “ridurre i volumi dei rifiuti non recuperabili destinati alla discarica e, al contempo, diminuire lo sfruttamento dei combustibili fossili”. Si tratta di concetti molto simili – osserva Simonetti – a quelli alla base del progetto WtH2 che ora la Giunta vuole avviare.
Per questo, secondo il capogruppo pentastellato, i consiglieri di centrodestra che oggi attaccano con veemenza la delibera “devono spiegare ai cittadini se non sapessero allora cosa votavano […] oppure se oggi hanno cambiato idea semplicemente per andare contro gli interessi degli umbri”. L’accusa di Simonetti è che le destre abbiano adottato una posizione pretestuosa “semplicemente per opporsi”, “riportandoci indietro di 30 anni e tenendoci ancorati alla loro incapacità e inadeguatezza”, magari per tutelare interessi consolidati invece che il bene comune.
La tecnologia Waste-to-Hydrogen (WtH2) rientra nell’ambito dei cosiddetti processi “Waste to Chemicals”, che mirano a ricavare prodotti utili dai rifiuti non altrimenti recuperabili. In pratica, attraverso trattamenti termo-chimici avanzati (come la gassificazione), i rifiuti residui vengono trasformati in un gas di sintesi ricco di elementi come carbonio e idrogeno. Da questo syngas è possibile estrarre idrogeno e altri gas industriali, mentre i residui inerti possono essere trasformati in materiali riutilizzabili (ad esempio una sorta di “sabbia circolare” per l’edilizia). L’idrogeno prodotto in questo modo – definito talvolta “idrogeno blu” se ottenuto da fonti fossili con cattura della CO₂ – è considerato un vettore energetico pulito a basso contenuto di carbonio, utile per decarbonizzare settori strategici (trasporti, industrie).
La Regione Umbria ha indicato il WtH2 come soluzione prioritaria per chiudere il ciclo dei rifiuti senza ricorrere a nuove discariche o inceneritori. L’attuale Giunta (Presidente Proietti) intende infatti voltare pagina rispetto alla “stagione dell’incenerimento” e fare dell’Umbria la prima regione italiana a economia circolare completa, senza bisogno di discariche né termovalorizzatori. In quest’ottica, il WtH2 viene visto come “l’ultimo tassello” di una strategia basata su riduzione dei rifiuti, potenziamento della raccolta differenziata e nuovi impianti di trattamento a freddo. La delibera impegna la Regione a valutare la fattibilità tecnica di impianti WtH2 in collaborazione con l’AURI (Autorità umbra rifiuti) e l’Università di Perugia, sviluppando sinergie per creare una filiera regionale dell’idrogeno.
Lo scontro odierno non può essere compreso senza richiamare la mozione n. 1514 del 2023. Presentata dall’allora consigliere leghista Daniele Carissimi e approvata all’unanimità dall’Assemblea legislativa dell’Umbria, essa impegnava la Regione a valutare la riconversione del polo chimico di Terni e Narni attraverso tecnologie Waste to Chemicals. Quell’atto descriveva il processo come coerente con l’economia circolare e utile per ridurre i rifiuti in discarica, diminuendo al tempo stesso l’uso di combustibili fossili.
Le stesse forze politiche che oggi parlano di “esperimenti azzardati” sostennero dunque pochi anni fa la possibilità di applicare tecnologie basate sulla gassificazione dei rifiuti per ottenere idrogeno e altri prodotti. È questa la contraddizione su cui il Movimento 5 Stelle sta puntando l’attenzione, in un quadro politico che vede la Giunta Proietti determinata a fare del Waste-to-Hydrogen il simbolo di una nuova fase della gestione rifiuti in Umbria.