03 Mar, 2026 - 18:40

Valnerina, il ritorno del Pecorino eroico: dal recupero delle vigne abbandonate un vino di qualità che ridisegna il futuro della montagna

Valnerina, il ritorno del Pecorino eroico: dal recupero delle vigne abbandonate un vino di qualità che ridisegna il futuro della montagna

Il recupero del vitigno Pecorino in Valnerina non è più soltanto un progetto sulla carta. Dopo anni di ricerca e sperimentazione, alcune aziende agricole locali hanno riportato alla luce antiche viti abbandonate sui terreni scoscesi della montagna umbra, ottenendo la prima, concreta produzione di vino. Una quantità ancora limitata, poche migliaia di bottiglie, ma di qualità sorprendentemente alta, che rilancia una sfida: quella di fare della viticoltura eroica un asse portante per l'economia di un'area interna segnata da decenni di spopolamento. Il risultato è stato presentato ufficialmente a Norcia, durante la 62esima edizione di Nero Norcia, nel convegno “Viticoltura eroica in Valnerina: sfide climatiche e nuove opportunità per il territorio”. L’iniziativa, promossa dal Gal Valle Umbra e Sibillini, segna l’avvio del percorso “Fare Rete per generare valore”, un ambizioso progetto che mira a strutturare una filiera capace di generare occupazione e presidio del territorio.

Dallo statuto del Cinquecento alla sperimentazione moderna: il filo rosso del “Pecurino”

Non è una novità assoluta, ma un ritorno alle origini. A riavvolgere il nastro della memoria ci pensa Pietro Bellini, presidente del Gal Valle Umbra e Sibillini, che durante i lavori del convegno ha ricordato un dettaglio storico di non poco conto. “Lo statuto del 1500 del Comune di Norcia già parlava della coltivazione di ‘Pecurino’”, ha spiegato. Un documento che certifica come la vocazione vitivinicola di queste terre non sia una moda contemporanea, ma un tratto identitario sepolto sotto i cambiamenti socio-economici del Novecento. Un’identità che oggi riemerge con forza, anche come possibile risposta alle sfide climatiche che impongono un ripensamento delle colture.

Il percorso, però, non è stato né breve né semplice. A raccontare la fase sperimentale è Andrea Sisti, agronomo tra i protagonisti del progetto legato al programma ministeriale Vi.Va e sindaco di Spoleto. “È stato un lavoro partito dalla ricerca territoriale – ha sottolineato Sisti – attraverso il quale abbiamo capito che la viticoltura veniva messa da parte in luoghi in cui in passato veniva praticata”. Il team ha così iniziato a setacciare i terreni scoscesi, alla ricerca di vecchie viti maritate, quasi dimenticate, sopravvissute all’abbandono e alle intemperie. La prima, timida vinificazione sperimentale ha dato un responso inequivocabile: la qualità c’era, eccome. “Abbiamo parlato con degli imprenditori e con le istituzioni per promuovere il progetto, sono partite alcune aziende – ha proseguito l’agronomo – adesso siamo in grado di dimostrare che si tratta di un vino di grande qualità e che queste vigne sono eroiche”.

Il termine “eroico” non è casuale. Definisce quelle coltivazioni in terreni impervi, con pendenze estreme o in condizioni climatiche difficili, dove la meccanizzazione è quasi impossibile e ogni grappolo è il frutto di un lavoro certosino, spesso manuale. Una fatica antica che oggi, però, può trasformarsi in un vantaggio competitivo. Sisti è cauto ma fiducioso: “*Spero che tutto questo abbia un seguito per arrivare a dimensioni interessanti, parliamo di 20-30 ettari. Per un territorio vitato rappresenterebbe il nulla, invece qui significa mantenere un’opportunità e soprattutto cominciare a classificare il territorio della Valnerina come un luogo in cui la viticultura si può fare*”.

“Fare Rete per generare valore”: il modello del Gal per trasformare un limite in opportunità

David Fongoli, direttore del Gal Valle Umbra e Sibillini, ha moderato i lavori con la consapevolezza di chi segue da anni le dinamiche di un territorio complesso. L’evento di Norcia non è stato un punto di arrivo, ma la prima tappa di un percorso molto più articolato. “Trattiamo un tema all’avanguardia – ha dichiarato Fongoli – una risposta ai cambiamenti climatici ma anche un segno di vitalità di questi territori che devono fare delle limitazioni ambientali un volano economico”.

L’idea alla base di “Fare Rete per generare valore” è lineare nella teoria ma complessa nella pratica: mettere a sistema le poche energie imprenditoriali disponibili, connetterle con il mondo della ricerca (in questo caso l’Università degli Studi di Perugia) e con le amministrazioni locali, per costruire una filiera solida. Una filiera che non si limiti a produrre bottiglie, ma che diventi presidio del suolo, argine allo spopolamento e attrattore per un turismo nuovo. “Quello di oggi – ha aggiunto il presidente Bellini – è un turismo lento a cui piace accarezzare, toccare, gustare, dobbiamo fare qualcosa per mettere insieme più elementi che caratterizzano questi territori”.

Inserire un vino di qualità, per giunta da un vitigno autoctono e “eroico” come il Pecorino, nel già ricco paniere della Valnerina (dai lenticchie ai tartufi, dai formaggi ai salumi) significa completare un’offerta capace di attrarre un visitatore esigente, interessato alla sostanza più che alla forma. Significa, in ultima analisi, creare economia dove l’economia tradizionalmente fatica a decollare.

L'Europa e i giovani: la sfida di Camilla Laureti per le aree interne

In questo scenario, il sostegno delle politiche europee diventa determinante. A portare la voce di Bruxelles nel cuore della Valnerina è stata Camilla Laureti, europarlamentare umbra e componente della Commissione Agricoltura. Il suo intervento ha allargato lo sguardo dal vigneto alle dinamiche continentali, ribadendo la necessità di un cambio di passo nella programmazione dei fondi.

L’agricoltura – ha esordito Laureti è un tramite per far sì che le nostre aree rurali interne possano continuare a vivere”. Un concetto che sembra scontato ma che, tradotto in numeri e leggi, si scontra spesso con una burocrazia lontana dai territori. L’europarlamentare ha illustrato i tre obiettivi su cui sta concentrando il suo lavoro: superare il criterio dei finanziamenti legati esclusivamente alla superficie (che premia le grandi aziende di pianura), incentivare con risorse dedicate le imprese guidate da donne e giovani (per contrastare l'emorragia demografica e favorire il ricambio generazionale), e infine introdurre parametri geografici e agroecologici nei criteri di assegnazione dei fondi della Pac. “Se un’azienda è in un’area interna – ha concluso – deve essere finanziata dall’Europa”.

A fare da collante tra queste ambizioni e la realtà quotidiana ci sono proprio i Gruppi di Azione Locale (Gal) , definiti da Laureti come “le antenne del territorio”. Saranno loro, in sinergia con il mondo scientifico e la caparbietà di imprenditori visionari, a dover dimostrare se da quei pochi ettari di vigne eroiche, e da quelle poche migliaia di bottiglie di Pecorino, potrà davvero nascere un modello di sviluppo durevole per la montagna umbra. I presupposti, dopo secoli di oblio, sembrano finalmente quelli giusti.

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Federico Zacaglioni
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