L’Umbria è tra le regioni italiane con i dati più critici in materia di violenza giovanile e uso di armi. Secondo lo studio ESPAD (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs), condotto dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), il 4,4 per cento dei giovani tra i 15 e i 19 anni, pari a oltre 1.700 tra minorenni e giovanissimi, ha dichiarato di aver utilizzato "un’arma di qualsiasi tipo negli ultimi 12 mesi per ottenere qualcosa da qualcuno".
Un dato che supera la media nazionale del 3,5 per cento - corrispondente a circa 90mila studenti italiani - e che colloca l’Umbria al terzo posto a livello nazionale, preceduta soltanto da Friuli Venezia Giulia (5,6%) e Lombardia (5,4%). Subito dopo si trova la Liguria (4,2%), regione recentemente segnata da un grave episodio di cronaca, con l’uccisione dello studente Abanoub Youssef in una scuola di La Spezia.
L’indagine, in parte anticipata da la Repubblica, si basa su un campione di circa 17mila studenti delle scuole superiori, consentendo proiezioni statistiche su una platea complessiva di circa 2,5 milioni di studenti italiani nella fascia 15-19 anni. In Umbria, la popolazione studentesca di riferimento è stimata in circa 39.500 giovani.
Lo studio ESPAD rappresenta uno dei principali strumenti di monitoraggio europeo sui comportamenti a rischio degli adolescenti e fotografa un fenomeno che, sebbene differenziato territorialmente, presenta tratti comuni in gran parte del Paese.
Oltre all’uso di armi, lo studio evidenzia in Umbria un’incidenza superiore alla media anche per quanto riguarda gli atti di violenza fisica. Secondo i dati illustrati dalla ricercatrice del Cnr di Pisa Sabrina Molinaro, che ha curato lo studio, il 6,4 per cento dei giovani umbri ha ammesso di aver "fatto seriamente male a qualcuno negli ultimi 12 mesi, tanto da dover ricorrere a un dottore".
In termini assoluti, si tratta di oltre 2.500 ragazzi, a fronte di una media nazionale del 5 per cento, pari a circa 125mila studenti. Anche sotto questo profilo l’Umbria rientra nella cosiddetta “zona rossa”, collocandosi subito dopo Lombardia, Liguria, Molise e Basilicata, dove la percentuale raggiunge il 6,7 per cento.
Nel commentare i risultati, Sabrina Molinaro invita a una lettura attenta e non semplificata dei numeri. "I gesti violenti emergono più facilmente quando si accumulano fragilità scolastiche, familiari e relazionali. È lì che si gioca la partita della prevenzione", ha spiegato la ricercatrice. Un messaggio che punta a superare interpretazioni stigmatizzanti: "I numeri non vanno letti come etichette, ma come segnali di contesto", sottolinea Molinaro, ricordando che si tratta di dati "figli di un intreccio di condizioni che si rafforzano a vicenda".
I comportamenti violenti e l’uso di armi tra i giovani non rappresentano episodi isolati, ma si inseriscono in un quadro più ampio di disagio adolescenziale. Lo stesso studio ESPAD evidenzia come tali condotte siano spesso associate ad altri fattori di rischio, tra cui consumo di alcol, uso di sostanze, risse e difficoltà relazionali.
A livello nazionale, una quota significativa di studenti ha dichiarato di aver partecipato almeno una volta a scontri fisici o a episodi di aggressività, con una maggiore incidenza tra i ragazzi, ma con un progressivo aumento anche tra le ragazze.
Il posizionamento dell’Umbria tra le regioni con i dati più allarmanti riapre il dibattito sulla necessità di interventi strutturali di prevenzione, capaci di coinvolgere scuola, famiglia, servizi sociali e sanitari. Gli esperti sottolineano come la risposta non possa limitarsi alla repressione, ma debba puntare su educazione, supporto psicologico e inclusione sociale.
In questo senso, la lettura dei dati ESPAD diventa uno strumento fondamentale per orientare politiche pubbliche e strategie educative, intercettando precocemente le situazioni di fragilità e riducendo il rischio che il disagio si trasformi in violenza.