Una strada pensata per liberare il centro di Castiglione del Lago dal traffico di attraversamento, un iter amministrativo avviato oltre vent’anni fa, finanziamenti stanziati e un progetto più volte aggiornato. Eppure, nonostante i passaggi compiuti sul fronte della progettazione e delle risorse, il cantiere della variante alla ex strada regionale 71 Umbro-Casentinese non è ancora partito. È su questa lunga e controversa vicenda che torna ad accendersi il confronto politico umbro, con un nuovo e duro intervento dell’ex assessore regionale alle Infrastrutture Enrico Melasecche, che denuncia i ritardi accumulati e chiede nuovamente conto alla Regione dello stato dell’opera.
L’ex assessore regionale alle Infrastrutture, oggi consigliere regionale della Lega, ha affidato ai social una lunga presa di posizione nella quale ricostruisce le tappe più recenti dell’opera, rivendica il lavoro compiuto dalla precedente amministrazione regionale e punta il dito contro quelli che considera ritardi ormai non più accettabili.
Un intervento che arriva dopo che la questione era già approdata in Assemblea legislativa nel marzo 2025, quando lo stesso Melasecche, insieme alla consigliera Donatella Tesei, aveva interrogato l’assessore Francesco De Rebotti proprio sul finanziamento da 10,5 milioni di euro, sulle cause del ritardo nell'apertura del cantiere e sul cronoprogramma dell'opera. In quella sede De Rebotti aveva definito la procedura complessa e aveva indicato nel Comune di Castiglione del Lago il soggetto chiamato a gestire gli espropri, assicurando il supporto della Regione.
La storia della variante non è recente. Il progetto preliminare risale al 21 novembre 2003 e da allora l’opera ha attraversato diverse fasi progettuali e amministrative. Nel corso degli anni sono cambiate le esigenze del territorio, sono state rimodulate le soluzioni tecniche e sono stati aggiornati i costi, senza però arrivare alla realizzazione definitiva dell'infrastruttura.
L'obiettivo di fondo è rimasto tuttavia invariato: allontanare il traffico dalla zona urbana più densamente abitata di Castiglione del Lago, migliorando contemporaneamente la sicurezza della viabilità e l'accessibilità al territorio.
La Regione Umbria aveva già indicato questo obiettivo nei protocolli e negli atti relativi all'opera. Un protocollo d'intesa sottoscritto nel 2014 da Regione, Provincia di Perugia e Comune prevedeva infatti una rimodulazione dell'intervento proprio per garantire la piena funzionalità della variante rispetto all'esigenza di allontanare il traffico dall'area urbana.
Non si tratta quindi, nella prospettiva del progetto, della semplice costruzione di una nuova strada. La variante dovrebbe incidere direttamente sull'assetto urbano di Castiglione del Lago, sottraendo al centro una quota del traffico di attraversamento e modificando la distribuzione dei flussi sulla viabilità locale.
È proprio sulla lunga storia dell'opera che Melasecche costruisce la propria denuncia. Nel suo intervento ricorda il periodo nel quale ha ricoperto l'incarico di assessore regionale alle Infrastrutture, dal novembre 2019 al novembre 2024, sostenendo di avere recuperato un progetto che era rimasto fermo per anni. “Questo progetto era fermo da anni.”
E ancora: “Quale assessore regionale alle Infrastrutture dal novembre 2019 al novembre 2024 l’ho ripreso in mano, ho portato il progetto alla approvazione definitiva, addirittura con successiva validazione esterna, ho reperito i finanziamenti che mancavano ed abbiamo circa quattro anni fa fatto una bellissima cerimonia al municipio di Castiglione del Lago consegnando tutto al sindaco.”
La ricostruzione si inserisce in una sequenza di atti che confermano il tentativo, durante la precedente legislatura regionale, di riportare l'opera nella fase esecutiva. Nel 2020 venne sottoscritto un protocollo tra Regione, Provincia di Perugia e Comune per procedere alla realizzazione della variante, allora finanziata con circa 7,5 milioni di euro. Successivamente, l'aumento dei costi delle opere pubbliche rese necessario un adeguamento delle risorse disponibili.
Uno dei passaggi decisivi della vicenda riguarda infatti il quadro economico dell'intervento. Il costo inizialmente previsto, indicato dalla Regione in circa 7,4-7,5 milioni di euro, è risultato insufficiente dopo l'impennata dei prezzi delle costruzioni. L'aumento dei costi seguito anche alle conseguenze economiche della guerra in Ucraina ha imposto un ulteriore intervento finanziario. La dotazione complessiva è stata quindi portata a 10,5 milioni di euro.
È un dato particolarmente rilevante perché, secondo quanto ricostruito negli atti dell'Assemblea legislativa, il nuovo finanziamento era stato considerato sufficiente a consentire la prosecuzione delle procedure necessarie all'affidamento dei lavori. Nel question time del 25 marzo 2025, Melasecche aveva ricordato proprio il reperimento delle risorse aggiuntive e la consegna al Comune del progetto esecutivo validato.
La questione, dunque, non sembra essere riconducibile esclusivamente alla disponibilità finanziaria. Il nodo si è spostato sulle procedure amministrative necessarie a trasformare il progetto in un'opera concretamente cantierabile.
Ed è qui che la vicenda diventa particolarmente complessa. Nel marzo 2025, rispondendo all'interrogazione presentata da Melasecche e Tesei, l'assessore De Rebotti aveva spiegato in Assemblea legislativa che il Comune di Castiglione del Lago, in qualità di soggetto attuatore, doveva aggiornare il quadro tecnico economico e procedere con gli espropri.
