10 Jan, 2026 - 14:20

Vertenza Unicoop Etruria, l’allarme del Comune di Terni: “Così si penalizzano comunità e lavoro”. Tavolo sindacale il 20 gennaio

Vertenza Unicoop Etruria, l’allarme del Comune di Terni: “Così si penalizzano comunità e lavoro”. Tavolo sindacale il 20 gennaio

La vertenza Unicoop Etruria entra nella sua fase più delicata e il fronte istituzionale locale rompe gli indugi. I territori, avvertono gli assessori Sergio Cardinali e Stefania Renzi, stanno pagando il prezzo più alto di una strategia che rischia di sacrificare lavoro, servizi e coesione sociale. La richiesta è netta: un incontro regionale urgente che coinvolga le istituzioni locali prima che le decisioni diventino irreversibili. Sul tavolo ci sono centinaia di posti di lavoro e punti vendita considerati a rischio chiusura, negozi che per molte comunità rappresentano molto più di un esercizio commerciale.

Sulla vertenza Unicoop Etruria i territori sono penalizzati”, mettono nero su bianco gli assessori, che chiamano la Regione a uscire da una gestione definita finora solitaria del confronto con i sindacati. Il messaggio è politico prima ancora che amministrativo: le scelte industriali non possono essere isolate dal loro impatto sociale.

La critica al modello economico e alle scelte industriali

Il punto di partenza dell’analisi di Cardinali e Renzi è la trasformazione di cooperative nate sotto il segno della solidarietà e finite, oggi, nel pieno delle logiche di mercato. “È la storia del primato dell’economia sulla politica a farla da padrone anche nel caso di Unicoop Etruria”, dichiarano, sottolineando come i criteri esclusivamente economici non possano essere l’unico metro di giudizio quando sono in gioco territori e comunità.

Nel mirino finiscono le scelte che hanno portato all’acquisizione del gruppo Superconti da parte di Coop Centro Italia. Secondo gli assessori, “i criteri non possono essere quelli della concorrenza, del calo delle vendite e dell’equilibrio economico”, perché l’operazione avrebbe avuto l’obiettivo di occupare una fetta di mercato più ampia, eliminando una concorrenza considerata scomoda. Oggi, spiegano, quei doppioni a pochi chilometri di distanza diventano il presupposto per il disimpegno e per il rischio di chiusura, piuttosto che per una cessione che riaprirebbe alla competizione.

C’è poi un nodo che tocca direttamente il valore del lavoro. “Anche il criterio di salvaguardare prima i soci lavoratori di Coop rispetto ai lavoratori di Superconti non è accettabile”, affermano Cardinali e Renzi, richiamando un modello di impresa che ha beneficiato di agevolazioni proprio in nome della centralità dell’occupazione. Una linea che, così impostata, viene giudicata incoerente e socialmente insostenibile.

Presidio territoriale e ruolo sociale dei negozi di prossimità

Il cuore della presa di posizione istituzionale riguarda il ruolo dei negozi di prossimità. “Rischi che le comunità non possono accettare”, spiegano gli assessori, perché quei punti vendita rappresentano un presidio essenziale, soprattutto per gli anziani e per le fasce più fragili della popolazione. Non solo commercio, dunque, ma un servizio sociale che contribuisce alla vivibilità dei quartieri e dei centri urbani.

La critica si allarga alle responsabilità di chi ha assunto determinate scelte industriali senza, secondo gli assessori, pagare in solido per le conseguenze. “Strategie sbagliate di soggetti che non hanno mai pagato il rischio di impresa”, osservano, chiedendo che la Regione convochi immediatamente un tavolo con le istituzioni locali interessate, prima del prossimo incontro ufficiale.

Il confronto sindacale e lo stato della trattativa

Sul piano sindacale, la vertenza resta aperta e carica di tensioni. Dopo lo sciopero del 18 dicembre, giudicato riuscito, e le successive mobilitazioni territoriali, Filcams, Fisascat e Uiltucs sono tornate al tavolo con Unicoop Etruria. La cooperativa ha illustrato in modo più dettagliato le criticità economiche dei punti vendita coinvolti e ha ribadito la necessità delle cessioni per procedere al risanamento di una rete che registra perdite in circa la metà dei negozi.

I sindacati, però, hanno confermato la loro contrarietà, sottolineando come le decisioni siano state assunte senza tentativi preventivi di rilancio. È stata chiesta una verifica puntuale dei dati di ogni singolo punto vendita e degli organici, sia sotto il profilo quantitativo sia qualitativo. Un passaggio ritenuto indispensabile per valutare soluzioni alternative alle chiusure.

Non meno delicata la questione delle sedi. La cooperativa ha presentato uno schema di 180 posizioni in esubero, divise per aree funzionali. Le organizzazioni sindacali hanno ribadito la necessità di un modello organizzativo equilibrato, capace di distribuire le funzioni tra Vignale, il territorio umbro e il presidio laziale. In assenza di una revisione complessiva, avvertono, il rischio è quello di interventi traumatici sull’occupazione e di un impoverimento strutturale delle macroaree coinvolte.

Il confronto è stato aggiornato al 20 gennaio, mentre resta aperto lo stato di agitazione di lavoratrici e lavoratori di Unicoop Etruria e Superconti. In mezzo, la pressione crescente dei territori che chiedono di non essere spettatori di scelte che incidono direttamente sulla loro tenuta economica e sociale. In questa partita, il tempo delle decisioni si avvicina e la politica è chiamata a riappropriarsi del suo ruolo.

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Federico Zacaglioni
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