L’Umbria si scopre spaccata in due. Da una parte i poli industriali che corrono, trainati da export e innovazione; dall’altra i territori che arrancano, stretti nella morsa di infrastrutture carenti, credito inaccessibile e servizi che arretrano. Una frattura che la nuova Giunta regionale ha deciso di affrontare a viso aperto. Ieri, nel Salone d’Onore di Palazzo Donini, la presidente Stefania Proietti e la sua squadra hanno incontrato le associazioni datoriali con un messaggio chiaro: per programmare il 2026 non servono interventi a pioggia, ma una strategia che tenga conto di questa geografia variabile dello sviluppo.

L’incontro, voluto per condividere le linee economico-finanziarie del medio termine, è stato l’occasione per presentare un cambio di paradigma. Non più una regione da trattare con un unico stampo, ma una mappa fatta di comprensori dinamici e aree in affanno, dove le politiche pubbliche dovranno agire in modo differenziato. “Questi incontri servono a parlare di pianificazione e programmazione, ma anche e soprattutto ad ascoltarvi”, ha esordito la presidente Proietti, ribadendo la volontà di un dialogo stabile con il sistema produttivo. Un ascolto che non è pura formalità istituzionale, ma la premessa per un intervento mirato: accompagnare i territori più competitivi verso l’export e l’innovazione, e parallelamente ridurre il differenziale di crescita nelle zone rimaste indietro su energia, finanza e competenze manageriali.
Il concetto più incisivo dell’intera giornata è stato introdotto dal vicepresidente Tommaso Bori, che ha parlato esplicitamente di un’Umbria chiamata ad agire “a due velocità”. Non si tratta di abbandonare i territori più vivaci, ma di evitare che il divario interno diventi una voragine strutturale. “L’obiettivo è sostenere quella parte di territorio che oggi cresce a un ritmo inferiore rispetto alla parte più dinamica della regione”, ha spiegato Bori, illustrando il quadro degli investimenti già attivati e le misure per le imprese previste per il 2026.
In questo schema, la Zona economica speciale (Zes) e l’azione integrata con la Regione Marche diventano uno strumento cruciale. Francesco De Rebotti, assessore allo Sviluppo economico, ha evidenziato come la collaborazione con il sistema produttivo debba servire a rendere le misure più aderenti ai bisogni reali. Un aiuto concreto, ma anche un’operazione di immagine: De Rebotti ha lanciato l’idea di una “vetrina” dedicata all’Umbria, uno spazio fisico e promozionale per raccontare i cluster produttivi, il patrimonio regionale e le opportunità di investimento.

Ma se lo sviluppo industriale ha bisogno di Zes e credito, il rilancio dell’identità regionale passa anche per i territori. Simona Meloni, assessore all’Agricoltura e Turismo, ha posto l’accento sulla necessità di cucire un rapporto più solido tra queste due anime. “Dobbiamo rafforzare l’integrazione tra agricoltura e turismo”, ha affermato, annunciando una rivisitazione dei GAL (Gruppi di Azione Locale) e una promozione più aggressiva sui mercati internazionali. La qualità delle filiere agricole e l’immagine turistica, fuse insieme, sono viste come la leva per attrarre un turismo più consapevole e investimenti legati all’enogastronomia.
Accanto ai temi classici dello sviluppo, dalla Giunta è emersa una visione più olistica della competitività. Stefania Proietti ha voluto sottolineare un passaggio spesso trascurato nei dibattiti economici: il ruolo della sanità. “Stiamo lavorando alla programmazione della sanità, considerata anche un fattore di attrattività per imprese e capitale umano”, ha ribadito la presidente. In un’epoca in cui la qualità della vita determina la localizzazione delle aziende e la scelta dei lavoratori più qualificati, un sistema sanitario efficiente diventa un vantaggio competitivo al pari di una zona franca.

I rappresentanti delle associazioni datoriali, pur esprimendo un giudizio complessivamente positivo sull’impostazione della Giunta, non hanno nascosto le criticità che ancora pesano sull’attività quotidiana. Il confronto franco ha portato alla luce due nodi cruciali: il costo dell’energia, che continua a erodere i margini delle piccole e medie imprese, e le difficoltà di accesso al credito, una piaga che impedisce qualsiasi programmazione a lungo termine. Ma il tema forse più delicato, sollevato dalle stesse associazioni, riguarda la formazione imprenditoriale. “È difficile far crescere le imprese se non si fanno crescere prima gli imprenditori”, è stato il monito lanciato dal tavolo dei rappresentanti di categoria, evidenziando come la competitività non passi solo dai macchinari, ma soprattutto dalle teste.
A chiudere l’incontro è stata ancora la presidente Proietti, che ha raccolto il testimone delle sollecitazioni ricevute, ribadendo la necessità di intervenire con maggiore incisività su semplificazione amministrativa e innovazione. La sfida, per l’Umbria, è tutta in quella parola d’ordine: integrazione. Tra aree veloci e aree lente, tra agricoltura e turismo, tra sanità e industria. Perché solo riducendo gli squilibri interni, la regione potrà presentarsi compatta al traguardo della competitività nazionale ed europea.