C’è un’attesa che si consuma ogni mattina nei piazzali degli ospedali di Foligno, Spoleto e Terni. Non è quella dei pazienti in barella, ma di chi quei pazienti li trasporta. "I lavoratori svolgono con responsabilità servizi fondamentali pur in condizioni indecorose". La denuncia, durissima, arriva da Filcams Cgil Perugia, Fp Cgil Perugia e Uiltucs Uil Umbria e squarcia il velo su un appalto, quello dei trasporti della Usl Umbria 2, che da oltre cinque anni macina precarietà, salari insufficienti e tutele al ribasso. Oggi sono sessanta i dipendenti coinvolti, ma il conto complessivo, scorrendo i cambi di cooperative e consorzi dal 2020 a oggi, sale a circa centocinquanta. Persone che movimentano farmaci antiblastici, materiale biologico ed ematico, che assicurano i collegamenti intra ed extraospedalieri tra il Folignate, lo Spoletino, la Valnerina e Terni. Tutto questo senza avere ancora ricevuto lo stipendio di aprile.

La linea del tempo di questa vertenza comincia nel 2020. È l’anno in cui il Consorzio Progetto Multiservizi rileva la gestione dell’appalto e, attraverso due cooperative, assume il personale applicando il contratto collettivo nazionale ‘Case di cura Anpit’. Un passaggio che i sindacati bollano immediatamente come un arretramento secco rispetto al precedente contratto ‘Cooperative sociali’. Meno soldi in busta paga, meno diritti, stesso lavoro ad altissima responsabilità. Da quel momento partono incontri, tavoli, richieste di intervento rivolte alla Regione Umbria e alla stessa azienda sanitaria. "Queste persone non spostano pacchi, scortano degenti, trasportano chemioterapici e campioni biologici", ripetono le sigle sindacali. Eppure, denunciano, per anni sono state considerate "un costo da comprimere e non professionalità da valorizzare".
La svolta, almeno sul piano degli accertamenti, arriva nel 2024 quando l’Ispettorato territoriale del lavoro, su impulso della Cgil Perugia, apre un’indagine che dura circa dodici mesi. Le risultanze sono pesanti: utilizzo improprio del lavoro a termine, carenze sul fronte della salute e sicurezza, trattamenti retributivi giudicati non conformi all’articolo 36 della Costituzione e, aspetto centrale, l’applicazione di un contratto collettivo ritenuto non adeguato rispetto alle attività realmente svolte dai dipendenti. Una fotografia impietosa che avrebbe dovuto suggerire alla committenza pubblica un cambio di rotta radicale in occasione del nuovo bando.
Non è andata così. A marzo 2026 la Usl Umbria 2 ha aggiudicato il nuovo appalto indicando come contratto di riferimento quello dei ‘Servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi’. Una scelta che i sindacati definiscono "gravissima e incomprensibile alla luce delle risultanze ispettive", perché ritenuta del tutto incoerente con mansioni che di pulizia non hanno nulla. Il quadro si complica ulteriormente con la previsione del subappalto in un contesto già segnato da fragilità strutturali e con la decisione della Usl e del Consorzio Progetto Multiservizi di impugnare davanti al Tar Umbria gli esiti dell’attività ispettiva.
Ma per Filcams Cgil, Fp Cgil e Uiltucs Uil la partita non può ridursi a un contenzioso amministrativo. "Qui non c’è soltanto un contenzioso giuridico, ci sono persone, famiglie, salari insufficienti, stipendi pagati in ritardo e anni di precarietà", incalzano. Il riferimento è concreto e immediato: i lavoratori sono in attesa delle spettanze di aprile e, con il cambio di appalto, rischiano di dover rincorrere le cooperative uscenti anche per il trattamento di fine rapporto. Un calvario nella precarietà che rischia di diventare strutturale.
Eppure il servizio sanitario, nei fatti, continua a funzionare. "Se in questi anni il servizio ha retto è stato soprattutto grazie al senso di responsabilità e alla professionalità delle persone impiegate nell’appalto", ribadiscono le organizzazioni sindacali, aggiungendo un monito: "Se dovesse interrompersi o anche soltanto rallentare, le conseguenze sarebbero immediate e gravissime".
La richiesta alla Regione Umbria, che detiene la governance del sistema sanitario regionale, è di un intervento immediato che riporti al centro la dignità del lavoro, attraverso l’applicazione di un contratto nazionale adeguato, il riconoscimento delle professionalità e la fine di un meccanismo che scarica sui dipendenti il costo della compressione delle tariffe. Perché qui, avvertono i sindacati, non si tratta di una vertenza tra sigle e azienda, ma della tenuta di un servizio pubblico essenziale che si regge sulla responsabilità di lavoratori lasciati soli.