04 Feb, 2026 - 18:20

“Un tavolino con una sola gamba non sta in piedi”: Bandecchi affonda Vannacci e boccia il nuovo partito

“Un tavolino con una sola gamba non sta in piedi”: Bandecchi affonda Vannacci e boccia il nuovo partito

“Il politico Vannacci? È un tavolino con un’unica gamba laterale, non sta in piedi. Fortunatamente non è una sedia. Non amo parlare delle decisioni degli altri, quindi trovo imbarazzo nel dare una linea a questa situazione politica. Resto solo perplesso sul modo scelto per suicidarsi.”

Con queste parole, Stefano Bandecchi, interpellato dall’ANSA, ha commentato la decisione del generale Roberto Vannacci di lasciare la Lega per fondare un proprio movimento politico. Una dichiarazione asciutta, dura, senza alcuna indulgenza, che conferma ancora una volta il marchio di fabbrica del Sindaco di Terni e Presidente della Provincia. Niente diplomazie di circostanza, niente linguaggio felpato, ma giudizi politici espressi in modo diretto e comprensibile.

La metafora del “tavolino con una sola gamba” non è una battuta estemporanea: è un’immagine che sintetizza un’idea precisa di politica. Per Bandecchi, un progetto che nasce senza una struttura solida, senza un equilibrio reale, non può reggere nel tempo, per quanto possa godere di visibilità mediatica o di consenso momentaneo.

La nascita di “Futuro Nazionale”

La scelta di Vannacci di uscire dalla Lega si è tradotta nella fondazione di un nuovo soggetto politico, chiamato “Futuro Nazionale”. Un nome che richiama ambizioni di ampio respiro e che ha immediatamente acceso il dibattito pubblico, non solo per il profilo del fondatore, ma anche per le difficoltà iniziali legate all’uso del simbolo e alla definizione dell’identità del movimento.

La nascita di Futuro Nazionale segna un passaggio netto: Vannacci ha deciso di camminare da solo, fuori dai partiti tradizionali, puntando su una leadership fortemente personalizzata. Ed è proprio su questo punto che si innesta il giudizio di Bandecchi, che legge l’operazione non come un atto di coraggio politico, ma come una scelta fragile dal punto di vista strutturale.

Non solo oggi: “Vannacci è un codardo”

Il commento all’ANSA non è un fulmine a ciel sereno. Bandecchi aveva già colpito Vannacci in precedenza, sempre con lo stesso stile netto e privo di mediazioni. In una dichiarazione su "L'aria che tira" nel giugno 2024 aveva definito senza mezzi termini il generale “un codardo” e uno che dice "ca**ate", accusandolo di non avere il coraggio di sostenere fino in fondo le proprie posizioni dentro un confronto politico vero.

Parole pesanti, che non lasciano spazio a interpretazioni. Per Bandecchi, il tema non è la visibilità o la capacità di occupare il dibattito mediatico, ma la responsabilità di stare in campo politicamente, assumendosi il peso delle scelte e del confronto. Chiamare qualcuno “codardo” in politica significa mettere in discussione non lo stile, ma la sostanza del suo agire pubblico.

Anche in quell’occasione, il leader di Alternativa Popolare aveva sottolineato come la politica non possa ridursi a una sequenza di provocazioni o a una costruzione continua del personaggio: conta la capacità di reggere il confronto, di stare dentro le istituzioni, di assumersi le conseguenze delle proprie posizioni.

Uno stile che non cerca consenso facile

Messe insieme, queste dichiarazioni raccontano un profilo politico preciso. Bandecchi non cerca il consenso attraverso l’ambiguità, né prova a smussare gli angoli per risultare più accettabile. Al contrario, rivendica un linguaggio che divide, chiarisce, prende posizione.

In un panorama politico spesso dominato da frasi prudenti, da comunicati che dicono tutto e nulla, il suo modo di esprimersi è volutamente spigoloso. Non per gusto della polemica fine a se stessa, ma per rimettere al centro il nodo della credibilità dei progetti politici.

Dire che un progetto “non sta in piedi” o definire un avversario “codardo” significa scegliere di spostare il confronto sul terreno della sostanza, non dell’immagine.

Una comunicazione che rompe la liturgia politica

Il punto di fondo resta lo stile. Bandecchi continua a praticare una comunicazione che rompe la liturgia dei partiti tradizionali: niente giri di parole, niente eufemismi, niente formule rassicuranti. Le parole devono colpire, chiarire, prendere posizione.

È una scelta che può piacere o meno, ma che ha un effetto preciso: rendere il dibattito politico più leggibile per chi lo segue da fuori. Chi ascolta capisce subito qual è il giudizio, dove sta la linea di confine, qual è la posta in gioco.

Il coraggio come discrimine politico

Tra il “tavolino con una gamba sola” e l’accusa di “codardia”, il messaggio di Bandecchi è chiaro: in politica non basta farsi notare, bisogna saper reggere il peso delle proprie scelte. La nascita di Futuro Nazionale e l’uscita di Vannacci dalla Lega diventano così il pretesto per ribadire una visione più ampia: senza struttura, senza coraggio, senza responsabilità, nessun progetto politico può davvero stare in piedi.

Ed è proprio questa chiarezza, ruvida e senza filtri, che continua a distinguere la voce di Stefano Bandecchi nel panorama politico italiano.

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Mario Farneti
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