Le comunicazioni ai proprietari dei terreni interessati erano già state inviate. Secondo quanto riferito allora dalla Regione, le ditte interessate erano 43: 15 avevano accettato l'indennità di esproprio, mentre per le altre risultavano necessarie ulteriori procedure.
È questo uno degli elementi che consente di leggere con maggiore precisione la situazione denunciata oggi da Melasecche. L'iter non è infatti semplicemente riconducibile a un'opera “ferma” per assenza di finanziamenti: la procedura espropriativa rappresenta uno dei passaggi amministrativi necessari prima della concreta realizzazione dell'intervento.
Lo stesso De Rebotti, nel marzo 2025, aveva definito quella fase particolarmente complessa e aveva assicurato che la Regione avrebbe continuato a fornire il proprio supporto al Comune.
Nel nuovo intervento, Melasecche considera il tempo trascorso ormai eccessivo. “Sono indignato per gli anni che sono trascorsi, per i costi cresciuti, per gli espropri lentissimi, per l’appalto mancato, per lo spreco di risorse e del lavoro di tecnici, professionisti esterni, di aspettative mancate.” L'ex assessore sostiene che, una volta completato il lavoro progettuale e reperite le risorse, l'opera avrebbe dovuto procedere più rapidamente verso l'affidamento dei lavori.
La sua critica non riguarda quindi soltanto l'attuale stato dell'infrastruttura, ma il rischio che il protrarsi dei tempi finisca per vanificare parte del lavoro amministrativo compiuto negli anni precedenti e renda necessario un ulteriore aggiornamento dei costi e delle procedure.
È a questo punto che il post assume i toni più duri. “Situazione odierna?” “Tutto fermo.” “Una vergogna.” La denuncia di Melasecche è rivolta soprattutto alla gestione della fase attuativa e, in particolare, all'amministrazione comunale di Castiglione del Lago.
“Ma invece di scrivere libri con prefazione di Veltroni non potrebbe il sindaco fare il sindaco ed occuparsi del suo comune e dell’interesse dei suoi concittadini per evitare che si perdano finanziamenti preziosi ma soprattutto si perda un’occasione unica per realizzare una variante urbanistica che allontana il traffico di attraversamento dal centro?”
Si tratta, va sottolineato, di una valutazione politica e di un'accusa formulate da Melasecche nel suo intervento. Sul piano amministrativo, l'ultimo quadro ufficiale reperibile attraverso gli atti dell'Assemblea legislativa indicava invece negli espropri uno dei principali passaggi ancora da completare e confermava il ruolo del Comune come soggetto attuatore.
Dietro la polemica politica rimane comunque una questione concreta per il territorio. La variante è stata concepita per sottrarre traffico al centro abitato e per ridurre il peso dei flussi di attraversamento sulla parte più densamente urbanizzata di Castiglione del Lago. Un obiettivo che riguarda la sicurezza stradale, la qualità degli spazi urbani e la vivibilità quotidiana.
Melasecche sintetizza così gli effetti che attribuisce all'opera: “Migliore qualità della vita, meno inquinamento, più attrattività e sviluppo.” Il ragionamento è quello di una trasformazione che potrebbe andare oltre la semplice viabilità. Liberare il centro dal traffico significherebbe infatti, secondo questa impostazione, creare condizioni migliori anche per la fruizione urbana e turistica del comune, particolarmente importante in un territorio nel quale la componente paesaggistica e turistica rappresenta una parte rilevante dell'identità locale.
La Regione aveva già descritto la variante come un intervento destinato a migliorare accessibilità e sicurezza del centro abitato e ad allontanare il traffico pesante dall'area urbana.
La polemica di Melasecche non si ferma però al Comune. L'ex assessore torna infatti a chiamare direttamente in causa la Giunta regionale e l'attuale assessore alle Infrastrutture Francesco De Rebotti, al quale aveva già rivolto l'interrogazione nel marzo 2025.
“Ripresento una interrogazione all’attuale assessore regionale De Rebotti, corresponsabile di questo andazzo inaccettabile in quanto non ci risulta abbia preso posizione chiara nei confronti dei responsabili.” Il passaggio è particolarmente significativo perché il tema era già stato affrontato in Assemblea legislativa. In quell'occasione De Rebotti aveva assicurato il supporto della Regione al Comune nella gestione della procedura espropriativa, mentre Melasecche si era detto “parzialmente soddisfatto” della disponibilità manifestata dall'assessore, chiedendo però un cronoprogramma preciso per arrivare alla conclusione dei lavori.
La nuova iniziativa annunciata dal consigliere punta quindi a riportare nuovamente la variante all'interno del confronto istituzionale, chiedendo un aggiornamento sullo stato dell'iter e sulle prospettive concrete dell'opera.
La dimensione temporale è forse l'aspetto che più di ogni altro restituisce la portata della vicenda. Il progetto preliminare fu approvato nel 2003. Nel 2014 arrivò una rimodulazione progettuale, mentre nel 2019 la Regione riaprì il percorso attraverso una nuova conferenza di servizi. Nel 2020 venne quindi formalizzato il nuovo accordo tra le istituzioni coinvolte.
Nel frattempo sono aumentati i costi, è stato aggiornato il finanziamento, è stato validato il progetto esecutivo e sono state avviate le procedure espropriative. Ma il passaggio decisivo, quello che dovrebbe portare dalla progettazione al cantiere, continua a rappresentare il punto più delicato. È la contraddizione che rende particolarmente significativo il nuovo intervento di Melasecche: un'opera nata oltre vent'anni fa, finanziata e riprogettata più volte, continua a essere raccontata soprattutto attraverso le sue procedure e non attraverso il suo cantiere.